Magia Nera

Vlad

Gli anni settanta dei Magia Nera non sono stati in grado di produrre  nulla discograficamente, ma dal 2017 il gruppo italiano è riuscito ad esprimersi con pregnanza, e siamo oggi al terzo full-lenght. Ciò che si nota in questa nuova pubblicazione, è il maggiore spirito cantautorale dell’impostazione, già presente nei lavori precedenti, ma qui effettuato come scelta primaria.

Si evidenzia, come anche si evidenziava in passato, una forza teatrale dell’interpretazione, caratteristica tipica dell’ugola semi-roca di Cencetti, declinata in modalità meno rock e più italianizzata di quanto già non fosse, con quel modo  spezzettato e quasi parlato che diminuisce il tasso melodico delle linee cantate. Una modalità utile ad enfatizzare i contenuti. I dischi precedenti possedevano una serie di arie molto più melodiche che andavano verso realtà sempre nostrane, talvolta addirittura quasi prog. Resta il fatto che la one-man-band di Cencetti (è l’unico autore della musica e dei testi) non si snatura in alcun modo e mantiene le caratteristiche principali già emerse stilisticamente.

L’inizio prende il via in maniera soffice con la ballata ‘LA PROTOGENESI’ che canta in quel leggero modo roco che ricorda Paolo Conte; è tutto basato sul cantato ma la chitarra acustica che l’accompagna scivola via in un piacevole rivolo atmosferico. ‘VLAD IL CONDOTTIERO’ introduce una maggiore tonicità, senza però divenire dura, con un arrangiamento ricco dove la chitarra, tra elettricità e suadenza, cambia passo, con l’aggiunta di tastiere suggestive che ampliano il brano aprendolo. L’aria tetra che approccia l’ascoltatore con le tastiere sinfoniche, donano all’insieme di ‘ALI NEL BUIO’, una corposità in grado di lasciar trapelare quel senso di oscurità che sta per incombere nel racconto, e qui la derivazione canora alla Paolo Conte diventa maggiormente evidente. Molto semplice la traccia ‘Dolce Sentire’ dove la tastiera fa un assolo vintage e la riffica hard ha una sua distorsione particolare, granulosa, poi però inibita lasciando al basso il senso ritmico principale. Tra le migliori canzoni c’è ‘AMORE DI UNA NOTTE’ che nella contrapposizione duro-morbido gioca le sue carte, ed il dolce pianoforte ha una suadenza spiccata che avvolge e sa essere liquidamente carezzevole.

Freddo Sacello’ di colpo immette un diverso connotato formale, spingendosi verso lo stile alla De Andrè con la PFM, sia per musica che per voce. La cosa alla de Andrè continua, ancor più nettamente, in ‘Frassino nel Cuore’, pezzo che purtroppo diventa l’unico episodio davvero poco originale. Si termina con l’ ‘Atto Finale’, formato da un denso momento introspettivo prima e da un acceso sfogo dopo, che intreccia infine brevemente chitarra e tastiere soliste, le quali non vengono qui sfruttate appieno, avrebbero meritato di prolungarsi per una session di almeno uno o due minuti prima delle parole finali; questa va considerata una occasione persa di soddisfare l’ascolto appieno.L’opera è ancora una volta un concept, come ama fare sempre l’autore, stavolta del vampiro Dracula e del suo giustiziere. Il famoso nobile Vlad III di Valachia è dentro un alveo di morte e sangue, dove vive la sua personale parabola tragica portata a compimento dal sacerdote vendicativo. Importante la presenza contigua del libro ‘L’innocenza di Dracula’ che è stato scritto per far accedere il fruitore alla storia raccontata dal disco, di cui la musica va ad esternare il lato emotivo, mentre lo scritto, pur nominando i sentimenti dello spirito, rimane più una traccia indicativa che sostanziale rispetto ai suoni che diventano pathos.

Molto bello il packaging di carta solida con la copertina graficamente iconica e la grafica interna rossa sullo sfondo nero, che dà pathos anche alla foto. Dal punto di vista contenutistico le tastiere, stavolta non gestite da Fabio D’Andrea che invece è stato l’ingegnere del suono, hanno un bell’appeal, grazie al fatto di essere molto ben dosate, rendendo adeguatamente il mistero come però sapendo anche schiarire il tessuto sonoro verso viste ariose. La chitarra solista sempre messa al posto giusto, è presente spesso, con assoli che diventano l’elemento a ricordare più degli altri che la band è legata anche all’hard rock. La ritmica è scorrevole e appare più efficace che nell’album del 2019. Va sottolineata una curiosità che appare tre volte nel disco, quella che riguarda la bravura di aver trovato nella ‘Protogenesi’; in ‘Amore di una notte’ e in ‘Atto Finale’ delle specifiche singole tracce sonore, similari dal punto di vista della funzione, nel primo caso con la chitarra acustica, nel secondo col pianoforte e nel terzo con la chitarra elettrica, che sono segno di una sensibilità in grado di dare analogamente spessore al cantato che in questi tre casi appare un po’ troppo didascalico, ma che acquista valore proprio per la giusta struttura musicale sottostante. Ci troviamo al cospetto di un lavoro che denota ancora una volta la volontà narrativa di Cencetti, ancorato all’estetica del passato antico degli anni settanta, e spinto da una attitudine romantica significativa, in grado di fargli esprimere il senso poetico anche nelle sonorità prodotte, oltre che nei testi. Tutto ciò appare quale suo passionale e personale attaccamento alla tradizione del rock. Quando Cencetti racconta, s’immerge completamente nel tema per estrarne sensazioni, e più che le tante parole, qui davvero tante, ci riescono i suoni.

Roberto Sky Latini

 

La Protogenesi (recitativo)
Vlad il Condottiero
Ali nel Buio
Dolce sentire
Amore di una Notte
Freddo Sacello
Frassino nel Cuore
Atto Finale

Bruno Cencetti – vocals / guitar
Luca Tommasi – keyboards
Alfredo Peghini – bass  / acoustic guitar
Alvaro Lazzini – drums
Daniele Tedeschi – piano  in ‘Amore di una Notte’

Allegato il libro: ‘L’Innocenza di Dracula-Apologia di un Vampiro’