Revoltons

Seventh Act of a Death Foretold

Con oltre vent’anni di attività alle spalle, i Revoltons arrivano al settimo album in studio con Seventh Act of a Death Foretold, un lavoro composto da tredici brani che, come spiegato dalla stessa band, affrontano temi di lotta interiore, liberazione e rinascita.Un disco che dimostra una formazione matura, capace di proporre un sound personale e convincente.L’elemento che colpisce maggiormente fin dal primo ascolto è la voce di Victor. Il timbro è ruvido, leggermente aspro, e rappresenta uno degli aspetti più caratterizzanti del disco. Le linee vocali non cercano particolari virtuosismi, ma risultano semplici, dirette ed efficaci, contribuendo a rendere ogni brano facilmente riconoscibile.

Anche il lavoro delle chitarre convince. I riff sono piacevoli e ben costruiti, accompagnando le canzoni senza risultare mai ridondanti. Il songwriting si sviluppa in maniera equilibrata e permette ai brani di mantenere sempre una buona fluidità.Dal punto di vista ritmico, Seventh Act of a Death Foretold mantiene spesso un andamento cadenzato, senza però diventare monotono. Pur non essendo un disco costruito sulla velocità, riesce comunque a trasmettere energia grazie ai continui cambi di dinamica e di ritmo. Le canzoni procedono con naturalezza, evitando di rimanere ancorate a uno schema fisso e mantenendo vivo l’interesse dell’ascoltatore.

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio la facilità con cui il disco si lascia ascoltare. Nonostante i tredici brani, l’ascolto scorre in modo agile e riesce a catturare fin dalle prime tracce. Ogni pezzo contribuisce a mantenere alta l’attenzione senza dare la sensazione di appesantire il lavoro nel suo complesso.La produzione, realizzata da Ivan Moni Bidin presso gli Artesonika Studios, restituisce un suono pulito e ben bilanciato, valorizzando il lavoro della band e permettendo agli strumenti di emergere con chiarezza.

Nel complesso, Seventh Act of a Death Foretold è un album che mi ha convinto. I Revoltons propongono un disco solido, costruito su buoni riff, una voce molto personale e un songwriting capace di mantenere dinamismo per tutta la durata dell’ascolto. È un lavoro che si lascia apprezzare fin dal primo ascolto e che conferma la qualità di una band con una lunga esperienza alle spalle.

A.S.

TRACKLIST

Loop Guardians
Traitorous Angel
Martyrs of Infinity
Into the Hands of Narcissus
Black Mantis
The Secret Hate
Spectral
The Benjamin of Death
Condemned
The Long Goodbye
The Great Ancients
Mind Worm
Seventh Act of a Death Foretold

LINEUP:

Victor – vocals
Alex Corona – guitar
Carlo Venuti – guitar
Alessandro Carli – bass
Elvis Ortolan – drums