Neverending Night

Rough Grind

Per chi ancora nono li conoscesse,i finlandesi Rough Grind sono nati nel 2011 e arrivati al terzo full-length con questo nuovissimo “Neverending Night”, dopo “Pieces of Resistance” (2020) e”Hardened” (2022), sembrano aver compreso che la vera maturità non consiste necessariamente nell’alzare il volume, ma nel sapere quando abbassarlo.

Neverending Night è un disco heavy rock, certo, ma definirlo semplicemente così sarebbe riduttivo,la sua materia prima rimane fatta di riff, elettricità, melodie e una sana dose di aggressività, ma questa volta i Rough Grind sembrano maggiormente interessati a costruire un’atmosfera, a creare una narrazione.È un album che vive soprattutto nelle zone d’ombra, dove il confine fra hard rock, heavy metal,rock melodico e suggestioni più oscure diventa volutamente sfumato.

L’apertura affidata a “Waiting For The Night To Be Over” e subito la band mette le cose inchiaro,non siamo di fronte a una band interessata a colpire esclusivamente con la forza bruta, il brano prepara il terreno, costruisce tensione e lascia emergere quella componente melodica che rappresenta uno degli elementi più convincenti dell’intero album.

Poi arriva “The Great Divide”, uno dei momenti nei quali la nuova direzione dei Rough Grind appare più evidente,il brano possiede energia e immediatezza, ma sotto la superficie c’è una dimensione più malinconica, quasi cinematografica,è il tipo di pezzo che può funzionare come singolo senza necessariamente sacrificare la personalità dell’album.Non è un caso che sia stato scelto, insieme a “Shotgun Bride”, per anticipare “Neverending Night”.“Shotgun Bride” porta infatti il discorso verso territori più diretti e muscolari,qui il DNA hard rock della band torna prepotentemente in primo piano,chitarre, ritmo e attitudine si prendono mla scena, ma senza trasformare il brano in un semplice esercizio di nostalgia.“All The Time” contribuisce a rendere più articolato il percorso, mentre “Ocean Of Dying Dreams” rappresenta uno dei passaggi più evocativi dell’album. Già il titolo suggerisce una dimensione più introspettiva e il brano sembra muoversi dentro una sorta di paesaggio notturno, nel quale la componente melodica assume un peso quasi narrativo, è qui che emerge il vero salto di qualità della band: non tanto nella ricerca di un suono completamente nuovo,quanto nella capacità di utilizzare meglio quello che possiede.

I Rough Grind non hanno bisogno di rinunciare alla propria identità per risultare più sofisticati,al contrario, sembrano aver capito che la personalità può essere rafforzata proprio
attraverso le sfumature. Quando arriva “Crazy Rodeo”, il disco cambia nuovamente pelle,il titolo lascia intuire una componente più sfrontata e dinamica e il brano introduce quella dose di irriverenza cheimpedisce a ” Neverending Night” di diventare un album eccessivamente cupo o monocorde. È una scelta importante anche nella costruzione della scaletta,un disco completamente immerso nell’oscurità rischierebbe di appiattire le proprie emozioni. I Rough Grind, invece, alternano momenti più atmosferici a episodi maggiormente aggressivi, mantenendo una tensione costante.“Shining Scar” è probabilmente uno dei titoli che meglio riassumono la filosofia dell’intero album,una cicatrice è ciò che rimane dopo una ferita, ma può anche diventare il simbolo della sopravvivenza e questo disco sembra ragionare proprio su questo, sulla capacità di attraversarel’oscurità senza necessariamente uscirne indenni.

La musica segue questa idea con un equilibrio interessante fra ruvidità e melodia ,è heavy rock che non ha paura di mostrare le proprie imperfezioni, ma allo stesso tempo cerca una forma precisa, evitando che l’intensità si trasformi in semplice rumore.Il titolo “Quietus” introduce inevitabilmente un’altra dimensione,dopo tanta tensione, il disco sembra finalmente concedersi uno spazio più raccolto. Arriva “Everything Must End”, titolo perfetto per chiudere un album costruito attorno al concetto di una notte apparentemente infinita. La conclusione assume così un valore quasi circolare, se la notte rappresenta metaforicamente una condizione dalla quale sembra impossibile uscire, la consapevolezza che tutto debba prima o poi finire diventa una possibile forma di liberazione.È una chiusura che non ha bisogno di trasformarsi in una celebrazione trionfale. Il viaggio è stato lungo,spesso oscuro, a tratti aggressivo e altre volte sorprendentemente malinconico,ma proprio questa alternanza rende il percorso credibile.

Questo è un disco che richiede di essere ascoltato per intero, possibilmente senza interromperem il viaggio,perché “Neverending Night” funziona soprattutto come un’esperienza complessiva,nella quale i singoli brani sono capitoli di una storia più ampia.

Lubranomic

TRACKLIST:

Waiting For The Night
To Be Over
The Great Divide
Shotgun Bride
All The Time
Ocean Of Dying Dreams
Crazy Rodeo
Shining Scar
Quietus
Everything Must End

LINEUP:

Sami – vocals, bass, guitar, keyboards
Lassi – guitar
Killi – drums