BRÜLE
Beltane
“Beltane”, che verrà celebrato il 1° maggio 2026, rappresenta un lavoro interamente prodotto dal gruppo BRÜLE. Il nuovo album è stato registrato da Mathieu Lesieur presso lo studio Record It, situato a Perpignan, in Francia.
Il missaggio e la masterizzazione sono stati curati da Arno Bechet, mentre la copertina è stata realizzata da J.J. Paterson, bassista della band. Il disco si presenta come un vero e proprio rito di passaggio e una ricerca artistica, diffondendo il doom occulto e l’heavy rock vibrante su una base ardente di riferimenti come Cathedral, Green Lung e Dead Witches. Le composizioni evocano antiche religioni dimenticate, la morte degli dei, il fascino per l’occulto e i vasti spazi freddi del cosmo.
È curioso notare che, sebbene la Francia non sia nota per i suoi territori desertici, i BRÜLE trovano nelle atmosfere cupe e soffocanti del doom metal un ambiente perfetto per le loro creazioni. I ritmi lenti e cadenzati dominano, in contrasto con la geografia locale, rendendo il disco coinvolgente, soffocante e inquietante. Oltre alle influenze già menzionate, l’album è intimamente legato agli esordi dei Black Sabbath e dei Candlemass, rendendo il risultato finale particolarmente affascinante.
Il trio francese BRÜLE è nato all’inizio del 2023. Con melodie tormentate, lente e cupe, e riff pesanti e incisivi, i musicisti invocano tradizioni pagane e un’interpretazione junghiana dell’alchimia, conciliando opposti come luce e ombra per creare una nuova armonia: si tratta di sabba, fuoco e culto. Fondata da Arno Bechet (voce, chitarra) e J.M. Prats (basso), la band ha accolto Carla Boccand alla batteria. Dopo alcune esibizioni locali, il gruppo ha dato il via alla prima fase della sua Grande Opera Alchemica. L’album di debutto, “L’Œuvre Au Noir”, è stato pubblicato il 21 giugno 2024, con brani in inglese e francese, e masterizzato da Esben Willems (Monolord) al Bersek Studio, in Svezia.
I brani hanno una durata approssimativa di 5-6 minuti e, come ci si aspetta da un album doom, presentano arrangiamenti piuttosto dilatati. Uno dei brani di spicco è Enter the cult, un brano oscuro e volutamente lento, che accelera verso la fine. Un altro punto forte è I am the black hole, introdotta dal basso e dalla chitarra con distorsione saturata, che creano un suono monumentale. Il disco conquista per la direzione artistica ispirata agli anni ’70, piacendo sia al pubblico adulto che ai più giovani.
Stefano Bonelli





