FEAR FACTORY
Live @ Orion (Ciampino Roma) 26 settembre 2026
Report a cura di Fabio Podeschi foto a cu4ra di lady “O”
– MACHINES FROM ANOTHER WORLD-
“Le macchine emersero dalle ceneri dell’incendio nucleare. La loro guerra per sterminare il genere umano aveva infuriato per anni e anni. Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro. Sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente.
Oggi.” Il futuro, di nuovo ignoto, scorre verso di noi, e io lo affronto per la prima volta con un senso di speranza: perché se un robot, un terminator, può capire il valore della vita umana, forse potremo capirlo anche noi.”
Una serata all’insegna del metal estremo e tecnologico d’avanguardia, firmata da MC2 Live , che ha portato sul palco dell’Orion Live Club di Ciampino un appuntamento ricco di sonorità potenti, atmosfere cupe e sorprese. Un plauso va al boss Jacopo Casati , che ringraziamo per aver permesso a noi di Tempiduri.eu di essere presenti a questo importante evento. Un ringraziamento va inoltre all’ Orion Live Club e, in particolare, ad Armando Perticaroli , per l’eccellente organizzazione della serata e per l’attenzione riservata alla stampa, oltre che per tutti i comfort messi a nostra disposizione.
La serata è stata però caratterizzata anche da qualche imprevisto. I Nocturnal Affair , alternative dark rock band proveniente da Las Vegas, hanno dovuto rinunciare alla propria esibizione a causa di alcuni problemi tecnici legati alla strumentazione e al setup iniziale, che hanno costretto la band a saltare lo slot di apertura.
Fortunatamente, la situazione è stata risolta in tempo per consentire il regolare svolgimento dei concerti successivi in scaletta: Hate, Crystal Lake e, naturalmente, gli headliner Fear Factory.
Ma veniamo al dunque…
-HATE-
Le danze vengono aperte dai polacchi Hate , band storica attiva dal 1991, di radice Black/Death Metal. Una scelta che, personalmente, ho trovato un po’ fuori contesto per questo show, considerando le tematiche e le differenze stilistiche rispetto alle band successive e, soprattutto, rispetto a quella precedente che avrebbe dovuto aprire la serata. Propongono poco meno di 45 minuti di show, presentando il recente Bellum Regiis con sei brani, pescando anche da lavori precedenti.
Non sono affatto male: non li avevo mai visti dal vivo e devo dire che i suoni sono puliti e incisivi. I musicisti sono ottimi mestieranti, ma il genere proposto, a questo punto, ha già detto praticamente tutto attraverso mostri sacri come Dark Funeral e Behemoth . Diciamo quindi che gli Hate non aggiungono né tolgono molto a quanto già fatto nel genere, anche se, obiettivamente, alle spalle c’è un gran lavoro da parte di tutti, soprattutto del vocalist e chitarrista Adam The First Sinner e del batterista Narsil .
Tra i brani migliori segnalo l’atmosferica Sovereign Sanctity , la cacofonica Rugia e la distruttiva The Vanguard , quest’ultima fortemente debitrice della scuola dei Dimmu Borgir di Puritanical Euphoric Misanthropia.
Buono show, dunque, ma assolutamente nulla di trascendentale e, soprattutto, poco di originale. Una buona band d’apertura, capace di svolgere egregiamente il proprio compito, ma niente più. Per il sottoscritto comunque Promossi.
SETLIST:
Bellum Regiis
Erebos
Sovereign Sanctity
Rugia
Iphigenia
The Vanguard
LINEUP:
Adam the First Sinner – vocals, guitars
Domin – guitars (lead)
Tiermes – bass
Nar-Sil – drums
-CRYSTAL LAKE–
Si entra nel cibernetico e nella modernità con il metalcore made in Japan dei Crystal Lake , dal Sol Levante: ottima band composta da musicisti straordinari, capace di mescolare Whitechapel e Impending Doom con i primi Slipknot di Iowa . Un vero shaker infernale nel quale la punta di diamante è senza dubbio il nuovo singer coreano PK , alias Park Kang-hyun . La scaletta è micidiale: dieci brani per un’ora piena di massacro sonoro e modernità, pescando dall’ultimo lavoro, The Weight Of Sound , uscito nel 2026, ma anche dal passato più ancestrale della band, con una reinterpretazione dei vecchi brani attraverso una verve completamente diversa. Vere perle come BlüdGod , con blast beat a manetta, elettronica preponderante e una voce potente come un tuono proveniente dagli abissi.
