Artillery
Made In Hell
A oltre quarant’anni dalla nascita, gli Artillery dimostrano ancora una volta di non essere un semplice nome storico del thrash europeo, ma una macchina perfettamente funzionante che continua a produrre materiale di alto livello
Made In Hell, nuovo mini-album pubblicato via Mighty Music, è molto più di un semplice antipasto in attesa di un full-length: è una dichiarazione d’intenti, un biglietto da visita per la nuova line-up e soprattutto la conferma che il DNA della band danese è ancora intatto.Con appena quattro tracce e meno di venti minuti di durata, questo EP riesce comunque a condensare tutto ciò che ha sempre reso gli Artillery una realtà fondamentale del thrash metal europeo: riff chirurgici, grande senso melodico, strutture solide e una componente tecnica che non sacrifica mai l’impatto.
La title-track Made In Hell apre subito con quel marchio di fabbrica che gli appassionati della band riconoscono immediatamente: melodie orientaleggianti che si intrecciano con riff taglienti e un lavoro chitarristico di altissimo livello. Michael Stützer continua a essere il cuore pulsante del gruppo, costruendo trame che riescono a mantenere aggressività e raffinatezza in perfetto equilibrio. Il pezzo spinge forte, ma senza mai risultare caotico: tutto è calibrato con precisione.
Uno degli aspetti più convincenti dell’EP è senza dubbio l’ingresso del nuovo cantante Martin Steene. La sua interpretazione è una delle chiavi del successo di questo lavoro. Il suo approccio vocale porta una maggiore ruvidità rispetto agli ultimi album, ma senza rinunciare a linee melodiche forti e ben costruite. Le linee vocali sono estremamente varie, passando da registri più aggressivi a soluzioni più aperte e teatrali, dando profondità ai brani e rendendo il tutto molto dinamico. È una voce che si incastra perfettamente nel sound della band e che sembra restituire parte di quella ferocia più classica che alcuni fan sentivano mancare.
Ghost In The Machine prosegue su coordinate simili ma con un andamento più cadenzato, quasi più ragionato, senza perdere tensione. Qui emergono ancora di più gli arrangiamenti, uno degli elementi migliori di tutto il lavoro. Gli Artillery riescono a costruire canzoni che vanno oltre il semplice thrash diretto: ci sono dettagli, aperture melodiche, armonizzazioni e un uso intelligente delle pause che danno respiro al pezzo e ne aumentano il peso specifico.
La nuova versione di Into The Universe è un omaggio intelligente al passato. Non vuole sostituire l’originale, ma aggiornarla con la sensibilità e la produzione attuale della band. Il risultato è efficace: il pezzo mantiene il fascino della vecchia scuola ma guadagna una nuova forza sonora grazie a una produzione molto nitida e potente. Il mix di Benjamin Højer valorizza ogni strumento, soprattutto il lavoro di chitarra, che rimane assoluto protagonista.
Chiude il tutto The Almighty (Live), registrata durante il tour del 2024. Un’aggiunta che poteva sembrare accessoria, ma che invece funziona benissimo perché mostra il lato più diretto e ruvido della band. L’energia live è intatta e conferma quanto gli Artillery siano ancora una realtà devastante anche sul palco.
Ciò che colpisce di Made In Hell è proprio la sua capacità di essere fedele alla tradizione senza suonare stanco o derivativo. Il thrash qui è feroce, tecnico e melodico allo stesso tempo, con una cura compositiva che molte band contemporanee sembrano aver perso. Non è nostalgia: è esperienza messa al servizio di brani solidi e credibili.
Per chi ama il thrash metal costruito con intelligenza, riff memorabili e un’identità ben definita, questo EP è un ascolto quasi obbligato. Spinge forte, ha personalità e soprattutto lascia la sensazione che il prossimo capitolo della band possa essere qualcosa di davvero importante. Gli Artillery sono ancora qui, e suonano più vivi che mai.
A.S.




