Lythora

Crack The Stone

Dalle lande bolognesi arrivano i Lythora, e Crack The Stone è il tipo di uscita che entra in campo senza perdere tempo in convenevoli. Il trio confeziona un heavy/thrash metal compatto, nervoso e diretto, costruito con una preparazione tecnica evidente e con un’attitudine che punta dritta all’impatto.

Fin dal primo ascolto emerge una band che sa come tenere in mano la materia, con canzoni ben piantate a terra e una scrittura capace di unire energia, disciplina e personalità.Il riferimento ai Metallica è evidente nella costruzione dei riff e in una certa grammatica compositiva, ma i Lythora hanno il merito di non fermarsi all’omaggio. Il loro suono spinge forte, resta teso e trova in Lycantropy un perfetto biglietto da visita:

l’attacco è frontale, il motore ritmico lavora senza cedimenti e gli assoli, intrisi di wah-wah, riportano in primo piano un linguaggio che qui non suona nostalgico, ma ancora perfettamente efficace. Se qualcuno pensava che quell’impronta fosse ormai fuori tempo massimo, questo EP gli risponde con i fatti.

A fare centro è anche la produzione, solida e ben calibrata, capace di lasciare respirare i brani senza smussarne la forza d’urto. Ogni traccia lavora come un colpo secco, senza riempitivi né dispersioni, mentre l’artwork rafforza l’identità del lavoro con un immaginario di pietra, oscurità e imponenza che richiama i monoliti di Stonehenge e si incastra bene con i temi evocati dai singoli The Ride e Lycantropy.

Non siamo di fronte a un disco che rivoluziona il genere, ma a un EP che conosce il proprio terreno, lo presidia con sicurezza e assesta più di un colpo ben mirato. In breve: roba che spinge, graffia e si fa ricordare.

Stefano Bonelli