Hail To The Fire sembra uscita direttamente dalle cantine sperdute dei primi Slipknot , posseduti da qualche demone primordiale. La malatissima Lost In Forever è invece un concentrato che mescola Heart Of A Coward e TesseracT , mentre Open Water sembra riportare alla mente i primi Trivium , quelli più cattivi e aggressivi del loro periodo migliore. La melodica e spaziale Watch Me Burn fa decollare il pubblico verso altri lidi interspaziali, quasi come un contatto con un mondo parallelo, in perfetto stile dei migliori Caliban più grintosi.
A chiudere arrivano due bombe, Apollo e, naturalmente, The Weight Of Sound . Prima della chiusura, la band invita il pubblico ad accendere i telefonini, trasformando la sala in un mare di luci, quasi fossero i vecchi accendini dei concerti di un tempo: un momento di vero emotional core , nel quale l’impatto della band lascia spazio anche alla componente più emotiva. A fine serata abbiamo avuto anche il piacere di conoscere il singer PK nel parcheggio riservato a guest, VIP e giornalisti, dove eravamo andati a riprendere la nostra auto.
Insieme a mio figlio Herik , che parla inglese a livello madrelingua, abbiamo scambiato qualche parola con lui facendo anche alcune foto di rito della serata e devo dire che si è dimostrato davvero disponibile e alla mano. Ci ha raccontato di essersi trovato molto bene e di non aspettarsi tutto quell’affetto da parte del pubblico. Gli ho risposto che, per la bravura dimostrata da lui e da tutta la band, era assolutamente meritato, parola mia ma soprattutto l’applauso sentito del pubblico ne è stata la conferma.
– SETLIST-
Neversleep
Blüdgod
Everblack
Hail to the Fire
SIX FEET UNDER
Lost in Forever
OPEN WATER
Watch Me
BurnApollo
The Weight Of Sound
LINEUP:
Yudai Miyamoto – guitars (lead)
Mitsuru – bass towa (live)
Gaku Taura – drums
Sense T.J. – guitars (rhythm)
PK – vocals
– FEAR FACTORY-
Ed ora il gran finale. Tra luci e ombre, rumori sinistri di macchine e ingranaggi, il fattore della paura fa il suo ingresso nelle nostre menti. Un rumore meccanico, il loro storico logo e poi un’esplosione di energia: entrano i Fear Factory per il gran finale. La band, dopo la dipartita di Burton C. Bell e degli altri componenti storici, vede ormai nel corpulento Dino Cazares l’unico membro originale rimasto. I Factory ci assestano diciassette brani, compreso l’encore, muovendosi su coordinate fatte di tecnicismi e modernismi. New entry dietro le pelli è Pete Webber , una vera bestia, anche se i suoi predecessori non erano certo da meno. Al basso troviamo invece Tony Campos , ormai perfettamente rodato dal 2015. Il buon Dino ci vede lungo anche nella sofferta e difficilissima scelta di sostituire il frontman iconico Burton C. Bell con Milo Silvestro , già conosciuto per performance vocali molto vicine a quelle del suo predecessore.
Milo è un uomo di quasi quarant’anni che canta, e secondo me lo fa da una vita. Ha un’ottima preparazione e, se si chiudono gli occhi, sembra quasi di rivedere Burton sul palco. L’unico problema, secondo me, è che forse italianizza troppo alcuni interventi, anche trovandosi nella terra madre, creando a tratti quell’effetto, purtroppo, da cover band. È un peccato, perché quando canta è davvero impressionante.
A livello tecnico i Fear Factory hanno un suono pazzesco dal vivo. Anche l’ Orion , pur avendo qualche piccolo limite sotto il profilo sonoro, questa sera viene valorizzato al massimo: la bravura del fonico e degli ingegneri del suono ha fatto letteralmente miracoli. Sembrava di ascoltare un disco da studio. La scaletta attraversa buona parte della loro storia discografica, saltando però alcune tracce iconiche che menzionerò più avanti in chiusura. Peccato, perché ero davvero curioso di vedere come se la sarebbe cavata Milo su certi brani.
Questa frase, sinceramente, mi ha fatto riflettere. Anche se io non credo in Dio, la bestemmia detta così, tanto per dire, dà fastidio anche al sottoscritto. Io almeno la adopero soltanto quando sono colmo e arrivo all’estrema ratio. Dino , con quel gesto, ha fatto tacere le persone presenti e, a modo suo, gli ha dato anche una piccola lezione di vita.
