Obscura Domini
Sepulchral Echoes Beneath the Withered Sky
Se cercate il solito black metal votato solo alla violenza cieca o ai blast beat fotocopia, potete tranquillamente passare oltre. Con questo debutto sulla lunga distanza, gli italiani Obscura Domini (nati dalle ceneri di progetti underground come Tenebra Arcana, Aamon e Abgott) mettono in chiaro le cose:
qui si parla di atmosfera, di oscurità solenne e di un viaggio concettuale diviso in sette capitoli che va assimilato con calma. Rilasciato a fine 2025 via Vacula Productions, Sepulchral Echoes Beneath the Withered Sky è un disco che richiede tempo, ma che ripaga alla grande.La prima cosa che mi ha colpito è la maturità con cui Hortern e Gabriel gestiscono i tempi. Non c’è fretta di aggredire l’ascoltatore. Le chitarre creano trame avvolgenti e le tastiere non fanno da semplice “contorno barocco”, ma stendono un tappeto cinematico e funereo su cui si sviluppa una marcia ritmica costante, quasi rituale.
C’è una forte componente di malinconia cosmica e misticismo. Le tracce non sembrano nemmeno divise, ma scorrono l’una dentro l’altra come un’unica, lenta discesa sotto un cielo morente. Non aspettatevi luce o redenzione alla fine; la band esplora il vuoto esistenziale con una solennità quasi religiosa. Ci sono dei brani che mi hanno veramente colpito di più rispetto ad altri e sono,
Nebulous Odyssey of a Forsaken Soul & The Forgotten Talisman of Corrupted Shadows la doppietta iniziale è micidiale. Se la prima traccia ti introduce in questo viaggio solitario, la seconda mostra il lato più sinfonico ed occulto del gruppo. Il riffing qui si fa serrato ed evocativo, e a tratti mi ha ricordato le cose migliori della scuola nordeuropea anni ’90 (penso a Gehenna, Covenant o ai primi Emperor), ma senza mai scadere nel plagio.
Abysses of Nothingness & Forest of Betrayal: Due pezzi in cui il ritmo rallenta fino a diventare ipnotico. Le immagini evocate sono quelle classiche del genere (foreste morte, idoli caduti, cripte), ma gestite con una coerenza simbolica pazzesca che evita i soliti cliché pacchiani.In the Silence of the Void: Per me, la traccia manifesto del disco. Il contrasto tra lo screaming lacerante e le aperture atmosferiche dilatate tocca il picco emotivo di tutto l’album. Rappresenta alla perfezione il concetto di dissoluzione dell’anima di cui parla la band.Tomb of Ashes & Outro: La degna conclusione del cerchio. Immagini sepolcrali di ceneri e corvi che sigillano il rituale prima che l’outro strumentale ti lasci sprofondare nel silenzio totale.
Un grandissimo punto a favore va alla produzione: il disco è stato interamente registrato, mixato e masterizzato dalla band stessa. E si sente. Fortunatamente hanno evitato quelle laccature digitali e finte che spesso rovinano il black metal atmosferico moderno, mantenendo un suono genuino, dinamico, con quel calore cupo e polveroso tipico delle migliori produzioni underground.
Un debutto eccellente, coerente e maturo. Se amate il black metal sinfonico e atmosferico vecchia scuola, questo è un disco da ascoltare rigorosamente dall’inizio alla fine, rigorosamente al buio.
StefanoBonelli





