Accept

Restless and Wild

I teutonici Accept nel 1982 avevano al loro attivo già tre album da studio avendo esordito discograficamente nel 1979. Ma il boom arrivò con questo quarto lavoro, utilizzando una carica ben più esplosiva e corrosiva. La cosa è chiara sin dall’inizio dell’ascolto con il pezzo deflagrante a tutt’oggi il più violento e veloce mai scritto, quella ‘Fast as a Shark’ che è diventato brano iconico amato da tutti i veri metaller. E ‘ un disco che fa il salto di qualità, passando da un buon rock duro, fino ad allora espresso, ad uno ben più valoriale che fece entrare il gruppo nell’empireo dei migliori. Si tratta di un album di puro heavy metal, metro di misura del metal germanico che diventa scuola e oggetto di venerazione.La title-track ‘RESTLESS AND WILD’ è una scura cavalcata, acida e compatta, dove possiamo notare però degli agganci stilistici americani alla Anvil, band contemporanea. La compattezza irruenta è quella dell’elettrica ‘FLASH ROCKIN’ MAN’, esaltante nella sua rabbia; perte dei riff, quelli principali, sono ipertradizionali che sanno tantissimo di N.W.O.B.H.M. alla Saxon, mentre il breve assolo sa più di Judas. Perle assolute sono le due song dal middle-time ipnotico ‘Neon Nights’ e ‘Princess of the Dawn’ che in qualche modo sono paragonabili a certe cose dei compaesani Scorpions, i quali in contemporanea avevano momenti similari molto densi nella loro forza quasi doom (‘The Zoo’-1980; ‘China White’-1982). ‘NEON NIGHTS’, un pezzo che appare introspettivo, molto atmosferico, vive in maggior minutaggio un afflato rallentato, quando poi accelera sul finale, si rifà stavolta ai Black Sabbath di Ronnie James Dio. Più straniante e avvolgente ‘PRINCESS OF THE DAMN’ che nella sua ossessiva andatura diventa di grande epicità, e l’assolo in tal senso aggiunge pathos e si fa classicheggiante.

I brani minori, pur buoni, non permettono al disco di ricevere voto massimo, sebbene rimanga un album iconico e altamente rappresentativo del miglior metal del periodo. ‘Ahead of the Pack’ è uno dei brani che si riallaccia ai dischi precedenti, ma l’arrangiamento è più pesante. Anche ‘Shake your Heads’, meno virulenta ma più quadrata, fa venire in mente i primi Accept, ma stavolta  anche l’arrangiamento porta a quel periodo, e si sente forte l’influenza dei Judas Priest. Nei primi dischi gli Accept si erano più volte ispirati agli Ac/Dc e anche qui tornano a far loro il verso con la rok’n’rolleggiante ‘Get Ready’ e con la divertente ‘Don’t go stelin’ my Soul away’, in cui già la voce possiede in maniera naturale quella attitudine, grazie all’acuta vocalità roca a metà tra Bon Scott e Brian Johnson. ‘Demon’s Night’, tra i brani minori è quello che in senso più attualizzato, fa parte della nuova energia degli Accept, del lato arrembante.

Ma si deve per forza tornare a parlare di ‘FAST AS A SHARK’ dato che si tratta di una peculiarità specifica della band, che non ha mai più realizzato una canzone dalla stessa connotazione di scatenamento. E’ in effetti una di quelle canzoni della storia da considerare perfetta, presentando una compiutezza da cui non è possibile togliere né aggiungere, facendola diventare una delle migliori composizioni del metal in assoluto. La doppia cassa, per niente scontata in quel periodo, visto che chi lo usava ne faceva un uso molto limitato a poche occasioni tipo i Deep Purple in ‘Fireball’(1971),  gli Ufo in ‘Can you roll Her’ (1976) e Rainbow in ‘Kill the King’ (1978). Fu il brano che contribuì allo Speed Metal, genere che stava per traghettarsi nel Thrash dell’anno dopo.

Se il rifframa è un bel muro distorto, il disco mette in evidenza le schitarrate soliste che appaiono di altissima qualità, facendo da vetrina per il musicista Wolf Hoffmann, che sarà considerato uno dei migliori di quel periodo dorato, per tutto l’Heavy europeo. A rendere l’insieme  ben corposo ci si mette anche l’ugola grezza del cantante che tra note grevi e acuti stacca-tonsille, forma una riconoscibile ed originale verve esecutiva, non mancante comunque di melodia (il growling doveva ancora arrivare nel mondo). Gli Accept sono da considerare influenzati e allo stesso influenti verso la N.W.O.B.H.M. dato che la vicinanza culturale col suono britannico è indiscutibile; del resto i primi cinque dischi escono proprio nel periodo storico di quel movimento (1979-1983). Un disco che ha fatto la storia, tassello evoluzionistico del genere, e che meritatamente necessita del riconoscimento di essere ricordato nel suo quarantennale.

Roberto Sky Latini

 

Side A
Fast as a Shark
Restless and Wild
Ahead of the Pack
Shake Your Heads
Neon Nights

Side B
Get Ready
Demon’s Night
Flash Rockin’ Man
Don’t Go Stealin’ My Soul Away
Princess of the Dawn

Udo Dirkschneider – vocals
Wolf Hoffmann – guitar
Peter Baltes – bass
Stefan Kaufmann – drums