PFM

Storia di un Minuto – Per un Amico

Negli anni settanta sappiamo tutti cosa avvenne, la musica prese strade differenti e si moltiplicarono le espressività che videro fiorire anche il numero di gruppi.

E pure nel rock fu un vero rinascimento, una vera estasi collettiva. Per l’Italia ci fu una dimensione artistica che fuoriuscì anche dai confini patri diventando una corrente conosciuta, e riconosciuta valoriale anche all’estero. Si trattò del Rock progressivo in cui nacquero genialità davvero universali e quindi internazionali. L’Italia prese spunto dalle evoluzioni anglo-americane ma intessé una entità tutta nazionale e originale. In questo calderone prolifico la Premiata Forneria Marconi  fu tra i maggiori esponenti insieme al Banco Del Mutuo Soccorso, Area e altre realtà, in mezzo ad una miriade di ottimi gruppi però rimasti di nicchia. Non solo, nonostante vari gruppi avessero già scritto album prog di rilievo, la loro arte aveva ancora dell’acerbo, per esempio il Balletto di Bronzo nel 1970 (‘Syrio 2222’) o le Orme nel 1971 (‘Collage’).  Cinquant’anni fa la Premiata esordì con ben due album nello stesso anno, subito di qualità. ‘Storia di un Minuto’ affiorò in gennaio, mentre ’Per un Amico’ fu pubblicato in novembre. Presentano una stessa verve espressiva anche se il primo è scritto quasi soltanto da Mussida e Pagani, mentre è sul secondo che Premoli prende piede. In ogni caso la formazione è la stessa. E’ tanto il vigore così come la dolcezza.

Dal primo abbiamo tre tracce ormai divenute famosissime come ‘IMPRESSIONI DI SETTEMBRE’; E’ FESTA’; ‘DOVE…QUANDO’ che appaiono come composizioni più di forma canzone, maggiormente riconoscibili e quindi anche più commercialmente accessibili. In realtà ‘Dove…Quando’ ha pure una parte strumentale piuttosto ostica ed è nella seconda facciata insieme alle altre song meno facili del disco. Le anime meglio fruibili e quelle difficili non si compenetrano del tutto, ma la loro velleità seriosa mantiene una coerenza espressiva perfettamente strutturata. Dentro ‘Storia di un Minuto’ c’è la cavalcata ‘E’ Festa’ (‘Celebration’ nella versione in inglese, sebbene il cantato sia ridotto a due frasi, che ha molto in comune col rock duro nonostante la vicinanza alla tarantella che però verrà ben immersa nell’afflato rock). Se ‘Impressioni di Settembre’ e ‘Dove…quando’ sono due ballate  magiche (in realtà la parte strumentale della seconda diventa puro virtuosismo), ‘LA CARROZZA DI HANS’ si presenta per metà ballata e per metà sperimentazione. La raffinatezza di questo disco è estremamente spinta e passa dalla distorsione, all’acustica, al sinfonismo classico senza alcuna frattura stilistica, se appare per certi versi a volte ingenua esplicitazione di sé, ha però già una maturità ben emergente nella sua costruzione. I musicisti si raccontano già come abilissimi strumentisti, ma è soprattutto l’intelligenza compositiva a farsi evidente.

Il successivo lavoro si fa più complesso, e se l’immediatezza viene meno, ne guadagna la pregnanza esecutiva, anche se quella concettuale artistica era già valorialmente evidente nell’esordio. In tale secondo album, la forma canzone classica viene quasi del tutto a mancare, l’unico pezzo diventato famoso ai più è ‘IL BANCHETTO’, ma la sua parte accessibile è solo una sezione, quella iniziale e quella del cantato, per il resto è anch’esso un brano molto faticoso da seguire per chi non è avvezzo a tali performance: una suite di otto minuti e mezzo non è per tutti. In effetti questo disco vendette meno del primo. E’ un lavoro in cui si dà molta spinta alla chitarra acustica che appare in tante parti dell’insieme ma non mancano virtuosismi tastieristici. ‘Generale’ ricorda gli Yes, soprattutto sulla parte più incombente, ma in questo chiedo aiuto ai lettori: è preso dagli Yes o anticipa gli Yes? La parte più pesante sembra provenire, come stile, come attitudine stilistica, a ‘Perpetual Change’ (‘The Yes Album’) del 1971, ma assomiglia più alla parte densa della successiva ‘The Gates of Delirium’ (‘Relayer’) del 1974. Lascio a voi l’ardua sentenza.

Nei due dischi, talvolta similari, ma sostanzialmente diversi, si dà spazio al jazz solo in maniera sfumata mentre la parte folk viene fuori con maggior costanza denotando una certa forte dose di italianità, ed è decisamente anche il lato di musica classica a raccontare l’influenza di tipo italico. Per le liriche sembra data maggiore importanza al suono che deriva dalle parole piuttosto che al loro significato, sebbene un messaggio sensato filtri sempre; si ripetono spesso gli stessi vocaboli e i testi sono brevi. Nel mondo progressive del 1972 i Genesis erano al grande terzo album, i Pink Floyd erano già una certezza (‘Ummagumma’ e ‘Atom Earth Mother’ avevano già visto la luce) e gli Yes chiudevano la “magnifica trilogia” con ‘Close to the Edge’, e lo stesso dicasi per gli E.L.P. Eppure, la tanta carne estera, pur influendo su di loro, permise lo stesso alla band di trovare una connotazione personale. Si sentono molte digressioni che ricordano i quattro miti (molto di meno si sentono i King Crimson), ma vengono usati come spunti e non come conclusione ideativa. In effetti l’Italia parte in ritardo, anche il Banco esordisce nel 1972 e anch’esso con due lavori, ma trova subito la propria personalità. Per la musica tre/quattro anni sono una eternità considerando il maturare ed il mutare delle mode, ma si farà in tempo a dare l’immagine autoctona che tanto bene sarà considerata all’estero. Fu un Prog molto mediterraneo, ma molto evoluto, che aggiunse al panorama mondiale una valenza espressiva ricca e sfaccettata, ancora oggi presa ad esempio. Fu l’unica volta nella storia che l’Italia poté insegnare qualcosa di rock al mondo, solo oggi col metal si ha un piccolo riconoscimento simile, ma allora il prog italico divenne davvero metro di paragone. Tutto finì al termine degli anni settanta e in questo mondo speciale la PFM occupa una posizione di rilievo. Il 2021 ha visto ancora esistente il gruppo con un ulteriore album ‘Ho sognato Pecore elettriche’, segno che il bisogno comunicativo non è mai perduto in artisti che tanto hanno dato al mondo.

Roberto Sky Latini

Numero Uno
www.pfmworld.com

Storia di un Minuto
Lato A
Introduzione
Impressioni di Settembre
È Festa
Dove… quando… (parte I)
Lato B
Dove… quando… (parte II)
La Carrozza di Hans
Grazie davvero

Flavio Premoli – vocals / keyboards / moog
Franco Mussida – vocals
Mauro Pagani – flute/ violin / piccolo
Giorgio Piazza – bass
Franz Di Cioccio – drums / moog

Numero Uno
www.pfmworld.com

Per un Amico
Lato A
Appena un po’
Generale
Per un Amico

Lato B
Il Banchetto
Geranio

Flavio Premoli – vocals / keyboards / moog
Franco Mussida – vocals
Mauro Pagani – flute/ violin / piccolo
Giorgio Piazza – bass
Franz Di Cioccio – drums / moog