Tonic Breed
Name Dealer
Nel metal contemporaneo esistono due modi per utilizzare una lunga lista di ospiti illustri: trasformarla in una sterile operazione di marketing oppure sfruttarla per ampliare realmente il linguaggio musicale di un progetto.
Con questo “Name Dealer”, i Tonic Breed di Patrik K. Svendsen scelgono senza esitazione la seconda strada, consegnando quello che è probabilmente il lavoro più maturo, ambizioso e sfaccettato della loro storia.Nato come band thrash metal nella città di Sarpsborg e trasformato dal 2019 in una creatura solista guidata dalla visione di Svendsen, i Tonic Breed hanno sempre mostrato una notevole capacità di evoluzione.Ma qui il salto qualitativo è evidente, “Name Dealer” non è semplicemente un EP con ospiti famosi, è un progetto che dimostra come il thrash possa ancora essere terreno fertile per sperimentazione, melodia e costruzione emotiva senza perdere un grammo della propria aggressività.
L’impressione generale è quella di un disco costruito con una cura quasi maniacale.La produzione di Adrian Bjerketvedt e il mastering di Steve Kitch conferiscono compattezza e potenza, mentre il mix speciale di Gene Freeman su “Anew” regala a quel brano una personalità ancora più esplosiva.L’apertura è affidata a “New Dealer” che entra in scena con un riffing serrato e una tensione costante che richiama il thrash più moderno senza rinunciare a una forte identità melodica, proprio qui che emerge una delle sorprese dell’EP,il ritornello, che pur mantenendo velocità e aggressività, Svendsen inserisce una linea vocale memorabile che spezza la tradizionale rigidità del genere.
Il contributo di Tommy Aldridge è devastante.La sua batteria possiede quella combinazione di esperienza, groove e impatto fisico che ha caratterizzato decenni di hard rock e metal.Accanto a lui, Joel Hoekstra arricchisce il brano con fraseggi raffinati e assoli che aggiungono una dimensione quasi eroica alla composizione.Il risultato è una traccia che potrebbe soddisfare sia i fan del thrash moderno sia chi proviene dall’heavy metal classico.Segue la fantastica “Close In” ,una semi-ballata rappresenta probabilmente il momento più coraggioso della carriera dei Tonic Breed.
Le sezioni pulite convivono con improvvise esplosioni elettriche, mentre armonizzazioni vocali, orchestrazioni e cambi dinamici costruiscono un percorso emotivo sorprendentemente complesso.Alla batteria, Charlie Engen accompagna il brano con sensibilità e controllo, evitando qualsiasi eccesso virtuosistico. Il tema della perdita e delle sue conseguenze nel tempo viene sviluppato con una sincerità rara per un contesto thrash metal.
Questa è na canzone che dimostra come Svendsen non abbia più alcun interesse nel rispettare confini stilistici rigidi.Con l’arrivo di “Anew” il disco raggiunge il suo punto di massima detonazione, Chris Adler cambia completamente le coordinate del brano e la sua impronta ritmica è immediatamente riconoscibile con sincopi, accenti spostati e quella capacità unica di rendere ogni pattern di batteria protagonista della composizione.“Anew” non è semplicemente una canzone con Chris Adler,è una canzone modellata dalla sua presenza.I riff di Svendsen acquistano una nuova dimensione grazie alla struttura ritmica costruita dal batterista americano.
Il risultato è una collisione perfetta tra l’aggressività del thrash e la complessità groove che ha reso celebre Adler.Per molti ascoltatori sarà probabilmente il momento culminante dell’intero EP,non soltanto per la presenza della guest star, ma perché il pezzo possiede una forza compositiva autentica e una tensione che non si allenta mai.La chiusura è affidata a “The Die is Cast”,la traccia più tradizionalmente thrash del lotto.Diretta, aggressiva e priva di compromessi, “The Die Is Cast” è un omaggio evidente alla scuola degli anni Ottanta.
Tuttavia non si tratta di semplice nostalgia,le melodie inserite da Svendsen e l’atmosfera quasi cinematografica del testo impediscono al brano di diventare una mera esercitazione stilistica.La partecipazione di Michael Gilbert aggiunge ulteriore credibilità all’operazione,la sua presenza crea un ponte diretto con l’epoca d’oro del thrash americano, conferendo al pezzo una sensazione di autenticità che molti revival contemporanei non riescono a raggiungere.
È una conclusione feroce, appropriata e perfettamente coerente con l’identità del progetto.Ciò che rende “Name Dealer” speciale non è la quantità di nomi prestigiosi coinvolti, ma il modo in cui ogni ospite viene integrato nella scrittura. Nessuno appare come semplice comparsa. Ognuno contribuisce a definire il carattere di una traccia specifica.Patrik K. Svendsen dimostra inoltre una qualità fondamentale: non si lascia oscurare dalle star che invita,al contrario, riesce a trasformare ogni collaborazione in un’estensione della propria visione artistica.
In appena quattro brani, “Name Dealer “attraversa thrash, heavy metal, groove metal, orchestrazioni e momenti quasi progressive senza mai perdere coesione, un EP breve, ma ricco di idee, personalità e ambizione.Per chi segue i Tonic Breed dagli inizi, rappresenta la naturale evoluzione di un progetto che non ha mai smesso di reinventarsi. Per chi scopre oggi il nome della band, potrebbe essere il punto d’ingresso ideale.
Lubranomic






