The Samuel Jackson Five

A Passage to Elsewhere

A quasi dieci anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio, i The Samuel Jackson Five tornano con quello che è, senza mezzi termini, il loro disco più ambizioso e riuscito.

A Passage to Elsewhere è un ritorno che non guarda al passato per ripeterlo, ma lo attraversa per superarlo: un quinto album che segna una maturità compositiva definitiva per il quintetto norvegese.La prima scelta coraggiosa è l’abbandono definitivo degli esperimenti vocali che avevano caratterizzato lavori come il self-titled del 2012 e Ghost Karaoke del 2017.

I nostri si riappropriano totalmente della loro anima strumentale, ma lo fanno con una consapevolezza nuova: quella di chi ha imparato, in un decennio di silenzio, a far parlare gli strumenti al posto delle parole, aggiungiamo anche che il valore aggiunto del disco è il parco strumenti, accanto al nucleo base, l’album vede la partecipazione di membri di formazioni norvegesi come The Chronicles of Father Robin, Jordsjø, MEER, Suburban Savages e Panzerpappa. Il risultato è una tavolozza timbrica raramente così ricca nel panorama post-rock: ottoni e legni, sezioni d’archi, mellotron e tastiere analogiche, bouzouki, theremin, collage di nastri e persino un fischietto della morte azteco.

La title track apre impostando subito le coordinate: una suite di progressive rock anni ’70, ricca di cambi di tempo e di esplorazioni melodiche, che funziona come una dichiarazione d’intenti ed è preludio a Temporary Happiness Revival, forse il momento più maestoso: gli elementi jazz si fondono con dinamiche cinematografiche e trame corpose di tastiere analogiche. Mid-Rite Crisis è il singolo trainante e sintetizza perfettamente l’approccio eclettico del disco che si sviluppa come il tema di un immaginario film poliziesco d’altri tempi, filtrato attraverso tempi dispari e squarciato da incursioni di sassofono e violini.

The Department of Intermediate Affairs è il capitolo più compatto, incentrato su tempi dispari e incastri ritmici serrati di stampo math rock, poi Six Impossible Things Before Breakfast che unisce una forte componente folk a esplosioni elettriche. Dopo il breve frammento elettro-acustico che funge da ponte, Svartskog, inizia  ICU, il brano più lungo e destrutturato, un ottimo post-rock di stampo classico. Bright Galaxies, Dark Matters chiude il disco con una coda ambient-sperimentale dominata da collage di nastri e synth cosmici.

Il rischio principale di un disco così ricco di ingredienti disparati era quello del pasticcio disorientante, la band riesce invece ad evitare la trappola grazie a una rigorosa coerenza interna: anziché affidarsi ai prevedibili ed esausti crescendo tipici del post-rock classico, preferiscono strutturare i brani come narrazioni d’avventura, fluide e imprevedibili. La produzione e il mixaggio curati interamente dal polistrumentista Thomas Meidell e dal batterista Sven Andrén, restituiscono un suono pulito, dinamico e profondo, che non tradisce mai la complessità dell’arrangiamento.

A Passage to Elsewhere è un eccellente ritorno per una delle band più sottovalutate e originali del panorama rock strumentale europeo. Un disco di grande maturità e consapevolezza compositiva che conferma come i The Samuel Jackson Five meritino, finalmente, un posto di primo piano nella scena prog/post-rock scandinava e non solo.

Massimo Cassibba

TRACKLIST:

A Passage to Elsewhere
Temporary Happiness Revival
Mid-Rite Crisis
The Department of Intermediate Affairs
Six Impossible Things Before Breakfast
1420 Svartskog
I.C.U.
Bright Galaxies,Dark Matters

LINEUP:

Sven Andréen – drums / percussion
Sigmund Bade – bass / keyboards / guitar
Thomas Kaldhol (The Chronicles Of Father Robin) – guitar / bass / mandolin
Thomas Meidell (Suburban Savages) – guitar / keyboards / theremin / electronics
Ivar Stangeby (Actionfredag, Tusmørke) – keyboards