Lord of the Lost

Alcatraz Milano, 26 Aprile 2026 LEAGUE OF DISTORTION
Articolo e foto di Alesecco

LEAGUE OF DISTORTION

League of Distortion

Non è mai facile aprire le danze ad una band come Lord of the Lost, con l’Alcatraz che ancora deve riempirsi e le luci che filtrano timide, ma i League of Distortion hanno affrontato la sfida con la brama di chi ha molto da dimostrare e molti fan da conquistare.

Sin dalle prime note di Galvanize, è apparso chiaro che la creatura di Anna “Ace” Brunner e Jim “Arro” Müller non sia più un semplice progetto parallelo, ma una realtà solidissima del panorama modern metal europeo. Ace Brunner è una forza della natura: la sua voce, un connubio perfetto tra puliti angelici e un graffio roco che ricorda le grandi icone del rock, ha dominato il palco con una naturalezza disarmante. La sua esperienza con gli Exit Eden emerge nella gestione dei volumi vocali, ma è qui, tra le pieghe di sonorità più cupe e ritmi spezzati, che la sua personalità brilla davvero.

Alle sue spalle, la band è un blocco di granito. I riff di Müller sono secchi, moderni, privi di fronzoli inutili, focalizzati su un groove che punta dritto allo stomaco. La sezione ritmica formata da Tino “Aeon” Calmbach alla batteria e Felix “Ax” Rehmann al basso ha creato un tappeto sonoro denso, capace di far vibrare le pareti del locale nonostante la sala fosse ancora parzialmente vuota. Brani come My Hate Will Go On e Wolf or Lamb hanno mostrato una scrittura matura, dove le melodie catchy non sacrificano mai la pesantezza dell’esecuzione.

Particolarmente incisiva la performance di Crucify Me, un brano che dal vivo acquista una carica drammatica notevole. Il pubblico, inizialmente statico, si è lasciato conquistare pezzo dopo pezzo, fino alla conclusiva L.O.D., trasformata in un inno liberatorio. I League of Distortion hanno lasciato il palco non solo con il sudore dei guerrieri, ma con la certezza di aver convertito gran parte dei presenti, lasciando l’aria elettrica e pronta per il seguito.

SETLIST:

Galvanize
My Hate Will Go On
My Enemy
Wolf or Lamb
Rebel by Choice
Crucify Me
L.O.D.

LINEUP:

Anna “Ace” Brunner – vocals
Jim “Arro” Müller – guitar
Felix “Ax” Rehmann – bass
Tino “Aeon” Calmbach – drums

DOGMA
Con il calare delle tenebre artificiali, il cambio palco delle Dogma chiarisce subito che non siamo qui per una messa pomeridiana. L’allestimento scenico è un assalto frontale al pudore: grandi pannelli vengono svelati alle spalle delle musiciste, raffiguranti preti e suore immortalati in riti orgiastici e pose inequivocabili. È il preludio a uno show “diversamente sacro” che fa della blasfemia e della carnalità il proprio vessillo. Quando le luci si accendono, l’impatto è visivo prima ancora che sonoro. Le cinque musiciste salgono in scena indossando abiti clericali che sono poco più di un velo sulla pelle: scollature vertiginose che lasciano poco spazio all’immaginazione e spacchi talmente profondi da scoprire completamente le gambe a ogni movimento.

Ma è l’atteggiamento a rendere l’esibizione realmente irriverente e spinta. Le Dogma non si limitano a suonare; mettono in scena una coreografia di desideri proibiti. Durante i passaggi più serrati di Forbidden Zone e My First Peak, le musiciste si strusciano l’una sull’altra con una sensualità esplicita, quasi animalesca, trasformando il palco in un baccanale goth metal. La nuova vocalist Daniela “Lilith” Guerra incarna perfettamente questo spirito di ribellione carnale: la sua voce potente guida una danza di tentazione, mentre le chitarriste Rusalka e Lamia si scambiano sguardi e contatti fisici che infiammano la platea. Non c’è traccia di timidezza; ogni posa è studiata per provocare, ogni movimento è un guanto di sfida lanciato alle convenzioni.

Musicalmente, questa sfacciataggine si traduce in un sound heavy/goth granitico, dove i testi diretti ed espliciti trovano la loro perfetta dimensione live. La sezione ritmica di Nixe al basso e Abrahel alla batteria macina groove ossessivi, facendo da tappeto a una performance che tocca il culmine con la trascinante Father I Have Sinned. Qui, la fusione tra l’iconografia sacrilega dei pannelli e la fisicità prorompente delle ragazze sul palco crea un corto circuito estetico potente. La conclusione affidata alla cover di Like a Prayer è un’esplosione di energia erotica e metallica, con la band che domina la scena in un tripudio di pose plastiche e interazioni ravvicinate. Le Dogma hanno lasciato l’Alcatraz con il fiato corto: una prova di forza irriverente che ha dimostrato come la provocazione, quando sostenuta da una tenuta tecnica così robusta, possa ancora scandalizzare e affascinare con la stessa, brutale intensità.

