Nujazz

Un jazz

Ho scoperto questo particolare lavoro ascoltando Radio Elettrica, durante il programma del venerdì condotto da Prince Faster, che devo assolutamente ringraziare per la scoperta. Come lui stesso ha più volte sottolineato, il termine NuJazz è quanto mai azzeccato: non solo identifica il gruppo, ma descrive perfettamente anche l’anima dell’album.

Nel jazz, l’evoluzione attraverso l’improvvisazione è da sempre uno degli elementi fondamentali di questo linguaggio musicale. Ma NuJazz non è soltanto questo: sarebbe riduttivo considerare il lavoro un semplice esercizio d’improvvisazione, perché qui c’è molta più carne al fuoco.Il disco non si sviluppa entro i confini di un unico genere, ma segue un percorso in continua evoluzione: attraversa territori musicali differenti e intreccia linguaggi, atmosfere e soluzioni che rendono l’ascolto tutt’altro che immediato.

È un album ostico, va detto, ma non per questo meno bello. Anzi, la sua complessità è uno degli aspetti che più lo caratterizzano.NuJazz non cerca scorciatoie né tenta di assecondare l’ascoltatore con strutture facilmente prevedibili. Al contrario, lo mette continuamente alla prova, cambia prospettiva e lascia che la musica si sviluppi in modo libero e imprevedibile.

Nel disco trova spazio anche una buona dose di sperimentalismo tout court, che contribuisce a renderlo ancora più interessante. La sperimentazione, però, non è mai fine a se stessa: diventa lo strumento con cui il gruppo amplia i propri orizzonti, ricerca soluzioni personali e mantiene viva la curiosità di chi ascolta.Il vero punto di forza dell’album è proprio la capacità di non lasciarsi ingabbiare in una definizione precisa. NuJazz parte dal jazz, ma non si ferma lì: lo trasforma, lo contamina e lo conduce verso territori differenti, dimostrando come l’evoluzione musicale possa nascere dal confronto continuo tra linguaggi diversi.Non è un disco da consumare distrattamente al primo ascolto: richiede tempo, attenzione e la disponibilità a lasciarsi sorprendere. Alcune soluzioni possono inizialmente spiazzare, altre risultare più difficili da assimilare; è però proprio attraverso questi passaggi che il lavoro riesce, poco a poco, a conquistare l’ascoltatore.

Tirando le somme, bisogna riconoscere che NuJazz è un album davvero interessante e, personalmente, lo considero uno degli ascolti più stimolanti del mese. È una scoperta arrivata quasi per caso grazie a Prince Faster, ma dimostra ancora una volta quanto sia importante lasciarsi guidare dalla curiosità e dalla musica, al di fuori dei percorsi più scontati.NuJazz non pretende di essere un disco facile, e forse è proprio questo il suo merito più grande: dietro una struttura apparentemente complessa ci sono molta sostanza, una forte spinta alla sperimentazione e, soprattutto, la volontà di non ripetere formule già sentite. Oggi, diciamolo senza troppi giri di parole, non è affatto poco.

Un disco non per tutti, ma capace di lasciare il segno.

Stefano Bonelli

Tracklist:

Return of the Rant
In My City
Sublimation
369
Vaporization
Rearview
Who Do You Work For
Recombination
IV
Civil War

Lineup:

Dan Orlowski — vocals
Ryan Easter — trumpet
Ben Shirken — modular synth & electronics
Adam Turay — guitar
Kevin Eichenberger — bass
John Bemis — drums