Cattle Decapitation

Terrasite

Il Death-Grind è sempre stato un genere estremamente di nicchia e soprattutto ostico, vuoi per il suo estremismo sonoro, vuoi per le tematiche trattate e vuoi perché concede pochi attimi di pausa, così come è ancora più difficile parlare di Grindcore e di tutte le sue derivazioni ancora più estreme, capaci di sfociare nel noise più puro; nonostante questo, però, il genere più estremo in ambito metal (insieme a certo black) può vantare una nutrita schiera di fan, i quali non solo sono fortemente appassionati ma seguono la scena tutta con grande interesse e partecipazione, per cui non è raro che una band riesca ad ottenere comunque un successo planetario, per lo meno in termini di interesse.

Solitamente quando si parla di Grind i primi nomi a venire in mente sono quelli storici, band del calibro di Napalm Death, Terrorizer, i primi Carcass, i Repulse e qualche altro nome: queste band hanno gettato le basi per il genere, il quale nel corso degli anni è stato evoluto da altre band che hanno preso il sound dei gruppi su indicati e lo hanno coperto di una nuova veste, di nuove influenze e di contaminazioni, così da renderlo in certi casi ancora più estremo mentre in altri casi a renderlo più inclusivo: certo è che parliamo sempre di estremismo sonoro all’ennesima potenza.Nel gruppo delle band che hanno cercato di rendere il Grind un genere più alla portata di tutti, rientra un gruppo di ragazzoni californiani su cui quasi nessuno, agli esordi, avrebbe scommesso un centesimo bucato, sto parlando dei Cattle Decapitation, formazione proveniente da San Diego, la quale pian piano si è fatta strada nel panorama Grindcore, fino a diventare uno dei gruppi di punta del genere e questo soprattutto grazie alla capacità di andare oltre i canoni del genere e anche grazie alle importanti tematiche ambientali e animaliste che portano orgogliosamente avanti dal 1996.

I Californiani possono vantare una discografia di tutto rispetto e di qualità eccelsa, pochi dischi ma sempre di altissimo livello e sempre supportati da tematiche importanti e finemente critiche.Sono passati ormai quattro anni dall’ultima release dei Californiani, quel Death Atlas che segnò un punto altissimo non solo nella carriera dei Nostri ma un vero e proprio hot spot per tutto il movimento Death Grind, essendo andati letteralmente oltre il mero approccio manieristico del genere, le contaminazioni sonore non si contano e soprattutto non si capisce come siano riusciti ad incastrarle così perfettamente; pertanto se Death Atlas è un grandioso punto fermo, il nuovo album, che risponde al nome di Terrasite, rappresenta un ulteriore passo avanti non solo nella scrittura ma nell’evoluzione di tutto il movimento.

Terrasite arriva come una bordata sonora equiparabile a ciò che può provocare uno space shuttle in decollo, è un vero tritacarne al cui interno però vengono convogliati diversi elementi, capaci di creare una pasta sonora sublime: il Death-Grind si mescola con progressioni puramente prog infarcite di momenti melodici spettacolari, in grado di estraniare l’ascoltatore per poi ricatapultarlo nel guano Grind rinforzato da elementi noise-core in cui sono i synth a creare l’elemento di stacco e disturbante. Dieci brani capaci di dire tutto ed il contrario di tutto poiché le strutture sono estremamente fluide e, pur restando ancorate saldamente alla matrice Death-Grind, riescono a far credere di non essere all’ascolto di un disco di musica estrema, perché la trama chitarristica e “sintetica” offrono delle partiture che si dipanano in quasi tutto lo scibile metal incorporando elementi ritmici e armonici cari a certo free jazz.

Se l’ascolto di Death Atlas richiedeva un grosso impegno, questo Terrasite vi metterà con le spalle al muro e vi costringerà a confrontarvi con i vostri limiti e con la vostra apertura mentale: dipende poi sempre dal livello a cui si vuole arrivare per entrare nel disco, perché lo stesso è un album dotato di una grande dicotomia, essendo costruito con un approccio decisamente più compatto e quadrato rispetto ai due dischi precedenti e allo stesso tempo ne riprende, allargando gli orizzonti, le intenzioni andando a sviluppare non solo la componente melodica, così da potersi lasciare campo aperto ad ulteriori sperimentazioni, ma anche la componente ritmico-armonica in grado di intessere una trama elegante, violenta ed estremamente progressiva, in grado di giocare su vari territori musicali senza perdere un minimo di spessore.

I Cattle Decapitation sono perfettamente consci delle loro capacità e sanno perfettamente di poter dire e dare veramente tanto, sia in termini musicali sia in termini di spessore artistico, a conferma di ciò è necessario ascoltare con calma e attenzione questo ultimo lavoro in studio, perché davvero esce completamente fuori dagli schemi, donando a chi si accinge all’ascolto, estremismo allo stato puro condito con estrema cura dei dettagli: i synth sono utilizzati nei modi e nelle maniere più svariate, quasi come fossero in un disco industrial, non poche, infatti, le reminiscenze della genialità di Trendt Reznor e dei suoi Nine Inch Nails, tanto che in Terrasite la fanno quasi da padrone ed hanno la stessa importanza, nella creazione delle atmosfere e del comparto armonico-melodico, delle chitarre, andando inoltre a sottolineare l’aspetto cibernetico e la disumanizzazione della razza umana, capace di allontanarsi ancora di più da se stessa.Terrasite è perfetto sotto tutti i punti di vista, a partire dalla scrittura, passando per la produzione e finendo a tutto il packaging: un lavoro curato in ogni minimo dettaglio, pronto a scagliarsi non solo contro chi ascolta ma soprattutto contro questa totale disumanizzazione e vittoria del capitale e degli interessi personalistici che abbiamo costruito in questo mondo e in questa barbara occidentalizzazione della società…l’unica via di scampo è l’estinzione della razza umana, nella speranza che la natura sappia riprendersi completamente il dominio del mondo.

Il Death-Grind non è più lo stesso, si è evoluto in maniera inaspettata grazie soprattutto ai Cattle Decapitation, i quali lo hanno portato ad un ulteriore livello, quasi da musica colta dato che nelle loro composizioni gli unici limiti li impone la mente. Ponetevi all’ascolto di Terrasite non come se stesse davanti ad un disco di metal ma nello stesso modo in cui vi approccereste ad un album di musica sperimentale e se saprete cogliere le varie anime che convivono nel disco, oltre alle infinite sfumature, riuscirete a godere appieno di un qualcosa che travalica il contingente.

Daniele “Darklordfilthy” Valeri 

 Terrasitic Adaptation
We Eat Our Young
Scourge of the Offspring
The Insignificants
The Storm Upstairs
…And the World Will Go on Without You
A Photic Doom
Dead End Residents
Solastalgia
Just Another Body

Travis Ryan – vocals
Josh Elmore – guitars
David McGraw – drums
Olivier Pinard – bass
Belisario Dimuzio – guitars