Stick Men
Brutal
In vista dell’uscita del nuovo disco degli Stick Men, THRAK, mi accingo a recensire Brutal, EP pubblicato lo scorso anno. Pur nella sua brevità, il lavoro riesce a trasmettere con forza le sensazioni che la band prova nel suonare questo materiale, restituendo all’ascoltatore la stessa intensità emotiva.
L’elemento che emerge con maggiore evidenza è l’ipnotismo racchiuso nei cinque brani che compongono Brutal. La musica degli Stick Men è interamente strumentale, eppure la band riesce a catturare l’attenzione dall’inizio alla fine, senza concedere nemmeno un momento di distrazione.Tony Levin, con il suo Stick, ha rivoluzionato il modo di intendere il basso. Questo strumento particolarissimo, composto da due sezioni, gli permette di suonare come se avesse tra le mani un unico grande strumento, aprendo enormi possibilità armoniche e timbriche.
Inoltre, Levin utilizza spesso particolari bacchette applicate alle dita, simili per funzione ad archetti o martelletti da pianoforte; una tecnica che adotta anche quando suona il basso elettrico.
Pat Mastelotto, uno dei batteristi legati all’universo crimsoniano, offre un contributo fondamentale non solo alla dinamica dei brani, ma anche alla costruzione di sonorità meno convenzionali rispetto a quelle di un batterista tradizionale.Markus Reuter, con la sua touch guitar, completa il suono degli Stick Men aggiungendo paesaggi sonori immaginifici e sfumature che ampliano ulteriormente l’identità della band.
Le cinque tracce di Brutal beneficiano di una produzione di alta qualità, che consente di distinguere con chiarezza ogni strumento anche nei momenti più esplosivi. Il risultato è un suono potente, compatto e mai confuso.Gli Stick Men ci hanno abituati a dischi intensi e spesso di lunga durata; questo EP, pur essendo breve, non rinuncia a un’intensità d’ascolto fuori dal comune.
Merita attenzione anche la copertina, realizzata dal graphic designer spagnolo Ritxi Ostáriz. L’immagine raffigura il volto di una ragazza attraversato da colori fluorescenti; nel video, questo volto si anima in una visione psichedelica che richiama le atmosfere dell’EP.
Il risultato è suggestivo e, per certi versi, impressionante: vale davvero la pena guardarlo.
StefanoBonelli






