Davina Michelle

AFTERPART1

Ci sono album che invitano a una festa e album che, una volta dentro, spengono improvvisamente le luci e costringono a guardarsi allo specchio. AFTERPART1 di Davina Michelle appartiene sorprendentemente a entrambe le categorie.
Il primo capitolo del progetto AFTERPARTY arriva con l’energia di un disco pop pensato per essere cantato a squarciagola, ma sotto la superficie scintillante nasconde una riflessione molto più intima sulla libertà, sull’identità, sull’amore e, soprattutto, sul valore di vivere pienamente quando la vita mostra il proprio lato più fragile.È proprio questa contraddizione a rendere interessante il nuovo lavoro dell’artista olandese.

AFTERPART1 è la festa, come suggerisce la stessa Davina Michelle, ma non una festa superficiale. È una celebrazione ostinata dell’esistenza: una risposta al caos, all’incertezza e alla consapevolezza che nulla è garantito. In questo senso, ballare non significa necessariamente dimenticare. Può significare esattamente il contrario: sentire di più.

Davina Michelle affronta questa idea con una formula musicale che le è particolarmente congeniale. La sua voce, potente e immediatamente riconoscibile, domina le produzioni pop senza mai sembrare schiacciata dalla necessità di impressionare. C’è forza, naturalmente, ma anche una componente emotiva che impedisce alle canzoni di trasformarsi in semplici esercizi di vocalità. È una cantante capace di riempire un grande palco, ma qui dimostra soprattutto di saper dare un peso personale alle parole.

I singoli già pubblicati, What A Woman, Still Champagne e Would I Be Friends With Me?, funzionano come porte d’ingresso al progetto. Ognuno mette in evidenza una diversa sfumatura della sua identità artistica, ma tutti contribuiscono alla costruzione di un universo nel quale il processo di crescita non è uno slogan da stampare su una maglietta. È una necessità.

What A Woman, già dal titolo, richiama una dimensione di autodeterminazione e consapevolezza. Still Champagne introduce invece una delle immagini più efficaci dell’intero concept: lo champagne come simbolo non dell’evasione, ma della lucidità. Non si beve per anestetizzarsi davanti alle difficoltà; si brinda proprio perché, nonostante tutto, si è ancora qui. È una metafora semplice, quasi immediata, ma assume un significato più profondo quando viene inserita nella prospettiva dell’album: quella di chi convive con la consapevolezza della malattia incurabile e decide comunque di vivere con intensità.

È qui che AFTERPART1 smette definitivamente di essere soltanto un disco pop. La festa diventa una forma di resistenza. L’euforia non cancella il dolore, ma gli si oppone. La leggerezza non nega la profondità: la rende forse ancora più evidente.Uno degli aspetti più riusciti del progetto è proprio il modo in cui Davina Michelle mette in relazione gli opposti. Forza e vulnerabilità convivono. Glitter e inquietudine possono stare nella stessa canzone. L’empowerment non esclude l’insicurezza e la libertà non significa necessariamente avere tutte le risposte. Il risultato è un ritratto umano più complesso di quello che potrebbe suggerire una produzione pop apparentemente luminosa.

La dimensione femminile è particolarmente importante. L’album parla di donne che rivendicano il proprio spazio, di outsider che finalmente vengono visti, di persone che decidono di non chiedere più il permesso per essere sé stesse. Ma il messaggio non viene presentato in modo didascalico. È incorporato nella filosofia stessa del disco: celebrare ciò che si è, anche quando non corrisponde all’immagine perfetta che gli altri si aspettano.

In questo senso, Would I Be Friends With Me? rappresenta forse la domanda più interessante del progetto. Dietro il titolo c’è una questione universale: riusciremmo davvero a scegliere noi stessi come scegliamo le persone che amiamo? È una domanda apparentemente leggera, ma capace di aprire una crepa nella superficie festosa dell’album. Ed è proprio attraverso queste crepe che AFTERPART1 acquista personalità.

Anche la struttura complessiva del progetto contribuisce alla sua forza. AFTERPART1 non è concepito come una storia conclusa, ma come il primo movimento di un racconto destinato a proseguire con AFTERPART2. Se questo primo capitolo rappresenta la festa, il secondo sarà il mattino dopo: quando la musica si interrompe, le luci si accendono e il silenzio diventa impossibile da evitare.

È una scelta narrativa intelligente perché permette a Davina di non risolvere prematuramente le proprie contraddizioni. Qui si celebra. Dopo, presumibilmente, si riflette. Prima il corpo che balla, poi la mente che fa domande. Prima il rumore, poi il silenzio. Prima il brindisi, poi il bicchiere vuoto.Questa prospettiva rende AFTERPART1 particolarmente efficace anche sul piano live. Davina Michelle è un’artista costruita per il palcoscenico: la sua vocalità, l’impatto delle produzioni e la natura collettiva dei brani sembrano fatti per trasformarsi in un’esperienza condivisa. Le canzoni hanno quella capacità rara di poter funzionare contemporaneamente come confessione privata e come coro collettivo. È facile immaginare un pubblico che canta, salta e balla senza necessariamente perdere il significato più malinconico di ciò che sta ascoltando.

Il percorso internazionale dell’artista rende inoltre questo progetto un passaggio importante. Dopo oltre 850 milioni di streaming, numerosi successi e collaborazioni o occasioni di palco con nomi internazionali come P!NK, Robbie Williams e Maroon 5, Davina Michelle non ha più bisogno di dimostrare di essere una presenza rilevante nel pop olandese. La sfida, ora, è trasformare quel successo in una dimensione internazionale stabile. AFTERPART1 sembra pensato esattamente per questo: abbastanza immediato da parlare a un pubblico ampio, ma sufficientemente personale da non sembrare intercambiabile.

Il vero merito del disco, però, sta altrove. Sta nella capacità di ricordare che non tutte le feste nascono dalla felicità. A volte si balla perché si è felici, altre volte perché si ha bisogno di sentirsi vivi. A volte si brinda a qualcosa che è appena cominciato; altre a qualcosa che potrebbe finire. E qualche volta si ride fortissimo mentre dentro si continua a pensare troppo.AFTERPART1 vive esattamente in quello spazio.Davina Michelle non propone una celebrazione della perfezione, ma dell’imperfezione consapevole. Non promette che tutto andrà bene. Dice qualcosa di più concreto: finché siamo qui, vale la pena esserci davvero. Per questo il disco funziona meglio quando si ascolta non come una semplice raccolta di canzoni pop, ma come il primo atto di una storia più grande.

Una storia fatta di luci, sudore, glitter, dubbi e vulnerabilità. Una festa che non serve a dimenticare la vita, ma a ricordarsi quanto sia preziosa.E allora sì: si può ballare tra le macerie. Si può brindare anche quando il futuro fa paura. Si può essere forti e fragili nello stesso momento.

Forse è proprio questo il messaggio più autentico di AFTERPART1: non aspettare che la vita sia perfetta per celebrarla.

Anna Cimenti

TRACKLIST:

Still Champagne
Pinky Swear
My Oh My
I Can’t Even Hate You Anymore
What A Woman
Round I Go
Babygirl

LINEUP:

Davina Michelle – lead vocals
Sebastiaan Brouwer – acoustic & electric guitar, drums, programming, production, arrangements
Noah Seelmann – piano, keyboards, vocal engineering
Marcus Rietveld – bass guitar
Wesley Nuis – electric guitar
Jonas Pap – cello, string arrangement
Jasper van Rosmalen – violin