Anton Roolaart

The Ballad of General Jupiter

Anton non è un nome nuovo per gli appassionati del prog-rock, olandese di nascita ed americano d’adozione, polistrumentista e fondatore di ProgRockRadio.com, ha già dimostrato con il suo secondo album The Plight of Lady Oona (2014) di saper muovere le fila di un genere spesso ostico con eleganza e sostanza.

Con il nuovo lavoro The Ballad of General Jupiter, il suo terzo album pubblicato da MoonJune Records e Wandering Willow, Roolaart compie un ulteriore passo avanti, realizzando quello che probabilmente è il suo lavoro più maturo e intimamente coerente.L’album si presenta come un concept album nella sua accezione più nobile: non una semplice raccolta di brani legati da un tema vago, ma una narrazione strutturata, arricchita da frammenti di trasmissioni radiofoniche che tessono una storia allegorica su caos, avidità e fallimento istituzionale. Un’operazione rischiosa, che in mano a un artista meno esperto potrebbe risultare pretenziosa, ma che qui trova un equilibrio sorprendente.

Il ritorno a casa dell’artista nel 2020, dopo gli anni vissuti negli Stati Uniti, permea l’intero lavoro in quanto la situazione diventa metafora di un disagio più universale: cosa rimane delle proprie radici quando il mondo intorno è cambiato e il sogno si scontra con la realtà?Amsterdam apre il disco con una delicatezza quasi sospesa con chitarre stratificate che richiamano il Gilmour più introspettivo, una vocalità calda e raccolta, il brano rappresenta un prologo che stabilisce immediatamente il tono emotivo dell’album: il ritorno a casa come atto mancato, la scoperta di uno straniamento.

La seconda traccia è già più esplicativa sul contenuto musicale che ci aspetta, The Ballad of General Jupiter è un blues rock con venature prog molto anni settanta in perfetto stile Doors…La splendida The Cry of Seven Doves amplia lo sguardo verso territori più astratti, qui emergono con prepotenza i richiami alla scena di Canterbury: il sassofono e il flauto avvolgono gli intricati passaggi strumentali, regalando quel calore che solo i maestri del prog inglese sapevano infondere.

Anton dimostra di aver assimilato le influenze (Camel, Van der Graaf Generator, Genesis) fino a farle diventare parte del suo linguaggio, non semplici citazioni. Touch Your Desire cambia le ritmiche con un sound più pop-rock, regalando un momento di pura energia che bilancia l’atmosfera più riflessiva del resto del disco.

Star Child si distingue per la sua apertura cinematografica e qui, la calda voce di Anton, guida un brano dove le linee di chitarra ridefiniscono il ritornello melodico durante il bridge, in un gioco di rimandi che tiene alta l’attenzione. Con Rain e And the Sky Turned Yellow si ritorna a quanto detto con The Cry of Seven Doves e cioè la Canterbury School che la fa da padrona. La scelta di chiudere con “Yesterday and Today“, unico brano non scritto da Anton ma composto da Jon Anderson degli Yes, non è un semplice omaggio. È una dichiarazione di appartenenza a una tradizione, ma anche un’integrazione perfetta nel tessuto narrativo dell’album. La canzone funge da coda filosofica, e si inserisce con tale naturalezza da sembrare pensata apposta per quel momento.

The Ballad of General Jupiter è l’album di un artista che ha smesso di cercare una destinazione per sentirsi finalmente a casa nel viaggio stesso. Sicuro, caloroso, ma mai compiacente. Un disco che non reinventa il prog, ma che lo onora con intelligenza e cuore, dimostrando che il genere ha ancora molto da dire se affrontato con la giusta ambizione.

 Massimo Cassibba

 Tracklist: 

Amsterdam
The Ballad of General Jupiter
The Cry of Seven Doves
Touch Your Desire
Star Child
Rain
And the Sky Turned Yellow
Yesterday and Today

 Lineup:

Anton Roolaart – vocals / guitars / bass / keyboards / synths
Rave Tesar – piano / keyboards
Bob Kirby – drums  / percussion
Wouter Schueler – flute / saxophones
Rozh Surchi – background vocals
Mark Donato – background vocals
Sean Carolan – newscaster voice