SETLIST:

Forbidden Zone
My First Peak
Made Her Mine
Fate Unblinds
Carnal Liberation
Father I Have Sinned
Like a Prayer (Madonna cover)

LINEUP:

Daniela “Lilith” Guerra – vocals
Ani “Rusalka” Blackrose – guitar
Dominika “Lamia” Sowa – guitar
Patricia “Nixe” Flores – bass
Alice “Abrahel” Zepeda – drums

Lord of the Lost

Quando le luci si spengono per l’ultima volta, un boato accoglie i Lord of the Lost. Il “TOVR NOIR” arriva a Milano come un uragano di eleganza decadente e potenza industrial, celebrando la chiusura di un ciclo artistico (legato alla trilogia Opvs Noir) che ha proiettato la band di Amburgo nell’olimpo del genere. Chris Harms entra in scena con l’autorità di un monarca oscuro: la sua capacità di gestire il palco è magistrale, alternando momenti di pura aggressione sonora a parentesi di vulnerabilità quasi teatrale. La sua voce, un baritono profondo che sa trasformarsi in un ruggito abrasivo, è lo strumento principale di un viaggio emotivo che ha toccato ogni corda dell’anima dei fan presenti.

La scaletta è stata un monumento alla loro ecletticità. L’attacco affidato a Kill the Lights e My Funeral ha immediatamente chiarito le intenzioni della serata: nessuna tregua. Il sound è un amalgama perfetto di chitarre metal, sintetizzatori anni ’80 e pulsazioni industrial. Pi Stoffers e Benjamin Mundigler formano una coppia d’asce formidabile, capaci di alternare riff serrati a aperture melodiche di ampio respiro, mentre Gared Heinemann alle tastiere e percussioni aggiunge quel colore gotico-elettronico che definisce il marchio di fabbrica del gruppo. Una nota di merito assoluta va a Dom R. Crey, turnista d’eccezione al basso per sostituire Klaas Helmecke: Crey non si è limitato a coprire le linee di basso, ma ha portato sul palco una carica energetica straordinaria, integrandosi esteticamente e musicalmente come se facesse parte della formazione da sempre.

Il concerto ha vissuto momenti di altissima intensità drammatica con brani come Prison e In the Field of Blood, dove la componente sinfonica ha avvolto il pubblico in un abbraccio oscuro. Ma i Lord of the Lost sono anche maestri dell’intrattenimento: la sezione centrale del set, con Doomsday Disco e l’immancabile inno eurovisivo Blood & Glitter, ha scatenato un pogo festoso e glitterato, dimostrando come il metal possa essere divertente senza perdere un briciolo di credibilità. Il climax emotivo è giunto però con l’ingresso di Anna Brunner per Please Break The Silence: un duetto che dal vivo ha acquisito una potenza devastante, con le due voci che si intrecciavano in una danza armoniosa e struggente. È stato il “momento magico” della serata, una rarità live che ha giustificato da sola il prezzo del biglietto.

Verso la fine, la band ha giocato la carta della follia collettiva con la cover di Cha Cha Cha, un omaggio al loro spirito libero e anticonformista, prima di chiudere con la solenne e commovente Light Can Only Shine In The Darkness. Mentre le note dell’ultima ballata sfumavano e la band si concedeva ai meritati applausi, restava la sensazione di aver assistito a uno degli show più completi e curati dell’anno. I Lord of the Lost hanno dimostrato che si può essere sofisticati e brutali, pop e oscuri, tutto nello stesso respiro. Milano li ha salutati come campioni, in attesa di scoprire quale sarà la prossima metamorfosi di questa creatura straordinaria.

SETLIST:

Kill the Lights
My Funeral
Damage
Prison
Forever Lost
Drag Me to Hell
I Hate People
Blood for Blood
Priest
In the Field of Blood
I’ll Sleep When You’re Dead
On This Rock I Will Build My Church
In Darkness, In Light
Loreley
Winter’s Dying Heart
I Will Die in It
The Things We Do for Love
Doomsday Disco
Blood & Glitter
Please Break the Silence (feat. Anna Brunner)
Cha Cha Cha (Käärijä cover)
Light Can Only Shine In The Darkness

LINEUP:

Chris Harms – vocals / guitar / cello
Pi Stoffers – guitar /choir
Benjamin “Benji” Mundigler – guitar /keyboards / choir
Gerrit “Gared” Heinemann –  keyboards / percussions / Keytar
Niklas Kahl – drums
Dom R. Crey – bass (Turnista in sostituzione di Klaas Helmecke)