Graveworm

Killing innocence

Da ben 8 anni i Graveworm non publicavano un disco,ed oggi eccoli riproporsi con una invidiabile sicurezza di sé con questo “Killing innocence”,diretto discendente di “Ascending hate” del 2015 che reputai già allora un ottimo lavoro.

Da sempre il buon Stefan Fiori è,e continua ad essere, la voce e il collante della band,che in passato ha subito non pochi cambi di line up.Malgrado tutto,i Graveworm hanno saputo conquistare il proprio posto fin da quasi subito,soprattutto nella scena musicale europea,passando ,dal 1997 al 2015, da Serenades Records a Last Episode a Massacre Recors a Nuclear Blast.Il symphonic blackened death suonato dai nostri è quasi sempre stato il loro marchio e con questa ultima release confermano la loro intenzione a proseguire il cammino epico ed oscuro intrapreso già da molto tempo,come dimostra già la prima traccia del disco “A nameless grave”; blackened death metal ben orchestrato con gran belle melodie supportate anche da un lavoro di tastiere importante e mai banale.

Il legame musicale con gli attuali Dimmu Borgir di certe parti è innegabile e ciò che li rende davvero esclusivi è che non son mai asfissianti,i pezzi sono ben ragionati con un lavoro di composizione delle parti di chitarre elettriche ed acustiche fondamentale,ma soprattutto, suonate su ritmi di batteria ponderati e mai sparati a 1000 dall’inizio alla fine.Pezzi come “End of time”,”If the world shut down” e la bellissima “In honour of the fallen” ma soprattutto la fantastica “Where agony prevails” vi faranno accorgere di quanto la band sia maturata positivamente in questi ultimi anni e di quale capacità fuori dal comune ha di restare sapientemente ancorata al black metal tradizionale ,tirando fuori il meglio, con dei suoni di chitarra più che azzeccati ed un utilizzo delle parti sinfoniche che vi faranno letteralmente viaggiare con la mente.

Sorprende molto la performance vocale di Stefan Fiori,che oggi risulta più naturale e profonda,secondo me testimonianza del fatto che abbia lavorato molto su di se,sul modo di impostare il proprio timbro vocale,anzi,”i” timbri vocali visto che spazia molto bene tra i growlings old school del death metal e gli screams più black con più naturalezza,senza mai sforzarsi denaturalizzando come succedeva in passato (se tornate ad ascoltare,giusto per curiosità, “Ascending hate” vi accorgerete della netta evoluzione che ha portato il nostro ad un upgrade veramente degno di nota).Come vi ho parzialmente descritto sopra, devo assolutamente segnalarvi che in questo album ci sono pezzi fantastici che iniziano con delle composizioni di piano e orchestra che fanno rabbrividire: “End of time” ed “Escorting the suol” mi hanno folgorato,una costruzione delle melodie iniziali da applauso che si sviluppano in seguito e per tutta la lunghezza dei pezzi.Non deludono mai,MAI,nemmeno arrivando in fondo album,dove ascolterete “Wicked mind“: riff plettratisimo iniziale da scapociamento selvaggio con un successivo rallentamento che vi travolgerà l’anima con le atmosfere orchestrali collocate magistralmente; e poi la chiusura da manuale di “Wrath of gods“, un pezzo di chiara influenza synphonic black riconducibile allo stile dei Dimmu Borgir di “Enthrone Darkness Triumphant” per intenderci,ma con una personalità propria ed apprezzabilissima.

Uscito per AFM Records verso la fine di Aprile di quest’anno,questo disco è un gran bel lavoro,suonato,registrato e prodotto molto bene e,contrariamente a come la pensino gli altri sul genere, la cui egemonia è ormai di “proprietà” esclusiva dei soliti grandi nomi,secondo me merita assolutamente il suo spazio tra le grandi realtà del symphonic blackened death metal come lo conosciamo oggi.Grandi Graveworm,  bentornati!

Giuseppe Musso

AFM Records
www.graveworm.de

Escorting The Soul
We Are The Resistance
Wicked Mind
If The World Shut Down
Dead Words
Where Agony Prevails
A Nameless Grave
End of Time
Wrath of Gods
In Honour of the Fallen