Death & Legacy

D4ark Propechies

La Spagna non è nuova al Death melodico, ma qui la scia si fonde spesso con le forme meno estreme del riffing, portandosi verso effluvi classicamente heavy. E’ violento il growling, ma fuso con linee melodiche di un cantato estroverso. La cantate donna utilizza la sua ugola come una roccia impattante, ma anche sa modularla verso una pulizia enfatica piuttosto esplicita. Questo quinto full-lenght dal 2014, esce dopo il terzo ‘Inf3rno’ da cui sono trascorsi già tre anni.

L’inizio riffico dell’ottima ‘DAMNED’ è assolutamente Heavy Metal tradizionale, nemmeno thrash, ed è così per tutto la song; ritmica e chitarra non fanno che rimanere in quell’alveo, e la linea vocale è metalcore, rendendo evidente che non c’è traccia di Death, perché il cantato è denso ma perfettamente inseribile nel contesto tipico dei due generi citati. Ulteriore valore compositivo in ‘THE UNNAMED SHADOW’ dove il senso heavy brilla in modo ancora più chiaro, stavolta evitando del tutto sia il metalcore oltre appunto al death, genere ancora non pervenuto dopo questa seconda traccia. Il Death esplode con ‘BEYOND THE VEIL’ che si fa però leggermente sinfonico, e stavolta i connotati sono chiaramente quelli, e il pezzo non funziona meno degli altri, realizzando cattiveria in senso concreto; si aggiunge un ponte melodico con il pianoforte dove però la voce, contemporaneamente raschiosa e sussurrata, è atmosfericamente sinistra, portando verso un momento strumentale solista di sicuro appeal. L’episodio che colpisce per evocativa ariosità è ‘THE CRAWLING CHAOS’ in cui vince l’orientaleggiante feeling che appare di ampio respiro corroborato dalla voce pulita femminile davvero azzeccata, facendone uno degli episodi migliori.  Non tra i momenti più ficcanti, ma certamente piacevole rilassamento, sta la strumentale soffice ‘An Oceano of Sorrow’ basata sull’assolo di chitarra. Alcuni muri compatti efficaci si perdono per colpa di una linearità semplicistica che non porta da nessuna parte come nei pezzi ‘The Fallen’ o ‘Dying Life/Dying Lie’. E altri filler si trovano, compresa la ballata ‘Eternal’ che sembra partire con una buona atmosfera e invece non decolla mai.

Il gruppo non eccelle nel songwriting, ma riesce comunque a infliggere alcuni ottimi buoni colpi. Non è musica sempre claustrofobica, soprattutto per via del riffing classico e per le aperture melodiche che non sono affatto poste in secondo piano. Ma tali parti morbide contengono una certa potenza di fondo, non diluendosi in porzioni edulcorate, anzi, evitando del tutto certe sdolcinature che sia alcuni gruppi Death, che quelli Metalcore inseriscono coi loro ‘stop and go’. La vocalità è un qualitativo colore intermedio tra growl e scream, ed essa è ben abbinata con quella pulita femminile o maschile, a seconda delle occasioni. Alla fine l’album ha un 70% di metal non estremo, e utilizzare l’aggettivo “melodic” per esso è un errore di fondo. La sua melodicità non è melodica, è heavy metal appunto; se più intelleggibile melodicamente, ciò non ne fa un assoluto di Melodic Death. Una realtà che nel panorama musicale mondiale si attesta su buonissime posizioni dato che i brani inutili sono solo una minoranza, e che in alcuni casi lo sono soltanto per un impegno non ben portato a termine dato che lo spunto a volte c’è ma non sviluppato.

Roberto Sky Latini

Art Gates Records
www.deathandlegacy.com

Damned
The Unnamed Shadow
Beyond the Veil
The Fallen
Eternal
The Dark Side of Me
The Enigma of the Sands
The Crawling Chaos
Dying Life/Dying Lie
An Ocean of Sorrow

Hynphernia – vocals
Jesús – guitars
Manu – guitars
Hugo – bass
Charly – drums