Malefic
Impermanence
C’è un tipo di disco che non concede tregua, ma che allo stesso tempo evita di trasformarsi in un semplice esercizio di brutalità. Impermanence, debutto sulla lunga distanza degli statunitensi Malefic, appartiene esattamente a questa categoria:
un concentrato di blackened death/thrash che trova un equilibrio sorprendente tra ferocia, tecnica e senso della melodia.La band di Atlanta costruisce il proprio sound su una base thrash nervosa e incalzante, contaminandola con l’oscurità del black metal e la precisione chirurgica del death tecnico. Il risultato è un album di appena quaranta minuti che sembra durarne la metà, tanto è fluido il susseguirsi dei nove brani. Nessun riempitivo, nessun momento di stanca: ogni riff ha uno scopo, ogni accelerazione arriva al momento giusto.
L’apertura affidata a “Blood of the Throne” è una dichiarazione d’intenti. Picking velocissimo, batteria che macina chilometri e un break melodico capace di elevare il pezzo oltre la semplice sfuriata estrema. Non sorprende che la band abbia scelto proprio questo brano per il nuovo videoclip, una produzione volutamente provocatoria che mette in dialogo l’estetica estrema del gruppo con l’identità hip hop della città di Atlanta. Un contrasto visivo che accompagna perfettamente il tema del brano: una critica alle dinamiche del potere e del capitalismo contemporaneo, destinata inevitabilmente a dividere il pubblico.
Il vero punto di forza di Impermanence, tuttavia, è la sua capacità di evitare qualsiasi etichetta troppo stretta. I Malefic passano con naturalezza da atmosfere gelide e malinconiche a riff devastanti, alternando blast beat, cambi di tempo e aperture melodiche senza perdere coesione. Si percepiscono influenze importanti – dai Carcass ai Testament, passando per Dissection e The Black Dahlia Murder – ma il quartetto riesce a rielaborarle senza cadere nel citazionismo.
Merita una menzione anche la produzione, volutamente distante dagli standard ipercompressi di molto metal moderno. Il mix lascia respirare gli strumenti, valorizza le sfumature delle chitarre e restituisce una batteria dinamica, persino imperfetta quando serve. Una scelta che dona al disco un carattere decisamente più umano e autentico, coerente con il titolo e con i temi affrontati nei testi, che spaziano dalle difficoltà personali alle tensioni sociali fino alla riflessione esistenziale.
Impermanence è un album che vive di contrasti: tecnico ma istintivo, feroce ma ricco di dettagli, moderno senza rinnegare la tradizione dell’extreme metal. I Malefic dimostrano di avere personalità e idee chiare, confezionando un lavoro che convince tanto per la qualità compositiva quanto per il coraggio di esporsi anche sul piano concettuale.Per chi cerca un disco estremo capace di colpire sia allo stomaco sia alla testa,
Impermanence rappresenta una delle uscite più interessanti degli ultimi tempi. Una scarica di adrenalina che non punta solo a demolire l’ascoltatore, ma anche a lasciargli qualcosa su cui riflettere una volta spento l’impianto.
Drakul218





