Without Mercy
Infinite Loss
Questo nuovo EP dei Without Mercy “ Infinite Loss”,nonostante abbia solo tre brani per poco più di undici minuti, non ha alcuna intenzione di perdere tempo con i convenevoli…entra, colpisce forte, lascia il segno e se ne va prima che l’ascoltatore abbia il tempo di rimettere insieme i pezzi.
I canadesi Without Mercy arrivano a questo EP dopo una discografia già articolata e con una storia fatta di death metal, groove, thrash, tecnica e ostinazione, “Infinite Loss”, però, non suona come un capitolo interlocutorio,è piuttosto una fotografia brutale e concentrata di una band che ha scelto la sintesi come forma di violenza espressiva.Pubblicato in digitale l’8 maggio 2026, l’EP contiene tre tracce,“Infinite Loss”, “The Saint” e “Glass” ,per una durata complessiva di circa 11 minuti.
La line-up vede Alex Friis alla voce, DJ Temple alle chitarre, Ryan Loewen al basso e Matt Helie alla batteria, con produzione di John Douglass e artwork di Diego Gedoz.Il tema dichiarato dell’EP è quello dell’essere braccati,non da un nemico singolo, ma da una pressione continua e mutevole ,economia, identità, tempo, sopravvivenza, aspettative sociali.Non c’è vittimismo, piuttosto resistenza sotto assedio. È una premessa che potrebbe scivolare facilmente nel cliché, ma i Without Mercy la traducono in musica con un controllo quasi fisico della tensione,riff che non esplodono soltanto, ma soffocano, ritmiche che avanzano come macchinari industriali, aggressività trattenuta, più minacciosa proprio perché disciplinata.
L’apertura affidata alla title track “Infinite Loss”, dove il peso delle chitarre è compatto, denso, quasi claustrofobico, la voce di Friis lavora più sulla pressione che sull’isteria. C’è un senso di crollo controllato, come se la band stesse tenendo insieme una struttura destinata comunque a frantumarsi. Il finale, con il suo breakdown massiccio e le linee soliste più inquietanti, mostra bene il lato più moderno del gruppo,deathcore, technical death e groove metal non vengono sovrapposti a forza, ma compressi in un unico blocco di cemento armato.“The Saint” accelera e sposta il baricentro, è il pezzo più nervoso, quello in cui la componente tecnica emerge con maggiore evidenza.
I cambi di metrica arrivano rapidi, ma non sembrano mai esercizi di bravura fine a sé stessi,servono piuttosto a destabilizzare l’ascolto, a impedire qualsiasi comfort.La cosa interessante è che, proprio quando il brano pare voler procedere su binari esclusivamente estremi, si apre uno spazio inatteso, quasi bluesy, con chitarre pulite che spezzano la brutalità senza addolcirla davvero. È un passaggio breve ma significativo,dimostra che la band non sta semplicemente cercando l’impatto, ma una forma di tensione narrativa.“Glass”, già indicata dalla band come brano particolarmente rappresentativo del disco in alcune interviste, è forse il momento più lucido dell’EP.
Meno frontale, più ragionata, lavora sulla ripetizione e sul senso di oppressione, qui si avverte una certa influenza Meshuggah nel modo in cui il riff viene usato non come semplice motore, ma come dispositivo psicologico, qualcosa che ritorna, insiste, si deforma.È il brano che più chiaramente espone l’idea centrale di “Infinite Loss”,la perdita non come evento improvviso, ma come ciclo, come condizione, come usura continua.La produzione di John Douglass evita quella patina iper-compressa che spesso rende intercambiabili molte uscite extreme moderne,qui tutto resta leggibile, la batteria ha impatto, il basso non sparisce sotto le chitarre, la voce si incastra nel muro sonoro senza dominarlo artificialmente.
È una produzione contemporanea, certo, ma con sufficiente spazio per far respirare le dinamiche.La vera forza di “Infinite Loss” è la sua coerenza, in undici minuti i “Without Mercy” non provano a mostrare tutto ciò che sanno fare, scelgono cosa dire e lo dicono con precisione chirurgica.Il limite, se vogliamo trovarne uno, è lo stesso che ne definisce l’identità, “Infinite Loss” finisce quando sembra aver appena spalancato una porta. Lascia la voglia di un album intero costruito su questa stessa tensione, su questa stessa capacità di fondere fisicità e disciplina, ma forse è proprio questo il punto, non offrire una risoluzione, ma lasciare addosso la sensazione di una pressione che continua anche dopo l’ultima nota.“Infinite Loss “ è il suono di una band che non cerca conforto e non ne concede, tre brani, undici minuti, zero dispersione.
Un EP che non si limita a colpire duro: stringe la presa.
Lubranomic





