Secret Sphere

Blackened Heartbeat

Decimo full-lenght dal 1999 per questi musicisti che incarnano insieme ad altri la via italiana del Power, quella che si differenzia da quella scandinava o anglo/tedesca per una certa sinuosità  melodica molto spinta, pure quando arrangiamenti e suoni divengono pesanti ed energici. Per questo concept che parla di uno psicologo che vampireggia i propri pazienti, la cornice delle composizione si indurisce e tira fuori i denti come raramente ha mai fatto. Tale appesantimento ha carattere e qualità, ma le buone cose non dipendono solo da questo aspetto.

Il fatto che il lavoro inizi con uno strumentale acustico ‘The Crossing Toll’, il quale è un pezzo fortemente atmosferico, ci sottolinea che la bellezza del suono di questo tipo di chitarra è qualcosa che sarebbe da sfruttare maggiormente, e che invece se ne è persa la magia non volendola quasi più esprimere nel panorama metal in generale, ma i Secret Sphere riescono a veicolare bellezza anche in questo modo rinverdendo antiche emozioni. A ricordare chiaramente i Rhapsody l’enfatica ‘J’S SERENADE’; esso è un pezzo metal classicamente power-sinfonico che corre fluidamente tramite una melodia in grado di alzare l’’intensità dei toni, per un pezzo arrangiato con forte tonicità, riuscendo in una estetica senza difetti. Un altro momento perfetto, anche più alto, si evidenzia con la più scura ‘AURA’ che diventa progressive per una concezione strumentale e vocale più elaborata; la sua atmosfera si fa evocativa, meno maestosa forse pur mantenendo una punta di sinfonismo, ma più introspettiva per quanto sempre potente. Altro notevole momento è ‘DR.JULIUS’ che gode di ottimo sostegno da parte delle tastiere e di un ritornello emozionalmente intenso.

La durezza chitarristica della title-track ‘BLACKNED HEARTBEAT’ è molto efficace, piuttosto heavy, ma anche la linea del cantato prende e soddisfa; il singer fa inizialmente il verso ad Halford con bella ampiezza acuta, poi passa ad un orecchiabile sezione, infine sfociando in un flessuoso ritornello luminoso e in tal senso anche epico. Brani scontati ci sono anche se il trattamento sonoro sa valorizzarli, però l’orecchiabile ‘Captive’ proprio non riesce a decollare. Anche la ballata AoR ‘Anna’ non dona scintille particolari, mantenendo un voto di sufficienza per la sua ariosità e un minimo di sentimento, ma che, scontata nella sua essenza, sembra stilisticamente una delle cose peggiori dei Toto.

Non tutte le linee melodiche riescono a evolvere in maniera soddisfacente; di certo la bravura tecnica del cantante è notevole arrivando a certi virtuosismi in acuto sicuramente da applaudire, anche se il suo cantato in alcuni punti si indebolisce come in ‘Captive’ e nella pur bella ‘Dr Julius’ dove alcune fine-frase sfiorano la stonatura, e a cui viene sempre in aiuto l’uso dei cori così da smorzarne la sensazione fastidiosa. I cori sono gestiti magnificamente e fungono anche da copertura per melodie poco articolate. Va detto che a volte il livello dei suoni soffoca la voce, non permettendole di farsi udire bene. Oltre alle melodie maggiore attenzione sarebbe servita pure agli assoli, in alcuni brani niente male, mentre in altri appaiono avere nessuna personalità (‘Captive’). Non possiamo considerarlo valoriale alla stessa stregua di ‘Nature of Time’ del 2017 e di ‘Lifeblood’ di due anni fa che apparivano limpida musica senza tempo, trovando soprattutto melodie fortemente particolari, dallo spirito ben più magico. In realtà anche questo disco va premiato perché possiede tante diverse luci che si apprezzano con felice piacere, riuscendo ad essere intriganti, confermandosi ad un livello qualitativo.

Roberto Sky Latini

The Crossing Toll
J.’s Serenade
Aura
Bloody Wednesday
Captive
Dr. Julius
Confession
One Day I Will
Anna
Psycho Kid
Blackened Heartbeat

Roberto Ramon Messina – vocals
Aldo Lonobile – guitar
Gabriele Ciaccia – keyboards
Andrea Buratto – bass
Marco Lazzarini – drums
Antonio Agate – orchestrations