Michael Monroe

I live too fast to die Young

Ormai, tra Hanoi Rocks e carriera solista, il finlandese Monroe è diventato un punto di riferimento per il genere metal che suona. E’ una istituzione che merita la fama che possiede. Il metallo glam/street che viene espresso ha molte volte contatto con l’anima punkeggiante che il musicista usa spesso da sempre. E’ un anziano ormai di sessant’anni, seppure oggi fisicamente anziani a sessanta non lo si è più, lo si sente da come svolge perfettamente il suo ruolo di cantante, la carriera però racconta di qualcosa di molto passato visto che gli Hanoi Rocks esordirono nel 1981. In effetti il sound si rifà del tutto agli anni a cavallo tra settanta e ottanta, ma come se fosse ancora una sonorità giovane e sfacciata. Siamo al nono album da solista eppure si sfornano ancora brani che accendono la fiamma giusta.L’album parte con ‘MURDER THE SUMMER OF LOVE’, una song classicamente punk-rock alla Stiff Little Fingers/Clash, che allaccia quel genere musicale allo Street Metal; essa suona piuttosto orecchiabile e al tempo stesso rock’n’roll. La stessa cosa vale per ‘YOUNG DRUNKS & OLD ALCOHOLIC’, molto accattivante, suadente ma sempre elettrica. Il punk più veloce e accalorato si identifica in due pezzi:

‘All Fighters’, diretta e corale e la invadente (e migliore) ‘PAGAN PRAYER’, pistolettata alla Ramones, col basso in primo piano, tipico del punk di vecchia data. Le emanazioni non irruente come ‘DERELICT PALACE’ testimoniano la classe con la capacità di essere bravi anche quando si usano dinamiche dall’effetto meno dirompente, sapendo infilare una interpretazione da coroner new-wavaro. Composizioni più leggere e da canzoncina come ‘Everybody’s Nobody’ diventano traccia minore, ma sono lo stesso un momento piacevole. La leggerezza di una ballata come ‘ANTISOCIALITE’ è invece pregnante, una semplice canzone soft che tra pianoforte e chitarra ha l’ariosità di un bel pezzo avvolgente. Se il rock rolleggiante di ‘Can’t stop fallin’ apart’ è scontato (ma divertente), ci pensa la title-track ‘I LIVE TOO FAST TO DIE YOUNG’ a rockeggiare in maniera meno prevedibile anche se sempre dentro l’ottima scia tradizionale; potete muovere le articolazioni delle anche e partecipare al coro senza ritegno. Va segnalata anche l’ultima traccia ‘Dearly Departed’ come interessante perché si basa su un tessitura rarefatta di stampo elettronico senza esagerare, lasciando alla linea vocale e al calore dell’ugola il fascino espressivo di una voce   esaustiva e vibrante. Nella commercialità da singolo possiamo metterci ‘No Guilt’, senza che questo diventi pecca dato il buon gusto del compositore.

C’è un po’ di adolescenza in questo album. E’ proprio come se si volesse rivivere i tempi d’oro del passato, con un alto tasso vintage che però conserva la fresca carica di un tempo che fu. Così le song mantengono appeal e coerenza con il meglio della vivacità valoriale che la gioventù fornisce, in tutta fluidità e compiutezza. La maturità si trova nel fatto che le canzoni sono molto strutturalmente equilibrate e non perdono tono in alcun passaggio, segno di una mente piena di esperienza che sa cosa va evitato. Voce da fellone; assoli formalmente composti ma sentiti emozionalmente; sezione ritmica semplice però efficace. Nonostante quindi alcune flessioni, il singer si dimostra all’altezza della sua iconica fama, artista che risulta bandiera di un modo antico ma funzionante di essere in gioco. Ormai ogni full-lenght di Monroe è un appuntamento da non mancare.

Roberto Sky Latini

 

Murder the Summer of Love
Young Drunks & Old Alcoholic
Derelict to Palace
All Fighters
Everybody’s Nobody
Antisocialite
Can’t Stop Falling Apart
Pagan Prayer
No Guilt
I Live Too Fast To Die Young   (guest: Slash-guitar)
Dearly Departed

Michael Monroe –

Michael Monroe – vocals / harmonica
Steve Conte – guitar
Rich Jones – guitar
Sami Yaffa: bass / guitar
Karl Rockfist – drums