Antharx

Cursum Perficio

Siamo al dodicesimo full-lenght dal 1984 per questo storico combo che ha coperto gli eventi centrali del genere thrash. Questo odierno non è un lavoro da denigrare ma certamente non rispecchia affatto il genio della band, e mentre il precedente ‘For all Kings’ di dieci anni fa è riuscito a splendere, nonostante la minore originalità rispetto al passato, stavolta abbiamo di fronte una vera e propria flessione.


E’ un lavoro che scintilla meno i quello e appare molto canonico in diverse sue parti.‘IT’S FOR THE KIDS’ è un brano dinamico, il cui riffing è interessante anche se la linea vocale, pur funzionante, è leggermente prevedibile, ma il ritmo è positivamente pesante sia nella velocità che nel middle-time producendo un’ottima cupa atmosfera. Poi ecco il brano divertente e frizzante che anche in passato è stato nella verve della band; si tratta della cadenzata ‘EVERYBODY’S GOT A PLAN’ che è thrash alla maniera di alcune cose dei Megadeth e soprattutto degli Annihilator.

Gustosa effervescenza intransigente in ‘NYC 93’ che scorre elettrica ed eclettica tra durezza e buona orecchiabilità in cui il rifframa suona esuberante; è un brano insomma estroverso che fa salire l’adrenalina dello sbattimento roccioso risultando perfetto per la sede live. L’incombenza della title-track ‘CURSUM PERFICIO’ è ben strutturata, una prova pregnante di tono ed intensità espressiva.

L’insistente ‘MY VICTORY’ è un bell’affondo metallico dall’animo rock verace che mette insieme lo sferragliare incessante delle chitarre con una sezione ritmica incalzante, a tenace sostegno di una struttura monolitica, e peccato che il rallentamento finale non evolva in  qualcos’altro visto che più che un riff da termine–brano sembra un preludio ad ulteriori elaborazioni. Non ben pensata ‘The long Goodbye’ che è una song piuttosto ordinaria e poco creativa, dove la linea melodica appare scontatissima, né la sequenza del rifframa o la forma degli assoli pare poter dare qualcosa all’ascoltatore.

‘The Edge of Perfection’ non è tra gli episodi migliori ma è comunque interessante uscendo dal canone specifico del gruppo come qualcosa di più moderno quasi vicino al grunge, e non è comunque un filler. In ‘Watch it go’ abbiamo perfino del blues enfatizzato alla maniera thrash senza che venga snaturato né il lato metal né quello rock-blues, e la sua essenza corrosiva ha il suo perchè.

Pur attraverso una buona impostazione non tutte la canzoni meritano il moniker Anthrax; ma il feeling scorre in modo corposo in più di una traccia permettendo agli appassionati di assaporare una buona dose di piacere. Il risultato non è un thrash massiccio e cattivo eccetto che a sprazzi; questa assenza di rabbia diventa irrilevante dove troviamo un songwriting che funziona bene. Tutte le sezioni musicali svolgono con cura il loro compito, magari costruire assoli chitarristici più densi avrebbe costituito una migliore enfasi; non che i buoni spunti solisti non ci siano ma sembrano volersi accontentare del minimo.

Nonostante alcuni momenti di minore consistenza, ce ne sono altri che hanno piena vivacità e significato; in effetti talvolta si sente l’assenza di una accentazione in più e in questo limite possiamo annoverare l’opera tra quelle già uscite di altri gruppi famosi come l’ultimo dei Megadeth. La scaletta delle tracce conserva dignità in quanto il risultato globale non è male, ma perché gli Anthrax di oggi non  sono quelli dell’esordio?

I famosi ‘Spreading the Desease’ (1985) e ‘Among the Living’ (1987) non sono dischi normali, non perché fossero capolavori quali invece sono, ma perché proprio la stilistica della band in quei due album non era “normale”; si percepiva una forte carica di versatilità fuori dalle righe, sono stati cioè dischi di pazzi per un ascolto pazzo. Ecco, la carriera delle ultime uscite, viceversa, presenta prodotti normali dove quella eccentricità resiste solo in forma “light”, appena accennata. Ad ogni modo se vogliamo un buon disco thrash-metal, che dica la sua in modo sufficientemente esaustivo, questo ultimo lavoro va benissimo.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

Persistence of memory
The long Goodbye
It’s for the Kids
Everybody’s got a plan
The Edge of Perfection
Infectious
NYC 93
Cursum Perficio
T.O.M.B.
Watch it go
My Victory

LINEUP:

Joey Belladonna – vocals
Ian Scott – guitar
Jonathan Donais – guitar
Frank Bello – bass
Charlie benante – drums