Angra

Angels cry

Se il metal ha avuto estimatori in tutto il mondo, nel Sudamerica ha trovato uno dei terreni più fertili fuori dagli USA e dall’Europa. In Brasile gli Angra oggi sono diventati tra i maggiori esponenti del genere, in particolare del Power; ma sono anche una icona internazionale, una realtà che è diventata per tutti i power-kids un metro di paragone.

Con il grande cantante Andrè Matos, ormai deceduto (8 giugno 2019), l’esordio della band è già un momento di valore altissimo con pezzi che seguono la scia classica ma portandola ad un livello più elevato, eliminando approcci scontati; furono insomma una nuova linfa ineludibile. Questo primo album ha la bellezza di chi sa già cosa deve suonare per essere efficace. Infatti la band parte con aspirazioni alte, lo si capisce da come concepisce tutti gli episodi presenti in ‘Angels Cry’.Le migliori tracce sono funzionanti e pregnanti presentando ispirazione. L’ariosa ‘CARRY ON’ si dipana con allegria spontanea, piuttosto tradizionale, ma immettendovi una zona strumentale centrale di stampo prog che alza il tono pregnante della song; e qui già l’ugola presenta una personalissima essenza interpretativa che Matos possedeva superando molti suoi colleghi della stessa tipologia musicale. La cadenzata ‘TIME’ usa la dolcezza iniziale in maniera evocativa non cercando mai, in nessuna sua parte, una forma sdolcinata, fino ad arrivare alla zona più tonica che senza impatto violento cerca una linea melodica articolata, oltre che applicare con successo una variabilità strumentale virtuosa. ‘STAND AWAY’  una semi-ballata che ancora una volta cerca di articolarsi in maniera complessa più che in altri pezzi, si fa apprezzare per la sua eleganza ideativa. La lunga ‘NEVER UNDERSTAND’ appare molto particolare, fuori dalle righe del Power classico, con grande sensibilità emotiva ed enfasi fascinosa. A concludere l’avventura sta una vibrante ‘LASTING CHILD’ dove si percepisce un pathos romantico, una cellula emozionale che pianoforte, voce, chitarra acustica e le altre sue parti strumentali sono in grado di regalare all’ascoltatore, globalmente un senso sinfonico e neoclassico di spessore.

Tra le tracce minori troviamo comunque interessanti idee che non scadono mai nel banale. La title-track ‘Angels Cry’ è assolutamente Power, vicina ai germanici Helloween,  e come la band tedesca non si accontenta di eseguire semplicemente il compitino. Difficile dire se la cover ‘’Wuthering Heigts’ sia stata davvero necessaria visto che non aggiunge nulla all’originale e nemmeno ne raggiunge il livello espressivo, ma è un ottimo palco per valutare la bravura del singer che ci rende chiaro come Matos abbia un potenziale canoro mostruoso, che non si limita a scheggiarci le orecchie con gli acuti, ma sa modulare le corde vocali come pochi. ‘Streets of Tomorrow’ è minore per così dire, visto che possiede forse l’assolo più bello del disco, un magnifico esempio di come si può dare di più. La linearità di ‘Evil Warning’ è ugualmente funzionale; contiene un ponte strumentale di grande caratura che esce dalle righe del brano; esso è annunciato dal basso, che rallenta il ritmo ma non fa perdere  tono all’album.

Il gruppo fa partire la sua storia discografica con questo lavoro, ponendosi già tra i migliori del tempo (esso esce il 3 novembre 1993), costruendo brani che vanno oltre la zampata veloce e il ritornello facile, riuscendo senza indecisione ad essere valoriali. La registrazione non ha la corposità delle tecnologie  attuali, ma è comunque tecnicamente pulita ed intellegibile, dando la possibilità alla musica di essere fruita come si deve. Festeggiamo un gruppo che proprio in questo trentennale esce con un nuovo lavoro (il decimo ‘Cycles of Pain’). Alcuni momenti rockeggianti lasciano spazio alle sferzate neoclassiche che già tanto heavy passato e presente ha  espresso, ma non è mai una inutile aggiunta.

Grande opera scritturale fa il chitarrista Bittencourt, ma quanto sia importante il cantante è già chiaro. In questo giovanile inizio di carriera, Matos talvolta pecca di ingenuità cercando l’estensione acuta virtuosa che non è sempre perfettissima, in alcuni piccoli momenti vicina alla stonatura, ma la volontà è quella di dare il massimo e il risultato è chiaramente impreziosente. Un mattatore del canto che però è anche un genio della scrittura e dell’arrangiamento, un artista completo che resterà sempre nei nostri cuori. Questi brasiliani hanno segnato l’epopea del Power che negli anni novanta fu uno dei pochi generi a contrastare con una certa efficacia l’imperante Grunge, e gli Angra sono tra gli esponenti centrali della storia metal, grazie alla mai sopita voglia di non semplificare la propria essenza. Adesso negli Angra canta con estrema bravura l’italiano Fabio Lione (gli ultimi tre lavori), e il gruppo prosegue a sfornare bellissime escrescenze compositive sfruttando sempre una ispirazione che pare non volersene andare. Quindi ancor di più dobbiamo celebrare questo anniversario visto che il combo ha mantenuto la capacità di emozionare.

Roberto Sky Latini

Rising Sun
www.angra.net

Unfinished Allegro
Carry On
Time
Angels Cry
Stand Away
Never Understand
Wuthering Heights (cover Bush)
Streets of Tomorrow
Evil Warning
Lasting Child:
1) The Parting Words
2) Renaissance

Andre Matos – vocals
Kiko Loureiro – guitar
Rafael Bittencourt – guitar
Luís Mariutti – bass
Ricardo Confessori – drums