Babel Nova Orchestra

MAGMA

L’album di debutto della formazione che celebra i suoni dal mondo
In concerto il 19 giugno per la giornata mondiale del Rifugiato a Testaccio Estate, Roma (Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo)

I ritmi e i suoni di ogni latitudine trovano casa a Roma per rinascere in un magma sonoro originale che racchiude la sensualità del funk, l’esotismo delle sonorità mediorientali, l’impasto timbrico del Sud America, la ruvidità del rock e l’immediatezza del pop.

Dopo il prestigioso debutto sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo, nella serata dei duetti con Dargen D’Amico in un omaggio al Maestro Morricone, e dopo la pubblicazione dei primi singoli Ama La Tierra e Safi Safi, esce oggi giovedì 30 maggio Magma, album di debutto della BabelNova Orchestra, prodotto da Pino Pecorelli e coprodotto da Emanuele Bultrini e Duilio Galioto per Maladisco e Ipe Ipe. L’album sarà presentato con un concerto speciale il 19 giugno a Roma in occasione della celebrazione della giornata mondiale del Rifugiato, organizzata da Refugees Welcome Italia con Testaccio Estate e la Città dell’Altra Economia.

Nuova formazione composta dagli ex musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio, 12 elementi provenienti da ogni parte del mondo, la BabelNova Orchestra è testimone ed erede di una delle più affascinanti e pionieristiche storie della musica world in Italia degli ultimi 20 anni, e che oggi vive una nuova era.

I musicisti arrivati più di 20 anni fa, ormai completamente inseriti nel tessuto culturale italiano, si reinterpretano e rileggono questo diverso magma culturale in cui la musica è cambiata ma soprattutto è mutata la relazione fra le sonorità dei loro paesi d’origine e l’attuale scena italiana. Inoltre con l’inserimento in organico di alcuni musicisti più giovani, di seconda generazione, anche l’espressione musicale si è rinnovata con nuove influenze.

Con Magma, fin dal titolo, la BabelNova Orchestra vuole celebrare in dieci brani la molteplicità dei suoni dal mondo, le differenze e le influenze reciproche con una propria rilettura alla luce di questi cambiamenti. Cumbia, esplosioni mariachi, reminiscenze sufi, fiati jazz, chitarre rockeggianti, ritmi dub e pop creano un esaltante vortice generato dall’incontro fra lo scirocco e il meltemi, l’hurricane e lo zephiros. Una musica che vuole essere globale, contemporanea e controtendenza rispetto ai tentativi di oggi di ritornare a vecchi schemi culturali per approdare verso nuovi preoccupanti nazionalismi.

L’uso di lingue diverse (arabo, spagnolo, una lingua inventata) e i temi che emergono nell’album ne rispecchiano l’anima cosmopolita. I testi raccontano di rispetto per la Terra, amori lontani per donne e uomini dei Paesi che ci si è lasciati alle spalle, sentimenti non corrisposti, desiderio di pace e libertà ma anche ironia verso i poteri forti.

L’album si apre con Ama la Tierra, una scrittura corale in cui gli strumenti e le sonorità del sub Sahara si incontrano con l’afrobeat, i codici musicali della disco music degli anni ’70 e la lingua spagnola. Una canzone che riempie il dancefloor e allo stesso tempo non smette di ragionare sul nostro tempo: un invito a risvegliare le coscienze per immaginare un futuro più sostenibile. Il secondo brano Safi Safi, cantato in arabo, racconta di un amore non corrisposto in un vorticoso incedere di ritmi percussivi nordafricani e strumenti del Medio Oriente che si mischiano alle sonorità elettroniche di una drum machine Roland 808 e alla strumentazione della musica da ballo dell’Occidente. Turuturu, al contrario, è una dichiarazione d’amore attraverso un viaggio nel mondo dei songwriter afroamericani degli anni ’70, in chiave araba, da Bill Withers e Al Green. I ritmi diventano più giocosi in Negra Candela, divertissement in chiave tradizionale di musica popolare sudamericana, genere che è nel DNA di buona parte dei componenti di BabelNova.

