Enigmatic Sound Machines
Divided By One
Gli Enigmatic Sound Machines non stanno “evolvendo”. Stanno cambiando pelle a ogni disco, senza chiedere permesso a nessuno.
Con “Divided By One”, quarto lavoro in studio, il progetto canadese guidato da Jeremie Arrobas e Thomas Szirmay spinge ancora più a fondo una trasformazione che ormai è evidente da anni: la vecchia matrice synth-pop è rimasta sullo sfondo, quasi come un ricordo genetico, mentre oggi il suono è un ibrido molto più ambizioso tra elettronica cinematica, prog rock moderno e costruzione atmosferica a largo raggio.
E sì, questo disco non è qui per fare compagnia. È lungo, pieno, stratificato, a tratti quasi “troppo” pieno. Ma è esattamente questa la sua natura. Il punto è semplice: “Divided By One” non cerca il brano immediato. Cerca il mondo sonoro. E lo costruisce con synth, chitarre elettriche, linee vocali controllate al millimetro e una scrittura che punta sempre a espandersi invece che chiudersi. Il risultato è spesso molto cinematografico, nel senso più diretto possibile: immagini, movimento, scenari che cambiano mentre il disco scorre.
La formazione oggi è diventata un vero quartetto stabile, con Hansford Rowe al basso e Alain Bellaiche alle chitarre ormai parte integrante della band, non più semplici collaboratori esterni. Questo si sente: il suono è più compatto, più “band-oriented”, meno progetto da studio e più organismo vivo. Attorno al nucleo principale ruotano anche diversi ospiti, che non sono messi lì per decorazione ma per spostare il baricentro dei brani: la voce di Laura Piazzai, le chitarre di Steve Bonino e Roland Buhlmann, il violino di Quinn Bachand, fino agli interventi vocali di Anna Arrobas. Ogni presenza cambia leggermente la temperatura del disco.
Dal punto di vista musicale, i momenti più forti arrivano quando la band smette di “costruire” e inizia semplicemente a far fluire. Brani come “Chaos Dreaming”, “Heavy Water” e “Inviolate Fields” funzionano proprio perché tengono insieme due spinte opposte: da una parte il controllo quasi chirurgico dell’arrangiamento, dall’altra una voglia evidente di lasciarsi andare su dinamiche più emotive e progressive.
Non sempre l’equilibrio regge perfettamente, ma quando succede il disco colpisce. La scelta di aprire il lavoro con la reinterpretazione di “Are Friends Electric?” di Gary Numan è dichiaratamente una mossa di identità. Non è nostalgia, non è cover da omaggio: è una dichiarazione di intenti. Prendi un classico synth-pop e lo trascini dentro un mondo più pesante, più stratificato, più moderno. E lo rifai senza chiedere permesso.
Detto questo, “Divided By One” non è un disco facile da difendere a scatola chiusa. È lungo (oltre un’ora), è denso, e in alcuni momenti sembra quasi voler dimostrare troppo. Ci sono passaggi in cui l’abbondanza di idee diventa una specie di sovraccarico: tutto è interessante, ma non tutto resta davvero in testa. Alcune transizioni potevano essere più secche, più dirette, meno innamorate della propria atmosfera.
Ma è anche vero che questo è esattamente il loro linguaggio. Gli Enigmatic Sound Machines non stanno cercando il pezzo radiofonico, né la sintesi perfetta. Stanno costruendo un ecosistema sonoro dove la forma canzone è solo una delle opzioni possibili.
Alla fine “Divided By One” è questo: un disco che non si accontenta di essere ascoltato in sottofondo. Ti obbliga dentro. O lo segui o lo perdi. E in un panorama prog sempre più prudente, levigato e prevedibile, questo tipo di approccio — anche quando sbaglia un po’ il tiro — ha ancora un suo peso specifico.
Non perfetto. Non immediato. Ma vivo.
Drakul218





