Itch
Trust The Mask
Se nel debutto avevamo assaggiato la loro elettronica più eterea ed evocativa, con ITCH le Trust The Mask ci trascinano direttamente in un club sotterraneo: buio, saturo di fumo e attraversato da una frustrazione urbana palpabile.
Il duo vicentino prende pieno controllo della propria estetica e la trasforma in un’arma electroclash dallo spirito punk.Il risultato è un disco-manifesto del malessere contemporaneo: intrappolato tra ritmi aziendali ossessivi, alienazione quotidiana e il bisogno disperato di staccare la spina.L’immersione in questa gabbia dorata comincia subito con “DEFAULT”, un’apertura tesa che definisce con precisione il perimetro sonoro dell’opera e introduce chi ascolta in uno stato di stordimento lucido.
È però con “PUPPET” e “POLICEMAN” che il disco morde davvero l’asfalto: qui le Trust The Mask intrecciano beat incessanti e atmosfere shoegazy, richiamando i migliori Ladytron mentre raccontano notti fuori controllo, illuminate dai fari di una pattuglia, e giornate alienanti vissute in fotocopia.La vera spina dorsale emotiva del lavoro emerge nella doppietta formata da “ROULETTE” e “HOMEWORK”. Nella prima, vera focus track del disco, il mantra ossessivo “I never been so alone, I never been so strong” si trasforma da confessione vulnerabile a grido di pura determinazione.
Il brano si muove su territori marcatamente darkwave e industrial, vicini all’universo dei Boy Harsher. Subito dopo, “HOMEWORK” sviscera con precisione chirurgica la malinconia scura di chi non riesce mai a sentirsi davvero al proprio posto.La produzione è un gioiello di stratificazione analogica e digitale, e trova il suo picco visionario in “VULTURES”: un rito sonoro e psichedelico, nato in collaborazione con Mai Mai Mai, capace di dilatare i sensi e destabilizzare ogni punto di riferimento.
La chiusura è affidata a “EAT GOLD”, una traccia che sigilla il concetto alla base dell’album con una fragilità disarmante. Il brano ricorda, con lucidità spietata, che il profitto non nutre e che, alla fine, ogni gerarchia è destinata a crollare.In definitiva, ITCH è un concentrato di frustrazione urbana ed elettronica di ricerca, capace di sporcarsi le mani con la pista da ballo senza perdere profondità. Le Trust The Mask dimostrano di saper cambiare pelle, consegnandoci un disco notturno, spietato e fottutamente autentico.
Un lavoro monumentale, che continuo a consumare a ciclo continuo.
Stefano Bonelli




