Sfregio

Non Credo

Premetto che considero gli Sfregio un’ottima realtà nel panorama heavy thrash metal italiano. La band genovese possiede grinta, personalità e una notevole capacità di costruire un sound ruvido e diretto, capace di richiamare quella tradizione del metal più stradaiolo e senza compromessi.
Detto questo, è doveroso precisare che non mi trovo particolarmente in sintonia con la filosofia e con alcune tematiche portate avanti dalla band, per una questione di carattere prettamente personale ed etico. È una distanza che riguarda il mio modo di vedere certe cose e che, naturalmente, non cambia il giudizio sulla qualità musicale degli Sfregio.Fatta questa premessa, possiamo finalmente concentrarci sulla musica, perché sotto questo aspetto c’è davvero poco da contestare.

Gli Sfregio sanno quello che vogliono e lo mettono in pratica con convinzione, senza cercare compromessi o inutili concessioni. Il loro heavy thrash metal è sporco, aggressivo e diretto, con quella componente punk e rock’n’roll che rende il tutto ancora più irriverente e immediato.E allora cominciamo questa recensione, lasciando da parte le personali divergenze di pensiero e concentrandoci esclusivamente su ciò che conta quando si parla di un disco: la musica.

Con Non Credo gli Sfregio non cercano consensi: colpiscono e basta. Religione, fanatismo e ipocrisia finiscono sotto tiro, mentre thrash, punk e rock’n’roll fanno il resto. Dieci brani ruvidi e provocatori, senza diplomazia e senza sconti. Religione, fanatismo, ipocrisia e conformismo finiscono nel mirino di una band che continua a usare il metal come una mazza, senza preoccuparsi troppo di chi si trova dall’altra parte.Nati a Genova nel 2008, gli Sfregio hanno costruito negli anni una propria identità partendo da una miscela decisamente poco accomodante di thrash metal, punk e rock’n’roll, una formula interpretata con un’attitudine goliardica, irriverente e volutamente sopra le righe.

Non Credo, il loro sesto album in studio, prosegue esattamente lungo questa direttrice, affrontando però temi tutt’altro che leggeri. Il disco mette sotto osservazione ipocrisia religiosa, fanatismo, violenza di genere e conformismo sociale, argomenti trattati attraverso il linguaggio diretto degli Sfregio: sarcasmo, paradosso e provocazione diventano gli strumenti con cui la band mette in discussione ciò che spesso viene accettato senza troppe domande.E basta dare un’occhiata ai titoli per capire che non ci troviamo davanti a un disco diplomatico. Battezzata, go!, Ramadan, Salmo 119, Burqa ma donna, Dio Pop, Om Jay Gange Mata, Jesus Crüe, Fino a che son vivo, Non credo e Belzebù costruiscono un percorso nel quale religione e società vengono continuamente messe sotto tiro.

Tra i brani più rappresentativi troviamo Battezzata, go!, dove il tema religioso si intreccia con quello delle etichette che la società impone agli individui. Burqa ma donna affronta invece la condizione femminile e la violenza di genere con quella scrittura volutamente provocatoria che rappresenta una delle caratteristiche più riconoscibili della band.Jesus Crüe è un altro esempio perfetto della capacità degli Sfregio di trasformare ironia e dissacrazione in materia musicale, mentre Dio Pop gioca apertamente sulla spettacolarizzazione della religione e sulla sua trasformazione in fenomeno di massa. Non mancano quindi spunti interessanti, anche se il confine tra provocazione intelligente e provocazione fine a se stessa rimane volutamente molto sottile.

Musicalmente il riferimento rimane quello che conosciamo. Il thrash porta velocità e aggressività, il punk aggiunge immediatezza e attitudine stradaiola, mentre il rock’n’roll rende il tutto più sporco, diretto e trascinante. Gli Sfregio non cercano particolari rivoluzioni stilistiche: preferiscono consolidare una formula che ormai appartiene completamente alla loro identità.La produzione segue questa impostazione e non cerca di rendere il sound eccessivamente patinato. Chitarre aggressive, ritmiche serrate e una costruzione sonora pensata soprattutto per l’impatto rendono il disco efficace nella sua dimensione più istintiva. È musica che nasce per essere suonata ad alto volume e, soprattutto, per funzionare davanti a un pubblico.

Anche la copertina merita un discorso a parte. È volutamente provocatoria e perfettamente coerente con il titolo e con i contenuti dell’album. Gli Sfregio non hanno scelto un’immagine elegante o rassicurante: l’artwork deve attirare l’attenzione, disturbare e mettere immediatamente l’ascoltatore nella condizione di capire che quello che troverà dentro il disco non sarà particolarmente accomodante.Non Credo è quindi un album che non cerca compromessi. Gli Sfregio rimangono fedeli alla propria identità e continuano a mescolare thrash metal, punk e rock’n’roll con una scrittura fatta di ironia, sarcasmo e provocazione.Non sarà certamente un disco destinato a mettere d’accordo tutti, ma probabilmente non era questo l’obiettivo. Gli Sfregio preferiscono dividere piuttosto che uniformarsi, e in un panorama musicale dove spesso tutto tende a essere levigato e prevedibile, questa attitudine conserva ancora un suo perché.

In definitiva, Non Credo non è un disco nato per piacere a tutti, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Gli Sfregio non addolciscono il messaggio, non cercano compromessi e non hanno paura di risultare scomodi. Tra riff taglienti, punk, rock’n’roll e testi provocatori, la band continua a portare avanti la propria idea di musica senza fare prigionieri.

Un disco sporco, irriverente e sfacciato, proprio come deve essere uno Sfregio. 

Stefano Bonelli

TRACKLIST:

Battezzata, go!
Ramadan
Salmo 119
Burqa ma donna
Dio Pop
Om Jay Gange Mata
Jesus Crüe
Fino a che son vivo
Non credo
Belzebù

LINEUP:

Dirty Seth – lead vocals, guitar
Il Grinder – bass, backing vocals
Il Merda – drums
Doctor Rock – lead guitar