Un riadattamento di un brano del gruppo italo tunisino A.T.A (Acoustic Tarab Alchemy) è Habbitek Men Soghri, viaggio tra le sonorità caraibiche, dal reggae passando per la dub fino allo ska, ma che guarda anche a certe forme strumentali del cinema italiano degli anni ‘60 e ‘70. Il disco prosegue con Tubarè, brano che più rappresenta il mondo sonoro di Magma, tra intrecci ritmici funk, riff incessanti, lingue inventate, melodie che si alternano, suggestioni della vocalità araba ed echi di musica brasiliana. Un invito corale a buttarsi dietro le spalle il dolore e a guardare avanti, conservando intatto il ricordo di un amore dato e ricevuto. E ancora, Obi Bi è un incrocio tra melodie che hanno echi della musica del deserto subsahariano e il rock di matrice americana, in chiave araba. Una danza circolare e ipnotica, scandita da una ritmica costante e da uno sfondo elettronico. Africa Romana è un omaggio ai generi e agli stili della musica africana che strizza l’occhio al sound dei Weather Report. Ci si sposta su altri confini con Linda Cholita, dove il Sahara incontra le Ande: uno Huayno, genere popolare andino tipico delle popolazioni peruviane, accompagna una dichiarazione d’amore in un momento di festa e allegria. Chiude il disco Un cantante Sufi, surf music alla tunisina: se Chuck Berry fosse nato a Tunisi, il rock suonerebbe con darbuka, batteria e oud. Un brano che con ironia si prende gioco dei poteri forti, di uno stato di polizia che limita la libertà e i diritti delle persone.

La cover dell’album è firmata dall’illustratrice calabrese di base a Roma Lorena Spurio, già collaboratrice per The New York Times, The New Yorker, e varie case editrici tra cui Mondadori, DeAgostini, HarperCollins Italia. L’artwork, chiaro richiamo al titolo dell’album, vuole esprimere la fusione di diverse culture e sonorità attraverso la rappresentazione di un paesaggio vulcanico abitato da tante persone. “Un caos che funziona – spiega l’artista –  e che rappresenta l’ energia esplosiva e vitalità di BabelNova Orchestra”.

BIO

Una Babele contemporanea che non teme il caos generato dalla pluralità di linguaggi ma trova nella Musica la lingua madre che celebra la molteplicità di suoni dal Mondo.

Nasce BabelNova Orchestra, un progetto nuovo, nella forma e nello spirito, che segue la strada di una delle più affascinanti e pionieristiche storie della musica world (e non solo) in Italia degli ultimi 20 anni, in grado di attraversare l’opera come il cinema, il teatro musicale e la musica classica: l’Orchestra di Piazza Vittorio, ideata e creata nel 2002 da Mario Tronco e Agostino Ferrente in seno all’Associazione Apollo 11.Guidata dal contrabbassista Pino Pecorelli, la BabelNova Orchestra è una formazione di 12 musicisti provenienti da tutto il mondo, un gruppo che si evolve verso la forma più collettivistica dell’ensemble a discapito della dimensione gerarchica dell’orchestra. Con l’inserimento in organico di alcuni musicisti più giovani, di seconda generazione, anche l’espressione musicale si apre con assoluta libertà verso nuove direzioni pur mantenendo solida l’ispirazione world: pop mediterraneo, reminiscenze sufi, fiati jazz, chitarre rockeggianti, accenni di cumbia, esplosioni mariachi, ritmi dub costituiscono un esaltante vortice generato dall’incontro fra lo scirocco e il meltemi, l’hurricane e lo zephiros.

Rimane ferma l’altissima qualità dei musicisti, forti di una storia ventennale fatta di condivisione di esperienze artistiche che li hanno portati a calcare i palchi di mezzo mondo, ospiti delle più prestigiose istituzioni culturali internazionali e protagonisti dei festival e delle stagioni più innovative e ricercate. A partire, naturalmente, da Pino Pecorelli, musicista che nel corso della propria carriera ha spaziato dal cinema al teatro, collaborando con artisti come Mario Martone, Avion Travel, Matthew Herbert, per citarne soltanto alcuni. Il cantante, musicista e compositore tunisino Ziad Trabelsi, anch’egli con una importante carriera alle spalle fra collaborazioni artistiche, progetti inediti ed esperienze come direttore artistico, su tutte quella di Almar’à – L’orchestra delle donne arabe e del Mediterraneo prodotta da Fabbrica Europa. Il musicista e cantante ecuadoregno Carlos Paz, partito, giovanissimo, dallo studio della tradizione andina per arrivare a un’intensa attività di diffusione, fra l’Austria e l’Italia, della musica sudamericana; e uno fra i migliori interpreti del canto sufi, il tunisino Houcine Ataa, di formazione accademica, studioso di canto andaluso e figlio di un intellettuale e poeta sufi. Il batterista, percussionista e cantante cubano Ernesto Lopez, cresciuto in una grande famiglia di musicisti, ha cominciato a suonare fin da piccolo con alcune delle orchestre più famose dell’isola per  poi collaborare in Italia con artiste e artisti del calibro di Laura Pausini, Biagio Antonacci, Francesca Michielin, Enrico Rava.

