Dear God
The Pretty Reckless
Dopo anni di silenzio discografico e dopo aver consolidato il proprio status come una delle ultime vere rock band capaci di riempire il vuoto lasciato dai grandi nomi degli anni 2000, i The Pretty Reckless tornano con “Dear God”, quinto album in studio della formazione guidata da Taylor Momsen.
Verrà pubblicato il 26 giugno 2026, il disco viene presentato come il lavoro più vulnerabile, intenso e personale della band fino a oggi.Se “Death By Rock And Roll” era una rinascita attraverso il dolore e la perdita, “Dear God “ è invece una conversazione notturna con qualcosa di più grande di noi, Dio, il destino, il caos, o semplicemente i nostri demoni interiori.È un album che alterna rabbia, fede, disperazione, desiderio e redenzione senza mai risultare artificiale.
Soprattutto, è il disco in cui Taylor Momsen smette definitivamente di essere “l’ex attrice diventata rockstar” e si conferma una delle voci più carismatiche e credibili del rock contemporaneo.Fin dalle prime note della suite “Life Evermore“, che attraversa il disco come una sorta di filo conduttore concettuale, emerge una caratteristica fondamentale, “Dear God” è stato pensato come un album vero, non come una raccolta di singoli.
La struttura circolare della trilogia “Life Evermore” suggerisce un percorso emotivo che si completa soltanto alla fine dell’ascolto.L’apertura vera e propria arriva con “For I Am Death”, il primo singolo che ha segnato il ritorno della band dopo quattro anni, il pezzo è oscuro, minaccioso, quasi gotico nella sua costruzione.
Le chitarre di Ben Phillips si muovono tra riff pesanti e atmosfere cinematografiche, mentre Momsen canta come una figura sospesa tra tentazione e condanna,il brano che rimette immediatamente in chiaro che i Pretty Reckless non hanno alcuna intenzione di rincorrere le mode del rock moderno.
La vera protagonista del disco resta inevitabilmente Taylor Momsen,la sua interpretazione in “When I Wake Up” è tra le più convincenti della carriera.
Il brano racconta una vita fuori controllo che precipita verso il disastro senza rendersene conto, trasformando il sogno in incubo.Musicalmente si colloca a metà strada tra il rock alternativo e l’hard rock melodico che ha reso celebre la band, ma ciò che colpisce è la maturità narrativa,non c’è più l’atteggiamento provocatorio di “Going To Hell”,qui troviamo una cantante che osserva le proprie fragilità senza filtri.
Anche “Love Me” segue una traiettoria simile,apparentemente costruita come una classica power ballad rock, la canzone nasconde un dialogo spirituale tormentato, in cui amore umano e ricerca divina finiscono per confondersi.Dal punto di vista sonoro, “Dear God “rappresenta probabilmente il miglior equilibrio mai raggiunto dai Pretty Reckless.La produzione evita sia la compressione eccessiva tipica del rock mainstream contemporaneo sia il feticismo vintage di molte band revivaliste.
Le chitarre sono enormi ma leggibili,la sezione ritmica colpisce con forza senza diventare invadente e la voce di Momsen resta sempre al centro della scena.Il risultato è un album che suona moderno senza perdere organicità. Quello che fa è molto più difficile,dimostra che nel 2026 è ancora possibile scrivere un grande album rock basato su canzoni solide, emozioni autentiche e una forte identità artistica.I Pretty Reckless non inseguono il passato, ma ne custodiscono lo spirito,in un panorama spesso dominato da nostalgia artificiale e algoritmi, Dear God suona vivo, umano e imperfetto nel modo migliore possibile.
Taylor Momsen emerge come una frontwoman completamente realizzata, mentre la band raggiunge un livello di maturità compositiva che pochi avrebbero previsto dieci anni fa.





