Buning Witches

The Dark Tower

L’Heavy Metal classico continua a conquistare le menti, e ormai questa band svizzera è stata piegata totalmente alla fede che innalza con orgoglio. Siamo al quinto lavoro dal 2017, e migliorando album dopo album, oggi sono entrate nella piena maturità.

Anche ‘Dance with the Devil’ di tre anni fa era stato un riuscitissimo full-lenght considerabile quale raggiungimento della maturità; quello di due anni fa, ‘The Witch of the North’, fu invece la conferma dell’attestarsi in tale posizione, anche se con una non perfetta tecnica di registrazione. Oggi però sembra che si sia cresciuti ulteriormente, e che le musiciste abbiano una marcia in più e una sicurezza senza difetti. Si tratta di metallo duro, compatto ed anche evocativo, fiero nel suo cipiglio aggressivo, e talvolta malevolo. Riff su riff, con roboante feeling, utilizzando con efficacia linee melodiche dinamiche, il lavoro si impone anche per la produzione finalmente solida.

Dopo la intro entra in scena la power-ferocia di ‘UNLEASH THE BEAST’ che sovrasta subito con veemenza l’ascoltatore e mette in chiaro che non sarà un disco irrivelante; le varie parti s’incastrano alla perfezione e il songwriting surriscalda l’aria sia per lo spirito che per la forma. L’approccio scuro aumenta con la title-track ‘THE DARK TOWER’ che ondeggia fra la durezza dark e l’apertura ariosa, con grande equilibrio compositivo apparendo il pezzo più pregnante del disco; essa con l’apripista compone sicuramente la coppia migliore dell’album. Si alza il tasso di malignità con la cadenza di ‘EVIL WITCH’, evocando oscurità, ma sempre facendo vincere l’imposizione del fuoco arrembante sul buio. La bravura si evidenzia anche nella linearità di ‘HEART OF ICE’ che proprio nella semplicità vive la propria caratura valoriale, con una interpretazione che ha un denso appeal.

Ogni volta che la band presenta cori irriducibilmente truci la canzone funziona alla grande, ed è anche il caso della rovente ‘DOOMED TO DIE’ che contrappone la riffica massiccia ad una melodia più aperta, diventando poi più sulfurea nel ponte prima dell’assolo. La ballata ‘TOMORROW’ è un bel momento, un impreziosimento che rende l’album più ampio ed arioso; essa volge lo sguardo anche ad una certo afflato settantiano, che sembra rifarsi a band rock e non Hard–Rock, di tipo americano, in un senso quasi hippy, e si valorizza quindi nell’inserire linfa vitale prendendo dalle cose più significative del passato. L’unico pezzo forse da considerare troppo derivativo è ‘Arrow of Time’ che gioca un po’ alla Maiden e ricorda nel ritornello ‘Stars’ di Ronnie Dio quando fece l’album di beneficienza ‘Hear’n Aid’ del 1986. Interessanti entrambe le cover realizzate, sia quella di Ozzy, ma soprattutto quella dei W.A.S.P. che viene resa con una verve differente, per quanto senza stravolgerne la struttura; davvero in grado di gestire sia la materia originale loro, che quella degli altri; segno dell’ormai raggiunta maturità.

E un’opera molto equilibrata, dove infatti funziona tutto, e dove ogni passaggio sembra essere gestito da una intelligenza capace di trattare al meglio la materia, in grado di sapere perfettamente come non risultare né banali né scontati. La voce della singer olandese, al secondo giro di esperienze con la band essendo entrata in formazione nel terzo, è migliorata eliminando piccole incertezze precedenti, ma comunque rare dato che in realtà possedeva già una  potenza virtuosa di alto livello. Essa canta senza mai risparmiarsi, su tonalità alta, con quella leggera incrostazione roca che la rende piena di vigorìa, ma anche della giusta cattiveria. Se per il songwriting e per l’espressività si è alzato di valore, gli assoli sono un po’ calati di tono, meno peculiari, preferendo curare le escrescenze delle singole song, arricchendole di passaggi che vanno oltre il semplice susseguirsi dei riff. Alcuni begli assoli ci sono, ma generalmente meno ricchi, sempre comunque funzionanti in una buonissima media. Le atmosfere elicitate sono dinamiche, mai chiuse in una estetica monolitica, anche se tutto incombe con poderosa rocciosità. Per quanto ci siano tante ritmiche compatte, nulla è mai statico, anzi, davvero questo combo sa dinamizzare tramite abili inserimenti di passaggi variegati.

Vengono create le strutture che ricordano i Judas Priest; i Jag Panzer; i Vicious Rumors ed altri tradizionali combo heavy, imprimendo tanta foga ottantiana. Per quanto vicine idealmente ad ogni loro vecchia fatica, stavolta si percepisce una ispirazione più profonda. E la qualità è quella dei migliori gruppi heavy del panorama odierno.

Roberto Sky Latini

Napalm Records
www.burningwitches.ch

Rise Of Darkness
Unleash The Beast
Renegade
Evil Witch
World On Fire
Tomorrow
House Of Blood
The Dark Tower
Heart Of Ice
Arrow Of Time
Doomed To Die
Into The Unknown
The Lost Souls

Shot in the Dark (Ozzy cover)
I wanna be Somebody (WASP cover)

Laura Guldemond – vocals
Romana Kalkuhl – guitar
Larissa Ernst – guitar
Jeanine “Jay”Grob – bass
Lala Frischknecht – drums