Taake

Et Hav Av Avstand

Parlare dei Taake non è mai semplice, un po’ perché il gruppo, ma forse sarebbe meglio dire la one man band, è sempre stato in un limbo tra underground e overground, un po’ perché gli ultimi lavori avevano dato prova di una sorta di perdita di ispirazione risultando non solo piuttosto canonici ma anche abbastanza privi di mordente, rifugiandosi troppo spesso in un black thrash che sapeva di già sentito.

Insomma il buon Høst, mastermind ed unico membro dei Taake, pareva aver perso il tocco magico che aveva caratterizzato i dischi fino a Noregs Vaapen: a parere di chi scrive ultimo grande disco della band e anche se nei due dischi successivi il mood dei Taake non è affatto cambiato, si assiste ad una certa stanchezza compositiva che però non ha intaccato minimamente il culto della band, la quale ha continuato ad esibirsi live riscuotendo sempre ottime presenze di pubblico, anche nei casi in cui qualche nota stonata di troppo, estranea alla musica, ha fatto capolino andando a minare quanto di buono scritto e realizzato da Høst.Arrivando ai giorni nostri, il nome Taake sembrava essere quasi sparito dai radar musicali e, al di là di qualche sporadica apparizione live, tutto sembrava tacere nelle lande norvegesi: mai pensiero fu più errato, dato che era tutto in divenire, la potenza si stava pian piano trasformando in atto e i ben sei anni che separano questo ottavo capitolo dal precedente Kong Vinter, a.d. 2017, sono serviti a lasciar fermentare idee e anche a lasciarle riposare in modo che prendessero più forza e ariosità, dando vita così ad un disco come non se ne ascoltava da anni in casa Taake: Et Hav Av Avstand.La nuova fatica discografica sembra riportare alla memoria del mastermind gli esordi, i ferventi anni 90 e, traendo ispirazione dalla sua stessa discografia e da band come i primissimi Katatonia, October Tide e Burzum, Høst ci regala una nera perla di ottimo black metal decadente e sognante allo stesso tempo: non si debba però erroneamente pensare che il tutto sia una mera operazione nostalgia, perché il disco suona decisamente al passo con i tempi, è il riffing e la costruzione dei brani che rimandano ai tempi d’oro della fiamma nera.

Et Hav Av Avstand si caratterizza per essere un disco composto da soli quattro brani ma decisamente lunghi, una lunghezza attraverso cui il Nostro riesce a mettere il tempo a servizio della scrittura la quale risulta piuttosto articolata e carica di elementi progressivi in grado di portare l’intero platter un po’ fuori dai classici canoni del black metal norvegese cui ci avevano abituato i Taake, ma questo è un gran bel plus perché, nonostante la lunghezza dei brani, solo uno è sotto i dieci minuti, non ci si annoia mai ad ascoltare le decadenti melodie e le sovrapposizioni armoniche, ora consonanti ora dissonanti e talvolta leggermente sghembe, che la mente di Høst è riuscita a tirare fuori. Come ho già detto ci sono importanti rimandi ai Katatonia di Dance Of December Soul o agli October Tide di Rain Without End, così come al Burzum meno “depressive” e più intimista, ma questa non è una novità per i Taake dato che da sempre ci sono rimandi a certa parte del black metal:

questo album però presenta degli elementi di concordanza armonica e melodica che riescono a rendere il tutto più fluido e quasi accogliente, non ho usato a caso il termine accogliente, dato che le melodie, di cui il disco è intriso, sanno abbracciare completamente chi si pone all’ascolto: qui il gelo norvegese è lasciato fuori e non compare mai, cedendo il posto ad un intimismo crepuscolare che coinvolge pienamente chi si approccia al disco. Elementi progressivi dicevamo, sì Et Hav Av Avstand è carico anche di questo, ovviamente non nel senso stretto della parola progressive in musica, ma non siamo in presenza di una vera e propria struttura circolare, Høst si è divertito a giocare con le note, con le loro sovrapposizioni e con la loro discordanza, sviluppando temi di base cui si sommano splendide variazioni melodiche a cui vanno a sommarsi ulteriormente i riff di base ricreati con alcuni salti armonici in grado di intrecciarsi alla perfezione con il substrato melodico creato, talvolta questi salti invece vanno a creare delle interessanti dissonanze che non solo destabilizzano parzialmente chi ascolta ma riescono a dare una maggiore spinta alla trama melodica che soggiace alle note disarmonizzate.

Sicuramente Høst non si è risparmiato nella necessità e nella volontà di creare questo platter che, pur rimandando ai primi periodi della carriera del Nostro, si staglia quasi come spartiacque su ciò che è stato e ciò che probabilmente sarà; ovviamente questa mia ultima affermazione è da prendere con le pinze dato che Høst ci ha abituato al suo essere istrionico, fatto sta è che il norvegese ha tirato fuori una bella perla, mettendoci dentro tutta la sua capacità compositiva e tutta la sua ispirazione e dando vita ad un album veramente molto molto interessante, ricco di melodia, cambi di tempo e di atmosfere e a riprova di questo, si possono prendere ad esempio i primi due brani del disco: Denne Forblaaste Ruin Av En Bro e Utarmede Gruver, i quali nonostante si presentino come brani singoli, possono essere assimilati come un’unica lunga suite dato che molti sono i rimandi tra i due brani. Un’evoluzione davvero inaspettata per i Taake, i quali nonostante abbiano sempre avuto una buona scrittura, si sono sempre mossi all’interno dello standard del black metal norvegese.Høst è riuscito a mettere completamente a fuoco il suo animo ed è riuscito a dare vita ad una gran bel disco, la cui scrittura è coadiuvata da una produzione all’altezza, in grado di fornire il giusto respiro agli strumenti e alle atmosfere che si volevano imprimere nel disco: se siete fan dei Taake non rimarrete affatto delusi, a patto che accettiate di vedere scemato un po’ il canonico black metal, mentre se decidete di approcciarvi, questo Et Hav Av Avstand potrebbe essere il disco adatto per iniziare a penetrare il loro mondo.

Daniele “Darklordfilthy” Valeri

Dark Essence Records
www.facebook.com/taakeofficial

Denne forblaaste Ruin av en Bro
Utarmede Gruver
Gid sprakk Vi
Et Uhyre av en Kniv

Høst – composer, all instruments – vocals