Black Sea Of Trees
Cult of the Sun
Con Cult Of The Sun, secondo full length della band australiana Black Sea Of Trees, ci troviamo di fronte a un lavoro fortemente concettuale e narrativo, costruito attorno alla figura storica di Akhenaton e reinterpretato attraverso una lente quasi cosmica e apocalittica.
L’album racconta l’ascesa di un sovrano scelto da una divinità solare per abbattere un vecchio ordine e fondarne uno nuovo, salvo poi assistere al progressivo sgretolarsi delle proprie convinzioni fino all’annientamento finale dell’intera esistenza. Un concept ambizioso che permea ogni aspetto del disco e ne rappresenta il principale punto di forza.
Fin dalle prime note di A Red Dawn emerge chiaramente la volontà della band di costruire un’esperienza immersiva più che una semplice raccolta di canzoni. Le composizioni si sviluppano lentamente, privilegiando la costruzione dell’atmosfera e della tensione emotiva rispetto all’impatto immediato. Le influenze di gruppi come Opeth, Cult Of Luna, Karnivool e Russian Circles sono facilmente riconoscibili, soprattutto nell’utilizzo delle dinamiche e nella continua alternanza tra momenti di quiete contemplativa e improvvise esplosioni di pesantezza.
Uno degli aspetti più interessanti del disco è il modo in cui il quartetto riesce a integrare elementi sonori legati alle ambientazioni desertiche e mediorientali senza cadere nel cliché. Le melodie, alcune soluzioni armoniche e certe linee chitarristiche contribuiscono a costruire un immaginario coerente con il racconto, evocando paesaggi aridi, templi dimenticati e visioni mistiche che accompagnano il protagonista lungo il proprio percorso.
Non si tratta di semplici inserti decorativi, ma di elementi che diventano parte integrante della narrazione musicale.Dal punto di vista strumentale il lavoro appare curato e maturo. Le chitarre di Samuel Exton e Chris Schwinghamer si muovono costantemente tra riff massicci e tessiture più atmosferiche, spesso privilegiando la creazione di paesaggi sonori piuttosto che la ricerca del singolo passaggio memorabile. Il basso di Francesco Adami e la batteria di Jan Schotting sostengono efficacemente la struttura dei brani, contribuendo a mantenere coesione anche nei momenti più dilatati.
Molto interessante anche il lavoro vocale. Samuel Exton alterna registri puliti, armonizzazioni evocative e growl profondi utilizzati come veri e propri strumenti narrativi. Le diverse sfumature vocali accompagnano l’evoluzione psicologica del protagonista, passando dalla devozione assoluta alla disillusione, fino all’accettazione della fine. Questa scelta contribuisce a rendere il concept più credibile e coinvolgente.
Tra gli episodi più riusciti spicca sicuramente Servant To The Sun, che riesce a trasmettere con efficacia l’entusiasmo e la convinzione quasi fanatica del protagonista nel momento della sua consacrazione. Anche Visions Of A Crimson Moon rappresenta uno dei vertici del lavoro grazie alla sua struttura più articolata, capace di attraversare diverse atmosfere senza perdere coerenza. Omen, con le sue influenze orientali e il suo andamento più immediato, offre invece uno dei momenti più accessibili dell’intero disco.
La title track Cult Of The Sun costituisce probabilmente il cuore emotivo dell’opera. Qui la band concentra gran parte delle tensioni accumulate in precedenza, mettendo in scena il crollo delle certezze del protagonista attraverso continui cambi di ritmo e variazioni atmosferiche. Il successivo Field Of Reeds rallenta drasticamente i toni, offrendo uno dei momenti più malinconici e introspettivi dell’album prima della conclusione affidata a Eclipse.
Se c’è un aspetto che potrebbe dividere gli ascoltatori è proprio la natura profondamente atmosferica del lavoro. La scelta di privilegiare la costruzione narrativa e l’immersione emotiva rende il disco estremamente coerente, ma allo stesso tempo ne limita l’immediatezza. Alcuni passaggi tendono a svilupparsi con tempi molto dilatati e non tutti i brani riescono a lasciare un segno immediato al termine dell’ascolto. È un album che richiede attenzione, pazienza e una certa predisposizione verso il progressive metal più contemplativo.
Ciò non toglie che Cult Of The Sun rappresenti un lavoro serio, ambizioso e realizzato con grande cura. I Black Sea Of Trees dimostrano di avere una visione artistica precisa e la capacità di tradurla in musica in modo coerente. Pur non essendo un disco particolarmente facile o immediato, offre numerosi spunti interessanti a chi ama immergersi in opere concettuali dense e stratificate.
Nel complesso, Cult Of The Sun è un album che punta più sull’esperienza complessiva che sul singolo brano. Non sempre riesce a mantenere costantemente alta la tensione, ma la qualità della scrittura, la coerenza del concept e l’atmosfera costruita dalla band ne fanno comunque un ascolto degno di attenzione per gli appassionati del progressive metal più evocativo e narrativo.
Alesecco




