Immolation
Descent
Ci troviamo di fronte al dodicesimo album degli Immolation, una delle band storiche in ambito death metal, una vera e propria certezza. Con “Descent” i newyorkesi non deludono le aspettative, la qualità è alta e la band dimostra di avere ancora molto da dire.
Sono trascorsi quattro anni da “Acts of God”, un disco lineare, con il nuovo gli Immolation proseguono qualcosa di interrotto, percorrendo ancora un sentiero dritto, l’impatto è forte, anzi devastante. La coerenza del combo a stelle e strisce è godibile anche attraverso il nuovo full lenght, la band di fatto non ha mai tradito i fan. Quaranta minuti di furia death metal, anche se come da tradizione, la musica degli Immolation è comunque ricca di sfumature, grazie anche ad una perizia tecnica indiscutibile.
La produzione dell’album è nitida, moderna, per ogni brano giustizia è fatta! C’è tanto groove nel sound, riffs granitici e blast beat folli quanto precisi generano il trademark del temibile combo. I solos di chitarra disegnano trame assassine, gentili a tratti ma è solo un’illusione, gli Immolation sono nuovamente pronti a colpire, l’apocalisse è sempre nascosta dietro l’angolo, pronta a trafiggere. Sono soddisfatto, l’ascolto di “Descent” è un bellissimo viaggio, fatto di rabbia, un colpo durissimo da cui si fa fatica a riprendersi.
In passato gli Immolation hanno abituato l’ascoltatore a frangenti più cervellotici e studiati, con quest’ultimo traspare tutta la voglia di colpire a morte, nonostante ci siano comunque frasi dove la ragione calpesta la brutalità. Il growl di Dolan è pieno, corposo e schiacciante, la voce perfetta per questo sound! Quando ci si trova di fronte a band come gli Immolation si ha la percezione che l’obiettivo è sempre centrato, non manca nulla, tutti gli elementi tanto cari al genere non vengono mai meno: tecnica, brutalità, idee, riffs robusti, voci diaboliche, doppie casse furenti e tanta dedizione.
“Descent” è un album molto bello, che entra di diritto tra gli imperdibili del genere. La buona e vecchia scuola ha ancora molto da dire, posso solo che essere felice di questo, lunga vita all’Old School,
In alto il nostro saluto.
Trevor Sadist