Da ambiti musicali eterogenei (world, jazz, rock) proviene il chitarrista e autore di colonne sonore per il cinema e il teatro Emanuele Bultrini, membro fondatore de La Batteria, con all’attivo collaborazioni diverse, da Colle der Fomento a Alex Infascelli. Artista di lungo corso è anche il sassofonista, compositore e produttore Peppe D’Argenzio, fra i padri fondatori nel 1980 degli Avion Travel, con cui ha vinto il Festival di Sanremo nel 2000, oltre alle composizioni di musiche per il cinema e il teatro al fianco di artisti del calibro di Lina Wertmuller, Enzo Moscato, Iaia Forte e molti altri. Ci sono poi il batterista Davide Savarese che, oltre ad essere componente stabile della band di Motta, è abituato a esplorare i generi più disparati e a frequentare musicisti abbastanza distanti fra loro, da Margherita Vicario al rapper americano Skyzoo, passando per Tullio De Piscopo e Whitemary.

Il polistrumentista e arrangiatore Duilio Galioto, nonché tastierista per Daniele Silvestri: un altro artista che lungo la sua carriera ha intrecciato il suo percorso con i più autorevoli rappresentanti del pop e della musica d’autore italiana, fra tutti Max Gazzè, Giovanni Truppi, Manuel Agnelli, Paola Turci, Marina Rei. E ancora: l’argentino Raul Scebba, percussionista sinfonico specializzato anche in ritmi e strumenti afro-cubani, già componente dei Tamburi del Vesuvio e con collaborazioni dal vivo e in studio, fra gli altri, con Fiorella Mannoia, Javier Girotto, Aires Tango. Il trombettista peruviano Roman Villanueva, che ha collaborato con Eva Ayllon e Jerry Rivera ed è stato componente di diverse orchestre Jazz del Sud America, con cui si è esibito in tournée per anni. Infine, il più giovane Simone Ndiaye, polistrumentista romano di origini senegalesi, diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia, capace di frequentare agilmente i territori musicali più disparati, dalla fusion al metal.

  1. Ama la Tierra
  2. Safi Safi
  3. Turuturu
  4. Negra Candela
  5. Habbitek Men Soghri
  6. Tubarè
  7. Obi Bi
  8. Africa Romana
  9. Linda Cholita
  10. Un cantante Sufi

Crediti

Produced by Pino Pecorelli
Co-produced by Emanuele Bultrini, Duilio Galioto
Executive producers: Pino Pecorelli con Maladisco srl, Domenico Coduto con Ipe Ipe srl

Houcine Ataa vocals
Emanuele Bultrini electric guitar, classical guitar, vocals
Peppe D’Argenzio sax
Ernesto Lopez Maturell drums (tracks 1-2-4-5-7-9-10), vocals
Duilio Galioto piano, keyboards
Carlos Paz Duque Andean flutes, vocals
Pino Pecorelli bass
Davide Savarese drums (tracks 3-6-8)
Raul Scebba percussion
Ziad Trabelsi oud, saz, w’tar, voce
Roman Villanueva trumpet
Flowing Chords background vocals on Turuturu and Obi Bi

Recorded by Angelo Longo @Abbey Rocchi Studios and Studiosette, Rome

Mixed by Tommaso Cancellieri @Abbey Rocchi Studios, Rome
Mastered by Giovanni Versari @La Maestà, Tredozio (Fc)
Music Publishing Maladisco Srl