Ma torniamo alla musica. Le due schegge del passato, prima Martyr e poi Arise Above Oppression , fanno letteralmente scatenare il pubblico. Nella seconda anche il sottoscritto si lega i capelli e si butta nella mischia.
Sembrava una partita di football americano tra amici. Qualcuno mi diceva: «Ma dove vai, non hai più l’età!». E invece, dopo dieci minuti, ero ancora intero e in piedi. Anche se, lo ammetto, in mezzo a quella bolgia c’era davvero poco ossigeno. Chiude la prima parte Archetype , interpretata in maniera magistrale, con il pubblico che nei cori ripete insieme a lui: «Open your eyes!» Fra un tripudio di applausi la band si dilegua, ma non è ancora finita. C’è un ultimo poker d’assi: tre brani di Demanufacture , la title track, Zero Signal e Replica , probabilmente il loro brano più famoso e sicuramente uno dei più catchy. Si chiude il cerchio con Resurrection , che considero uno dei brani più belli dell’intera discografia dei Fear Factory. Mr. Milo lo annuncia come ultimo brano, ringraziando tutti i presenti. Ma, a questo punto, il viaggio nella macchina industriale dei Fear Factory sembra quasi arrivato al capolinea. “
Consunto con ogni ricordo Che fu precursore d’oggi Tra le mani la sola speranza d’esser solo La vita scivola via Soffrii sguazzando nel dramma Del mio flemmatico decadimento Fallaci tendenze Mi strapparono via la mia anima Tutto ciò di cui sono a conoscenza è che Non v’era alcun buon Nume per me La forza che deperisce ogni cosa Assenza di mortalità Resuscita ogni mia angoscia Resuscita ogni vana lacrima Risuscita l’oblio tra le mie viscere Resuscita ancora una volta Ancora, ancora, ancora, ancora Lasciato alla deriva dal fato Lasciato alla deriva dal mio stesso genio Io devo rimuovere il mio derma Per scorgere il credo nelle tue iridi Tutto ciò di cui sono a conoscenza è che Non v’era alcun buon Nume per me La forza che deperisce ogni cosa Assenza di mortalità Resuscita ogni mia angoscia Resuscita ogni vana lacrima Risuscita l’oblio tra le mie viscere Resuscita ancora una volta Resuscita ogni mia angoscia Resuscita ogni vana lacrima Risuscita l’oblio tra le mie viscere Resuscita ancora una volta Ancora, ancora, ancora Tendi la mano verso la volta celeste Tocca il cielo Resuscita una speranza Per l’umanità”.
Lo show si chiude con un vero trionfo, anche perché, già dall’inizio dell’esibizione della penultima band, il locale era ormai gremito e credo si sia sfiorato il sold out. I Fear Factory hanno dimostrato grande preparazione e una notevole solidità dal vivo, con un Dino Cazares assoluto mattatore della serata, capace di regalare al pubblico non soltanto una lezione di maestria sulle sei corde, ma anche una vera e propria lezione di vita. Ottima anche la prova del singer Milo Silvestro , che, a mio giudizio, ha dato tutto quello che aveva, affrontando il palco con energia e convinzione.
È inevitabile, però, ammetterlo: con l’uscita di Burton C. Bell si è perso purtroppo un pezzo importante di quel mosaico che aveva contribuito a rendere inconfondibile il sound e l’identità della band negli anni. Detto questo, lo show resta assolutamente promosso, e gli applausi del pubblico ne sono stata la conferma anche se piccola nota dolente la mancanza del loro brano storico del capolavoro del 1995 Demanufacture “ A Therapy For Pain” ero curioso di sentire come se la sarebbe cavata Milo con questa gemma del meta,l ma non ho potuto saggiare tale esecuzione e sciogliere tale dubbio.
Approvo comunque anch’io il loro show, ma soprattutto lo approva mio figlio Herik , che si è divertito tantissimo e che, serata dopo serata, concerto dopo concerto, si sta addentrando sempre più nel mondo del metal e dell’underground, scoprendone tutte le diverse sfaccettature.
– SETLIST-
Acres of Skin
Industrial Discipline
Powershifter
Shock
Edgecrusher
Linchpin
No One
Invisible Wounds (Dark Bodies)
Soul Hacker
Roboticist
Martyr
Arise Above Oppression
Archetype
ENCORE:
Demanufacture
Zero Signal
Replica
Resurrection
LINEUP:
Dino Cazares – guitars, bass, vocals ( backing)
Tony Campos – bass, vocals
Milo Silvestro – vocals
Pete Webber – drums






