All them Witches

House of Mirrors

Dopo sei anni di silenzio discografico vero, interrotti soltanto dalla curiosità laboratoriale di “Baker’s Dozen, “House Of Mirrors” arriva come un disco di sopravvivenza.

Non è il lavoro di una band che vuole riconquistare il trono dello stoner rock contemporaneo, ma il lavoro di una band che ha guardato in faccia la possibilità di sciogliersi e ha deciso invece di tornare a suonare per il puro piacere di farlo. L’ingresso del batterista Christian Powers dopo l’uscita di Robby Staebler rappresenta probabilmente il cambiamento più significativo nella storia recente del gruppo“House of Mirrors” non sarà il disco più pesante e monumentale degli All them Witches ma di sicuro verrà ricordato per il più umano.

L’apertura con “Red Rocking Chair” è un perfetto lasciapassare dell’intero progetto, una tradizionale ballata appalachiana trasformata in una processione doom-blues che sembra emergere da una palude infestata da fantasmi e serpenti a sonagli.Questa è sicuramente una scelta coraggiosa, invece di iniziare con un pugno in faccia, la band apre una porta verso il proprio immaginario più antico e rurale.Da lì il disco si sviluppa come un viaggio nell’America meno fotografata,strade secondarie, stazioni di servizio dimenticate, motel illuminati da neon tremolanti e tramonti color ruggine.

La grandezza degli All Them Witches è sempre stata questa, prendere il blues e la psichedelia e farli sembrare qualcosa di vissuto, non di studiato.Chi si aspetta i lunghi viaggi cosmici di “Dying Surfer Meets His Maker” o le improvvisazioni tentacolari di “Lightning At The Door” potrebbe restare spiazzato,qui le canzoni sono più concise,più dirette,più focalizzate. È una scelta che divide. Alcuni ascoltatori storici lamentano la perdita di parte della dimensione onirica e delle lunghe escursioni psichedeliche che avevano definito il gruppo negli anni migliori.

Ma ridurre “House Of Mirrors “a un album meno ambizioso sarebbe un errore madornale.Brani come “Culling Line”, “Turn On The Light” e “The Welterweight” dimostrano che la band non ha perso la capacità di costruire tensione; semplicemente la esercitano in modo diverso.La scelta della composizione è più vicina alla forma canzone classica che alla jam cosmicaSe Ben McLeod continua a dipingere paesaggi con la chitarra, è la voce di Charles Michael Parks Jr. a dominare il disco.

Mai come qui il suo timbro è stato così centrale.In “Starting Line” emerge una malinconia quasi folk,in “Saturn Song” riesce invece a evocare una speranza crepuscolare che raramente aveva trovato spazio nel catalogo della band.Registrato ai celebri Blackbird Studio con il produttore Eddie Spear, “House Of Mirrors “è probabilmente il disco meglio suonato e meglio registrato della carriera del gruppo.Per alcuni fan il suono appare quasi troppo controllato,troppo rifinito,troppo perfetto.

Laddove “Lightning At The Door” e” Dying Surfer sembravano sul punto di deragliare da un momento all’altro, questo album mantiene sempre il volante ben saldo tra le mani.Non so ben dirvi se è un pregio o un difetto,dipende da ciò che cercate negli All Them Witches.Vuole essere il disco di una band sopravvissuta a una crisi esistenziale e tornata con la consapevolezza che non deve più dimostrare nulla a nessuno, proprio per questo funziona.

Se “Nothing As The Ideal “era una tempesta nel deserto e “Dying Surfer Meets His Maker” un viaggio lisergico sotto il sole del Tennessee, “House Of Mirrors è il falò acceso dopo la tempesta,meno spettacolare,meno mistico…ma incredibilmente caldo.

Lubranomic

TRACKLIST:

 Red Rocking Chair
Culling Line
Aethernet
Hold Up, Say What
Go-Getter
Starting Line
Turn On The Light
Angel On The Wayside
The Welterweight
Saturn Song

LINEUP: 

Charles Michael Parks Jr. – bass / vocals
Ben McLeod – guitar / vocals
Allan Van Cleave – keyboards / rhodes piano / violin
Christian Powers – drums