It’salie

Wild Games

Puro hard rock verace con moderne staffilate metal, quindi uno stile tosto che non appare vintage pur rifacendosi al passato lontano dei settanta/ottanta.
Il gruppo non è completamente italiano vista la presenza tedesca del grande Mat Sinner, ma lo spirito è guidato dal padre batterista e della figlia singer che lo sono, quindi possiamo vederli come una realtà più nostrana, eppure il sound non lo dimostra tanto è maturo il feeling anglo-americano che lo guida.Niente aliti soffusi, e vietati i giri languidi da ballata dolciastra che pure il genere suonato possiederebbe in potenziale. Anche quando ci sono brani commerciali e più melodici come ‘History remains’, il tono dell’esecuzione rimane forte e deciso senza far calare la tensione. La cover ‘One Way to Rock’ di Sammy Hagar è l’emblema di ciò che sente la band, lato selvaggio e dirompente che non viene accentuato rispetto alla song originale che era  già ben solida, ma che viene affrontata con decisione e carattere ottenendone una bella versione.

La scrittura non è monolitica perché cerca diverse sfumature nel proprio rock e riesce a rendersi attrattiva in ogni lato esplorato, non perde mai la compattezza, e persino fa emergere una buona dose di suggestioni fascinose come nella magica ‘SPIRITS’, la cui piccola pecca sta nel fatto che risulta l’unica canzone dove il cantato sfiora la stonatura esagerando un po’ con la pur positiva spinta delle corde vocali. Street Metal duro e coriaceo ‘LIVING IN THE CITY’ interpretato senza indugio verso una tosta sfacciataggine.

Il cadenzato avanzare di ‘BELIEVERS OF LEADERS’  è un colpo graffiante ma anche una materia meno rude grazie ad una linea melodica parzialmente più elaborata. Heavy Metal dal riff serrato con la bella scossa di ‘BRING IT , la quale emette una irradiazione elettrica che sembra una urgenza espressiva da dover assolutamente eruttare sia con la gola che con l’assolo tagliente. ‘GATES OF FAITH’ è la song orecchiabile di una certa pregnanza comunicativa, ma il suo feeling rotondo avvolge mantenendo il tenore rock necessario a permanere all’interno di una verve muscolare senza sbavature. Il triplo ritmo di ‘DEATH ROAD’ realizza una song da combattente,  e l’ostinazione dei riff sostiene bene la dinamica nervosa del pezzo.

La voce è decisamente dura, ma molto spesso in certi vibrati ed accentazioni esala sensazioni simili a quelli di Sean Harris dei Diamond Head, aumentando una certa atmosfera evocativa. Ad ogni modo in maniera ancor più evidente la sua ugola ricorda quella di Sandi Saraya, ed anche la musica è accostabile a quella appunto della band Saraya. Significa che siamo in piena era ottantiana per una interpretazione dell’hard così come veniva vissuto in quel periodo. Gli It’sAlie riaccendono quella bella fiaccola rockettara che troppo spesso viene eseguita sottotono, qui invece riesumata con carattere fiammeggiante con anche però grande classe.

Sia la chitarra ritmica che quella solista seguono lo stesso mood energico, e la sezione ritmica offre bei colpi a sostegno con un bel suono del rullante della batteria che batte in modo ficcante. Sul mercato pure le svedesi Gems cercano la loro via al rock duro tradizionale ma vanno verso gli Halestorm a volte troppo addomesticati, mentre qui si vira veramente verso le origini del rock-blues, e l’ipotetica battaglia fra loro è vinta appieno de questi italici che sembrano affamati. La Frontiers come primo approccio non li ha levigati, la loro discografia quindi vede tre dischi uno più bello dell’altro, fin qui nessuna caduta e anzi un’anima conservata lucida e scintillante.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

Waiting for the Rain
One Way to Rock
Living in the City
History remains
Believers of Leaders
Rebels
Bring it on
Gates of Faith
Wake up Call
Death Road
Spirits

LINEUP:

Giorgia Colleluori – vocals
Leonardo Duranti – guitars
Mat Sinner – bass
Camillo Colleluori – drums