Heavenwood
The Tarot Of The Bohemians – Part II
A dieci anni di distanza dal primo capitolo, gli Heavenwood tornano a chiudere il cerchio con The Tarot Of The Bohemians – Part II, lavoro che rappresenta sia la naturale prosecuzione del concept avviato nel 2016 sia un nuovo tassello nella lunga storia della band portoghese.
Da oltre trent’anni il nome Heavenwood è sinonimo di gothic e dark metal intriso di malinconia, e questo nuovo album conferma una volta di più la capacità del gruppo di mantenere una forte identità pur aggiornando il proprio linguaggio sonoro.Ispirato ancora una volta agli scritti esoterici di Gérard Encausse, meglio noto come Papus, il disco si muove in territori profondamente introspettivi e simbolici, facendo del tarocco non solo un elemento narrativo ma una vera struttura portante dell’intera opera. È un album che punta sulla continuità emotiva e atmosferica, più che sulla ricerca del singolo episodio immediatamente memorabile.
Dal punto di vista musicale, The Tarot Of The Bohemians – Part II si colloca in un territorio a cavallo tra gothic metal, doom e dark metal melodico. Le influenze di Paradise Lost, Sentenced, Amorphis e Edge Of Sanity emergono chiaramente, ma senza mai trasformarsi in semplice derivazione. Heavenwood costruiscono un sound personale, dove il peso delle chitarre convive con aperture melodiche e un senso costante di tensione emotiva.
L’album si distingue soprattutto per la sua coerenza. Ogni brano sembra essere parte di un flusso unitario, quasi un unico lungo viaggio che accompagna l’ascoltatore attraverso oscurità, dolore e riflessione spirituale. Questa è probabilmente la sua qualità più evidente: nulla appare fuori posto, tutto sembra funzionale alla costruzione di un’atmosfera ben precisa.
Le chitarre di Ricardo Dias dos Santos restano centrali nell’economia del disco, alternando riff pesanti e cadenzati a linee melodiche più evocative. Non c’è fretta nella scrittura: il tempo viene gestito con grande attenzione, lasciando che le composizioni respirino e si sviluppino con naturalezza. Questo approccio rende il disco particolarmente efficace per chi apprezza il dark gothic più ragionato e atmosferico.
Molto riuscita anche la componente vocale. Il growl è eseguito con sicurezza e intensità, senza risultare eccessivamente forzato, e si inserisce perfettamente nel contesto musicale. È una voce che trasmette peso, sofferenza e profondità, contribuendo a rafforzare l’impatto emotivo dell’intero lavoro. Anche quando il registro si fa più pulito o melodico, il risultato rimane credibile e coerente.
La produzione, curata da Niko HK Krauss, è uno degli elementi che elevano ulteriormente il disco. Il suono è corposo, profondo e molto definito, capace di valorizzare sia le parti più pesanti sia quelle più atmosferiche. Le batterie di Eduardo Sinatra forniscono una base solida e precisa, mentre il mix riesce a mantenere un buon equilibrio tra impatto e dettaglio.
Uno degli aspetti più convincenti del disco è il suo taglio cinematografico. Si percepisce chiaramente una volontà di costruire scenari sonori più ampi, quasi visuali, che ampliano il respiro delle composizioni. Questa dimensione rende l’ascolto molto immersivo, ma allo stesso tempo richiede attenzione e predisposizione: non è un disco immediato, né vuole esserlo.
Per alcuni ascoltatori questa forte compattezza potrebbe rappresentare anche un limite. La scelta di mantenere costantemente una certa densità atmosferica rende l’album molto uniforme e in alcuni momenti meno incline a offrire vere rotture o picchi di dinamica particolarmente marcati. Tuttavia, per chi cerca proprio quel tipo di esperienza immersiva e pesante, questa uniformità diventa un punto di forza.
The Tarot Of The Bohemians – Part II è un lavoro maturo, solido e profondamente coerente con il percorso artistico degli Heavenwood. Non rivoluziona il genere, ma lo interpreta con esperienza, sensibilità e una notevole cura compositiva. È un album pensato per chi ama il dark gothic metal più introspettivo, fatto di atmosfera, peso emotivo e lente stratificazioni sonore.
Per gli appassionati del genere è un ascolto consigliato: un disco che conferma come Heavenwood abbiano ancora molto da dire, e soprattutto sappiano ancora come dirlo con personalità.
A.S.





