INTERVISTA agli INFECTION CODE

Intervista a cura di Drakul218

Dopo quasi trent’anni di storia e undici album, gli Infection Code tornano con “De Reptilium Arcanis”, un lavoro che Ricky Porzio descrive come un disco “totalmente focalizzato”, nato dalla volontà di ritrovare la vera essenza della band senza rinunciare all’esperienza e alla maturità accumulate nel tempo.

Death metal, industrial, sperimentazione e influenze della vecchia scuola confluiscono in un sound che guarda alle origini ma con una consapevolezza diversa. Al centro della filosofia del nuovo album c’è soprattutto la canzone: arrangiamenti, dettagli, suoni e tecnica vengono messi al suo servizio, evitando qualsiasi compiacimento fine a se stesso. In questa intervista Ricky ripercorre l’evoluzione degli Infection Code, il ritorno di Macha, il rapporto tra tecnica e personalità, le esperienze che hanno portato la band ad allontanarsi temporaneamente dalle proprie radici e il significato di una nuova fase che, nonostante tutto, conserva intatta la fame degli esordi.

  1. Dopo undici album, “De Reptilium Arcanis” rappresenta un nuovo capitolo per gli Infection Code. Quali sono gli aspetti che rendono questo disco diverso dai lavori precedenti?

Ricky Porzio: “De Reptilium Arcanis” è un disco totalmente focalizzato. Non ci sono filler, non c’è tregua ed è puro Infection Code sound. È la versione bombastica di “H.I.V. 999”, mini che abbiamo scritto nel 2000. Questo è esattamente come io avevo in testa dovesse suonare la band. Soprattutto, parla la stessa lingua dall’inizio alla fine. Tutto è stato concepito per la song, non per compiacere il musicista.

  1. Il vostro percorso musicale è sempre stato caratterizzato dalla ricerca e dalla sperimentazione. Quanto è importante per voi continuare a mettere in discussione il vostro stesso linguaggio?

Ricky Porzio: Più che mettere in discussione il proprio linguaggio, cosa peraltro fondamentale, è importante crearselo un linguaggio. La tecnica strumentale serve per avere un vocabolario ampio con il quale poter essere più facilitati ad esprimere ciò che si abbia in testa. Ma un tema vincente lo si fa con l’idea, con la personalità, non solo con le belle parole. Negli ultimi dieci anni, soprattutto nella musica estrema, c’è stata un’esasperazione della tecnica applicata allo strumento veramente esagerata. Il risultato è stato che il linguaggio personale sia stato messo in secondo piano. Sento molta omologazione. Ti faccio un esempio: nessuno può mettere in discussione che i Death fossero tecnicamente dei grandissimi musicisti ma, quando ascoltavi una loro canzone, non avresti potuto non dire: “Ok, sono i Death”. Capisci cosa intendo? Chiaramente avevano una tecnica spaventosa ma, paradossalmente, non era l’elemento di spicco. Il focus era il linguaggio, la personalità e, ovviamente, la song.

  1. Nel nuovo album convivono elementi death metal, industrial e influenze più sperimentali. Come nasce questa fusione sonora?

Ricky Porzio: Gli Infection Code sono nati proprio per questo. Per suonare una musica che potesse essere infettata dalle varie influenze che componevano il nostro menù musicale di ragazzini: Fear Factory, Godflesh, Red Harvest, Ministry, Korn, Sepultura, Meshuggah… con una piccola sterzata verso territori vicini ai Death e al Thrash Metal vecchia scuola. A noi viene naturale far confluire tutto ciò nei nostri brani, siamo cresciuti con questo background. Ora il nostro palato è più raffinato. Invece del Negroni, magari scegliamo un buon vino per l’aperitivo. L’importante è che, poi, quando ci si alzi dal tavolo, non ci si alzi sobri.

 Quanto lavoro c’è dietro la costruzione di un brano degli Infection Code, soprattutto quando si devono combinare atmosfere, tecnica e aggressività?

Ricky Porzio: Ti dipingo lo specchio dei tempi attuali della band. In prima battuta, non c’è moltissimo lavoro. Nasce quasi tutto da un’idea ritmica e da un embrione di struttura. Ma, mentre prima eravamo per un “buona la prima”, con “De Reptilium Arcanis” abbiamo lavorato tantissimo sugli arrangiamenti. Sui dettagli, sul togliere anziché mettere. Sugli arrangiamenti. Sul suono. Anche in studio abbiamo scelto un approccio quasi live. Ciò che senti su disco è ciò che sentirai dal vivo. L’attenzione al dettaglio, al flow, al “meno è meglio”, sono state tutte acquisizioni portate dal ritorno di Macha nella band.

