Serpentheir

Oneirism

Serpentheir è ormai una one man band di Isidore Castanea, in arte Dr.Caligula, di origini polacche fondatore chitarrista e cantante, che ci fa avere questo suo album di 7 pezzi “Oneirism” che vede la luce a marzo di quest’anno. Attivi dal 2010, con l’unico collaboratore,nonchè batterista Coby Janitor ad accompagnare Caligula in questa avventura, tirano fuori con mooooolta calma,un Ep nel 2015,anno in cui dopo la sua pubblicazione i 2 si separano.Dopo varie vicissitudini escono in ordine “Protracting the states invariant” nel 2019 e “Shadow people” a dicembre del 2020 interamente suonati e prodotti dallo stesso.

L’atipico “black metal” proposto da Isidore non è per niente facile da descrivere,e non posso nascondervi che ho avuto non poche difficoltà ad inquadrare un pò la natura delle musiche concepite per questo disco.Al di là di qualche vaga ed occasionale similitudine coi Forgotten Tomb di qualche anno fa,e qualche farcitura orchestrale tirata su per colorare di nero un pò il tutto,vi dico subito che il nostro suona un genere molto variegato,a volte esoteric a volte doom a volte classicamente veloce,insomma, con una mistura di generi che secondo me va oltre la semplice definizione di “black metal”,per cui proverò a descrivervi pezzo per pezzo.Gia’ la prima traccia,

“Oneiric” ,rende l’idea di ciò che ho appena detto in precedenza: un pezzo in cui spiccano la natura esoteric e le atmosfere grigie e tetre che incuriosiscono l’ascoltatore proiettandolo in una dimensione tutta nuova,particolarmente oscura.Con “Thrillng chill” già cambia tutto,un pezzo classicamente doom con una ritmica di chitarra ben strutturata,varia e con cambi di velocita’che spiazzano e in cui sentirete anche una discreta composizione di clavicembalo (lo stesso che suona Lurch della famiglia Addams per intenderci).Clavicembalo,piano e sinth di vario tipo li ascolterete anche in “Nightdreaming”,cantato per lo più con una voce pulita che rende il tutto quasi viking metal,con una parte finale sognante e di grande effetto.

Fin qui tutto regolare,se così si può dire,perchè appena arrivati a “The antique sleep” ecco che esce fuori un pò di black metal,anche piuttosto sinfonico con delle partiture di chitarra che conducono il gioco per tutto il pezzo;un pò atipico come black,perchè inizia con un riff thrash iniziale che si trasforma intorno al terzo minuto, in cui viene fuori una parte avant-garde calma e misteriosa,per poi ripartire con un mid tempo accompagnato anche dai sinth che il nostro Caligula sembra amare tanto.Ennesimo cambio di marcia avviene con “Funèbre”,una traccia strumentale new age di un minuto e quaranta secondi che è strutturalmente il preludio di “Elegy”;un pezzo al limite del metal sinfonico,cantato quasi in scream ,di difficile collocazione in realtà, perchè intorno al quarto minuto cambia il proprio volto trasformandosi in una sorta di marcia di guerra con tanto di percussioni ed atmosfere eteree che si protrae fino alla fine ,chiudendo così sei minuti e più di composizione nel modo più imprevedibile.

Ed eccomi arrivato a “Kin“,l’ultimo pezzo che chiude questo disco,strumentale stranissimo,come la melodia iniziale che sembra letteralmente un fraseggio di folk giapponese che prosegue diventando verosimilmente qualcosa alla Tool per poi chiudere in dissolvenza su un tappeto di sinth monocorde e struggente. La vena sperimentale è la linea madre del metodo di scrittura delle musiche di questo personaggio, questo è innegabile, per cui devo riconoscere che bisogna essere dotati di una certa apertura mentale per riuscire a comprendere cosa vuole trasmetterci, ma sono comunque del parere che questo album è veramente spiazzante; non può essere classificato come black metal perchè la qualità dei suoni e la varietà delle composizioni in realtà riporta a tutt’altro, per cui non aspettatevi nè furia cieca nè blasfemie nè suoni raw tipiche del genere e riconducibili al trade mark norvegese che ha fatto la storia.

Se guardassimo la questione da un altro punto di vista allora cambia tutto, e vi conviene farlo perchè questo è un disco da ascoltare con pazienza e curiosità in quanto arricchito di un estro che va oltre le canoniche concezioni a cui siamo abituati. Dal punto di vista delle esecuzioni qualche pecca c’è, sia per quanto riguarda le stesure di chitarra sia per le partiture di batteria scritte ed editate da un software (soluzione tecnologica ormai fondamentale per la maggior parte delle one man bands),penalizzate soprattutto da un utilizzo di suoni troppo ovattati e mixati un po’ troppo frettolosamente.

Concludendo, ribadisco che il tutto è da ascoltare ,giusto per capire l’idea musicale malsana imperante di questi Serpentheir, una idea di musica sperimentale che non dispiacerà agli estimatori del genere, ma che farà storcere il muso a quelli come me per cui “black metal” è sinonimo di morte e distruzione senza possibilità di salvezza.

Giuseppe Musso

Thrilling chill
Nightdreaming
The antique sleep
Funèbre
Elegy
Kin

Isidore Castanea – plays all