Amberian Dawn
Temptation’s Gates
Gli Amberian Dawn hanno spesso rappresentato una delle espressioni più eleganti del symphonic metal finlandese, ma con Temptation’s Gates scelgono di non limitarsi a riproporre una formula consolidata.
L’ingresso della nuova cantante Nicole Willerton coincide infatti con un’evoluzione sonora che mantiene intatta la forte componente orchestrale del gruppo, introducendo però un approccio più moderno, diretto e, in alcuni frangenti, decisamente più aggressivo. È una scelta che emerge fin dal primo ascolto e che rappresenta il vero elemento distintivo dell’album: una nuova identità vocale, un ritorno a un taglio più power metal e una maggiore incisività rispetto ai lavori più recenti.
L’apertura con la title track è probabilmente il momento più sorprendente dell’intero disco. “Temptation’s Gates” non concede alcun tempo di ambientamento: l’ascoltatore viene immediatamente travolto da orchestrazioni imponenti, riff incisivi e una cantante che, pur mantenendo una timbrica elegante, riesce a imporsi con decisione sopra il muro sonoro della band. È proprio questo il primo elemento che colpisce maggiormente.
Quando si pensa al symphonic metal vengono spontaneamente in mente voci eteree e atmosfere quasi fiabesche; qui, invece, Nicole Willerton conserva quella componente melodica ma la utilizza con un’intensità che perfora letteralmente gli arrangiamenti orchestrali. L’effetto è estremamente convincente.Il secondo brano, “The Vision of Dreaming”, riporta invece il disco verso coordinate più familiari. Dopo l’impatto iniziale della title track sembra quasi esserci una piccola inversione di rotta, con una composizione che recupera molti degli elementi classici del symphonic metal. Rimane comunque un pezzo molto riuscito, anche se inevitabilmente meno sorprendente rispetto all’apertura.
L’album torna ad alzare sensibilmente il livello con “Moon“, uno dei brani più interessanti dell’intero lavoro. La batteria spinge con decisione, il riff di chitarra possiede un carattere più aggressivo del previsto e l’atmosfera generale assume tinte decisamente più oscure senza perdere la componente melodica che caratterizza il gruppo. È uno di quei pezzi che dimostra come gli Amberian Dawn abbiano deciso di osare qualcosa in più rispetto al passato.
Procedendo nell’ascolto emerge con chiarezza il vero punto di forza del disco: la capacità di restare fedeli alla propria identità senza rinunciare a introdurre elementi nuovi. Gli arrangiamenti orchestrali rimangono sempre centrali, ma vengono inseriti all’interno di strutture più dinamiche e meno prevedibili. Anche le chitarre acquistano maggiore peso, contribuendo a rendere il sound complessivamente più robusto.
La vera sorpresa arriva con “Unchained”, dove Nicole Willerton sfoggia anche parti vocali estreme. L’utilizzo dei growl rappresenta una novità assoluta per la band e, anziché apparire come un semplice espediente per stupire, si integra perfettamente nel contesto musicale. È probabilmente il momento in cui il nuovo corso degli Amberian Dawn diventa più evidente e convincente.
Da quel momento in poi il disco consolida il proprio equilibrio. Brani come “Eternal Flame“, “Life Is Art” e “The Night Is Waiting For Me” mantengono alto il livello qualitativo alternando melodie immediatamente memorizzabili a riff più incisivi, mentre “Undying Colours” offre il necessario momento di respiro senza interrompere il flusso dell’album.
Temptation’s Gates riesce quindi nel difficile compito di rinnovare una formula ormai consolidata senza rinnegarla. Rimane un album profondamente symphonic metal, ma introduce una maggiore aggressività, una cantante estremamente versatile e alcune soluzioni compositive che evitano qualsiasi sensazione di già sentito.
È un disco che piacerà sicuramente agli appassionati del genere, ma anche a chi cerca una proposta capace di uscire, almeno in parte, dagli schemi più tradizionali del symphonic metal.
A.S.