  1. Il titolo “De Reptilium Arcanis” suggerisce un universo oscuro e complesso. Quanto è importante per voi costruire un’identità concettuale attorno alla musica?

Ricky Porzio: Per noi è un punto fondamentale, da sempre. Ora, credo di non essere la persona più indicata a sviscerare questo argomento perché non ho mai scritto un testo ma, penso che Gabriele si sia davvero superato a questo giro. Ha creato un immaginario che sembra un bestiario medioevale. Puoi intuire cosa succeda nella song solo leggendone il titolo. Lo trovo piuttosto affascinante. In questo si possono trovare molti concetti archetipici: il padre, la madre, il messia.

  1. La vostra carriera è sempre stata legata all’idea di evoluzione. C’è mai stato un momento in cui avete rischiato di allontanarvi troppo dalle vostre radici?

Ricky Porzio: Sì, c’è stato. Con il senno di poi, non credo sia stata una scelta azzeccata. Io, a livello batteristico, mi sono trovato alquanto spiazzato nel gestire un mood che non mi apparteneva. La band era diventata troppo strana per il contesto metal ma, comunque, rimaneva troppo estrema per approdare ai lidi che volevamo raggiungere. L’importante, adesso, è che si sia ancora qui. Anche delle esperienze meno edificanti si impara qualcosa. Evidentemente, se abbiamo fatto alcune scelte, ne eravamo convinti e consapevoli. Ciò ha comunque dimostrato che questa band ha vissuto con varie pelli per poi ritornare nella propria, quella a lei più congeniale. Ciò dimostra la teoria secondo cui l’organismo che sopravvive non è il più forte, né il più intelligente ma quello che si adatta meglio alle situazioni. Altresì voglio dire che, nonostante la sterzata stilistica avuta anni fa, la band dal vivo ha sempre avuto un’attitudine in your face. C’è un live di quel periodo, che si può trovare su YouTube, veramente devastante. Trovo quella formazione, cioè io, Gabriele, Enrico e Paolo, la migliore, insieme a quella attuale, che la band abbia mai avuto.

  1. Quale ruolo hanno avuto esperienza e maturità nella realizzazione di questo nuovo lavoro?

Ricky Porzio: Molta, direi. Anche se, in seno al ritorno di Macha, mi sono andato a sentire i primi due dischi. Macha ha fondato gli Infection Code con me e Gabriele e, su quei dischi, la mano alla chitarra è la sua. Beh, ho trovato tantissimi elementi che si possono ascoltare anche su questo ultimo disco. E sono passati quasi trent’anni. Certo, siamo più focalizzati, abbiamo un linguaggio più definito e meno derivativo ma, in sostanza, siamo ancora gli stessi adolescenti. Questo disco suona forte anche per questo motivo. Ascolto “Pater Serpentium” e mi dico: la fame è ancora quella e gli artigli sono ancora affilati.

  1. La musica estrema spesso vive di contrasti: violenza e atmosfera, tecnica e istinto. Come gestite questi elementi nella scrittura?

Ricky Porzio: Con molta naturalezza. Soprattutto con il ritorno di Macha. È un piacere comporre con lui nonostante sia l’unico chitarrista che mi dica di no. Ho fatto fatica ad accettare questa cosa e faccio tuttora fatica. Ma lui ha una visione dell’insieme che io non ho. Lavora per la song, non per se stesso. Ho dovuto smussare alcune mie rigidità. Abbiamo opinioni piuttosto diverse ma, credo che la stima reciproca e l’età ci abbiano portato ad un compromesso che poi, in dirittura d’arrivo, ci abbia fatto vincere la partita.

   9.  Quali sono gli aspetti di “De Reptilium Arcanis” che pensate possano emergere maggiormente con ascolti ripetuti?

Ricky Porzio: Spero molto che, dopo un po’ di ascolti, il disco diventi sempre più accessibile. Sempre più morbido, sempre più facile, quasi easy listening. Capisco possa sembrare un paradosso ma abbiamo e stiamo lavorando parecchio sulla forma canzone. Come se fossimo un gruppo pop. Alla fine, ciò che funziona nella musica è proprio questo. È indubbio che, nel nostro songwriting, ci siano molte stratificazioni; alcuni linguaggi non sono di facile accesso, sia chitarristici che ritmici ma, stiamo cercando di dare alle song una struttura semplice. Ecco, spero possa venire fuori questo nostro intento dopo ripetuti ascolti.

  1. Guardando alla vostra storia, cosa rappresentano oggi gli Infection Code all’interno della scena metal italiana?

Ricky Porzio: Te lo dico in due parole: ostinazione e resistenza.