John Corabi
New Day
John Corabi non ha mai avuto bisogno di dimostrare di essere un animale da palco,la sua voce è una di quelle che riconosci dopo tre secondi, sporca, vissuta, enorme quando serve e sorprendentemente delicata quando la canzone glielo permette.
Dopo una carriera passata attraverso Mötley Crüe, The Scream, Union e The Dead Daisies, arriva finalmente “New Day”, il suo primo vero album solista di inediti e la cosa più sorprendente è che Corabi non sembra minimamente interessato a fare quello che ci aspetteremmo da lui.Niente gara a chi suona più grosso,niente tentativo di ricreare i Mötley Crüe, niente formula Dead Daisies con un altro nome…“New Day” è un disco che guarda molto più indietro.
Registrato a Nashville e prodotto da Marti Frederiksen, l’album affonda le mani nel rock americano degli anni ’60 e ’70, passando con naturalezza attraverso blues, soul, southern rock e classic rock, ma attenzione,non è il solito esercizio di nostalgia costruito per far contenti i nostalgici,qui Corabi sembra finalmente libero di fare il disco che aveva in testa da anni…e si sente.La title track apre le danze con una combinazione di acustico e rock che mette subito in chiaro le intenzioni, “That Memory” viaggia su un terreno più rilassato e solare, mentre “Faith, Hope And Love” è probabilmente uno dei momenti in cui la voce di Corabi trova la sua dimensione migliore, meno aggressiva, più soul, tremendamente umana.
Poi arriva “When I Was Young”, e qui il titolo dice già parecchio,Corabi non canta la propria storia come una rockstar che si guarda allo specchio compiaciuta,la canta come uno che ha passato abbastanza tempo sulla strada da sapere che la memoria può essere tanto una benedizione quanto una fregatura.Ed è proprio questo il punto di New Day, è un disco adulto senza essere un disco vecchio.La fantastica “1969″ porta dentro il sound quella componente rootsy e americana che attraversa buona parte dell’album, mentre “One More Shot” rimette un po’ di benzina nel motore, “Laurel” e “Good To Be Back Here Again” insistono invece su quella dimensione più calda e rilassata che probabilmente sorprenderà chi si aspetta dal cantante soltanto un altro hard-rock record.
E poi c’è Corabi,perché alla fine puoi cambiare produzione, musicisti, genere e persino decennio di riferimento, ma quella voce rimane.È roca senza essere caricaturale, potente senza dover urlare continuamente,il suo vero talento, però, emerge quando abbassa il volume, lì dentro c’è una quantità di esperienza che non puoi simulare.Anche la scelta dei musicisti aiuta,Marti Frederiksen contribuisce pesantemente al tessuto sonoro, mentre Richard Fortus, Paul Taylor e Charlie Starr aggiungono colori differenti senza trasformare il disco in una semplice vetrina di nomi importanti. Il risultato è sorprendentemente organico.
E qui entra anche la dimensione live,ho avuto modo di vedere John Corabi dal vivo al Frontiers Festival, e ascoltando New Day dopo quell’esperienza il disco acquista un significato diverso.Perché Corabi è uno di quei musicisti che sul palco riescono a rendere credibile anche una canzone che magari sulla carta non dovrebbe funzionare,c’è quella stessa sensazione di immediatezza, niente distanza tra il cantante e la canzone, niente atteggiamento da rockstar irraggiungibile,solo uno che sale sul palco e canta.
New Day sembra nascere esattamente da quella stessa filosofia,non è un album perfetto, e forse non vuole nemmeno esserlo,qualche passaggio avrebbe potuto avere un po’ più di mordente e, arrivati alla parte finale, la formula può sembrare leggermente prevedibile, ma sarebbe un errore giudicarlo con il metro di Dr. Feelgood, dei Dead Daisies o di qualsiasi altra tappa della carriera di Corabi.Il bello è che, dopo oltre tre decenni di rock’n’roll, John Corabi sembra aver capito che non deve più dimostrare niente a nessuno,può semplicemente scrivere una canzone, prendere una chitarra, lasciare respirare la voce e raccontare qualcosa.
E forse è proprio questo il vero significato di “New Day”.Non un nuovo inizio nel senso commerciale del termine,un nuovo inizio come libertà,un disco sincero, caldo, pieno di anima e soprattutto tremendamente Corabi,da ascoltare ad alto volume, possibilmente con una birra sul tavolo e senza aspettarsi un altro album dei Mötley Crüe.
Lubranomic





