HAKEN + IHLO + Benthos

Largo Venue, Roma 4 ottobre 2026
Articolo & foto a cura di Lubenomic

L’altra sera il Largo Venue di Roma ha tremato sotto i colpi di una doppietta britannica che non ha lasciato superstiti, gli Haken, ormai giganti incontestati del progressive contemporaneo, scortati da un’apertura da applausi a scena aperta firmata Ihlo.

Una di quelle serate in cui parlare semplicemente di progressive metal rischia di essere persino riduttivo,perché tra muri di chitarre, elettronica, tempi dispari e melodie capaci di insinuarsi sotto pelle, Roma ha assistito soprattutto alla dimostrazione di quanto una musica tecnicamente complessa possa diventare tremendamente fisica…quando serve, persino brutale.

Ad aprire le danze ci pensano gli Ihlo e bastano pochi secondi per capire che non sono arrivati a Roma con l’intenzione di comportarsi da semplice gruppo spalla.
I synth costruiscono scenari quasi futuristici, mentre chitarre e sezione ritmica lavorano su geometrie che guardano al djent e al progressive moderno, richiamando inevitabilmente territori battuti da Leprous e Tesseract, senza però dare l’impressione di una band impegnata esclusivamente a rincorrere i propri riferimenti.Il frontman tiene il palco con una naturalezza sorprendente, passando attraverso le parti più delicate per poi salire con acuti puliti e controllati che conquistano rapidamente un Largo già decisamente affollato.Mezz’ora abbondante di synth-prog moderno, compatto e muscolare,quando gli Ihlo salutano Roma, la sensazione non è quella di aver assistito al rituale necessario prima degli headliner.

Poi si spengono nuovamente le luci,  comincia un altro concerto…Quando gli Haken salgono sul palco, l’aria cambia immediatamente, “In a Fever Dream” apre le ostilità e il Largo viene immediatamente risucchiato dentro quella gigantesca macchina sonora che la band inglese ha costruito negli anni.“Initiate” porta immediatamente in superficie il lato più melodico della band, mentre “Delirium” riporta il concerto verso territori più nervosi,è un continuo gioco di tensione e rilascio che non permette praticamente mai al pubblico di accomodarsi.Al centro di tutto c’è Ross Jennings, artista carismatico, magnetico e vocalmente sicuro anche quando le linee melodiche diventano più impervie, non ha bisogno di interpretare il classico frontman metal.Si muove, comunica, domina il palco e soprattutto canta,canta dannatamente bene.Dietro di lui lavora un ingranaggio impressionante.

La chitarra di Richard Henshall passa da riff giganteschi ad assoli e incastri vertiginosi con una naturalezza quasi irritante, Ray Hearne dietro le pelli è devastante, capace di far sembrare istintivo ciò che, per qualsiasi essere umano normale, richiederebbe probabilmente carta, penna e calcolatrice.Le tastiere di Peter Jones, infine, sono tutt’altro che arredamento, sintetizzatori, elettronica e improvvise suggestioni eighties diventano parte integrante dell’identità sonora della band.Con “Sempiternal Beings” emerge perfettamente la grande forza degli Haken contemporanei,una band capace di essere cerebralmente complessa senza dimenticarsi del cuore.

“Bleeding Sky”, “A Cell Divides” e “The Endless Knot” spingono ulteriormente sull’acceleratore e il pubblico romano risponde come se quei tempi dispari fossero ritornelli da stadio.“Eclipsed by You” apre un’altra finestra emotiva prima che “Invasion” riporti il Largo dentro uno dei momenti più riconoscibili e coinvolgenti della serata.Poi arriva “Nil by Mouth” e qui non servono parole,il brano strumentale diventa una dimostrazione di forza impressionante, uno dei momenti in cui gli Haken ricordano a tutti che dietro la raffinatezza progressive esiste una band capace di essere ferocemente heavy.“Lotus” cambia nuovamente atmosfera e prepara il terreno per l’ultimo assalto.

Finalmente arriva “Prosthetic” e non rimane più niente da dimostrare,il riff irrompe nel Largo come una macchina industriale fuori controllo e tutto ciò che durante la serata era stato eleganza, complessità, atmosfera e virtuosismo viene condensato in pochi minuti di pura violenza sonora.

Il pubblico restituisce tutto quello che gli Haken gli hanno scaricato addosso durante il concerto,poi arriva l’ultimo colpo,buio e applausi.

Lubranomic

SETLIST:

In a Fever Dream
Initiate
Delirium
Sempiternal Beings
Bleeding Sky
A Cell Divides
The Endless Knot
Eclipsed by You
Invasion
Nil by Mouth
Lotus
Prosthetic

LINEUP:

Ross Jennings – lead vocals
Richard Henshall – lead guitar, keyboards
Peter Jones – keyboards, synthesizers
Raymond Hearne – drums