Harsh

Feels

Gli HARSH, al loro secondo album, in un panorama dove troppo spesso il rock contemporaneo si divide tra nostalgia sterile e modernismi forzati,presentano questo nuovissimo “Feels” che suona sorprendentemente maturo.

Dopo il convincente debutto “Out Of Control e oltre trecento concerti condivisi con nomi del calibro di The New Roses, Anvil e Chris Holmes, la formazione parigina dimostra di aver fatto tesoro della strada.Questo secondo capitolo non rappresenta una rivoluzione, bensì una crescita evidente sotto ogni aspetto, songwriting, interpretazione e personalità.

La prima sensazione è quella di trovarsi davanti a una band che ha finalmente capito quale sia la propria identità.Gli HARSH non vogliono essere la copia francese degli Eclipse, né gli eredi dei Kissin’ Dynamite o dei Crazy Lixx,le influenze sono evidenti, ma vengono assorbite in un linguaggio personale dove il classico hard rock anni Ottanta convive con un’attitudine moderna, dinamiche quasi alternative e una forte componente emotiva.

Il titolo “Feels” potrebbe far pensare a un disco introspettivo e malinconico,in parte lo è, ma senza mai perdere quella componente energica che rende l’album estremamente godibile.Qui convivono adrenalina e vulnerabilità, riff muscolari e melodie luminose, ritornelli immediati e testi che cercano qualcosa in più della classica storia d’amore da FM radio.Albert Arnold si conferma il vero punto di forza della band,come cantante possiede una voce calda, elastica e credibile, lontana dagli eccessi teatrali di molti colleghi del genere,non forza mai gli acuti solo per impressionare e preferisce raccontare le canzoni piuttosto che semplicemente cantarle.

Anche come chitarrista dimostra gusto, privilegiando fraseggi melodici e assoli costruiti sulla musicalità anziché sulla velocità.La coppia di chitarre formata con Séverin Piozzoli funziona alla perfezione. I riff hanno corpo, i bridge mantengono alta la tensione e gli intrecci armonici ricordano spesso la scuola tedesca dell’hard rock contemporaneo.Julien Martin e Léo Löwenthal completano una sezione ritmica precisa e dinamica, capace di sostenere ogni cambio d’atmosfera senza mai appesantire gli arrangiamenti.Il lavoro di Hannes Braun (Kissin’ Dynamite) dietro il banco di mixaggio rappresenta probabilmente il valore aggiunto dell’intero progetto.

Il suono è potente ma incredibilmente arioso,ogni strumento trova il proprio spazio senza sacrificare l’impatto complessivo.Le chitarre mantengono una grana analogica, il basso è finalmente protagonista e la batteria possiede quella profondità che oggi troppo spesso viene schiacciata dalla loudness war.La produzione riesce soprattutto a valorizzare il carattere melodico delle composizioni senza trasformarle in prodotti patinati,è un hard rock che suona contemporaneo ma conserva il sapore delle grandi produzioni europee.L’album procede con notevole fluidità, alternando episodi più aggressivi a momenti decisamente più emotivi.

Le parti più energiche mettono in mostra riff incisivi, refrain costruiti per essere cantati sotto il palco e una notevole attenzione alla dinamica, mentre le composizioni più riflessive evitano qualsiasi deriva sdolcinata grazie ad arrangiamenti eleganti e a una scrittura sorprendentemente adulta.Il tema dominante è quello delle emozioni vissute senza filtri,amore, perdita, amicizia, senso di colpa, ricerca della propria identità e bisogno di appartenenza vengono affrontati con sincerità, senza cadere nella retorica adolescenziale che spesso accompagna produzioni simili.

Ed è forse proprio questa autenticità a fare la differenza.Gli HARSH raccontano esperienze vissute, non slogan motivazionali.Dal punto di vista compositivo emerge una caratteristica sempre più rara,nessun brano sembra inserito semplicemente per allungare la durata del disco,ogni pezzo aggiunge qualcosa al racconto complessivo, mantenendo alta l’attenzione lungo tutta la scaletta.L’influenza del melodic hard europeo rimane evidente, ma si percepiscono anche sfumature che guardano al rock americano contemporaneo e persino qualche accenno alternative che impedisce all’album di suonare nostalgico.

Anche dal vivo queste canzoni sembrano avere tutte le caratteristiche per esplodere. Dopo oltre trecento concerti la band sa perfettamente come costruire brani che funzionino davanti a un pubblico: cori immediati, ritmi coinvolgenti e refrain destinati a essere urlati insieme ai fan.Quello che colpisce maggiormente è la naturalezza con cui tutto questo viene sviluppato. Non si avverte mai la sensazione di ascoltare una band che sta cercando disperatamente il singolo radiofonico.Ogni scelta appare funzionale al racconto emotivo dell’album.In un periodo in cui molti giovani gruppi hard rock sembrano limitarsi a replicare formule già viste, gli HARSH dimostrano di possedere personalità, sensibilità e una visione precisa di ciò che vogliono diventare.“Feels” non cambierà la storia dell’hard rock, ma rappresenta esattamente il tipo di disco di cui la scena europea ha bisogno… sincero, energico, melodico, moderno e suonato con il cuore.

Se questo è il livello raggiunto al secondo album, il futuro della band francese appare decisamente promettente.

Lubranomic

 

TRACKLIST:

Break Your Way
All I Ever Wanted
Fuel To The Fire
Offer You A Rome
Don’t Mess With Me
Forever Yesterday
Back To Life
Maniac
Losing My Mind
Dancing Dancing
Never Gonna See Me Fall
When We’re Together

LINEUP: 

Albert Arnold – lead vocals / guitar
Séverin Piozzoli – guitar / backing vocals
Julien Martin – bass / backing vocals
Léo Löwenthal – drums / backing vocals