Vicenza jazz 21/05/2026 Paolo Fresu live

@ Teatro Comunale di Vicenza
Articolo e foto di Anna Cimenti

Nel cuore del Vicenza Jazz, il Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato, giovedì 21 maggio 2026, uno degli appuntamenti più intensi e poetici dell’intera rassegna:

la proiezione del film “Ascender pour l’échafaud” (Ascensore per il patibolo) accompagnata dall’esecuzione musicale dal vivo del quintetto guidato da Paolo Fresu. Un’esperienza artistica rara, capace di fondere cinema, improvvisazione e memoria storica in un unico flusso emotivo di straordinaria profondità.

L’idea di riportare in scena, dal vivo, la colonna sonora che Miles Davis registrò a Parigi nel dicembre del 1957 per il capolavoro di Louis Malle si è rivelata un’intuizione di grande sensibilità. Non si trattava semplicemente di riprodurre una musica celebre, ma di riattraversare uno dei momenti del rapporto tra jazz e cinema, restituendogli nuova vita attraverso la sensibilità di musicisti contemporanei che da decenni condividono un percorso umano e artistico comune.

La storia è nota agli appassionati: il 4 dicembre 1957, durante una lunga notte parigina, Miles Davis entra in studio insieme al sassofonista Barney Wilen, al pianista René Urtreger, al contrabbassista Pierre Michelot e al batterista Kenny Clarke per improvvisare dal vivo sulle immagini del film “Ascenseur pour l’échafaud”. Nascono così sedici brevi frammenti musicali destinati a cambiare per sempre il modo di concepire la colonna sonora cinematografica. Quelle note sospese, malinconiche, essenziali, costruiscono una tensione emotiva che non accompagna semplicemente le immagini, ma le abita dall’interno.

Il film, distribuito in Italia con il titolo “Ascensore per il patibolo”, è immerso in una Parigi inquieta fatta di strade bagnate, silenzi, desideri e delitti incrociati. La macchina da presa segue personaggi smarriti in un labirinto mortale dove amore, tradimento e fatalità si intrecciano inesorabilmente. Ed è proprio in questo spazio sospeso che la tromba di Miles Davis trova la propria dimensione ideale: un suono scarno, lirico, quasi ferito, capace di lasciare spazio ai silenzi tanto quanto alle note.

Il concerto di Vicenza non aveva l’ambizione di imitare quell’irripetibile esperienza originale.La sua forza, al contrario, è stata quella di assumersi il rischio dell’attualizzazione.Paolo Fresu, alla tromba e al flicorno, ha guidato il quintetto con misura ed eleganza, scegliendo la via della sottrazione e dell’ascolto reciproco. Accanto a lui, Tino Tracanna al sax ha dato voce a un fraseggio intenso e narrativo, alternando impennate espressive a momenti di struggente introspezione.

Roberto Capelli al pianoforte ha costruito trame armoniche raffinate e discrete, sempre attente a non sovraccaricare le immagini, mentre Attilio Zanchi al contrabbasso ha garantito profondità e continuità narrativa con un suono caldo e avvolgente. Alla batteria, Ettore Fioravanti ha lavorato di cesello, privilegiando sfumature, respiri e dinamiche sottili più che la scansione ritmica tradizionale.

La grande intuizione della serata è stata proprio questa: non eseguire una semplice rilettura filologica, ma improvvisare nuovamente sul film, ricreando quel dialogo vivo e imprevedibile tra immagine e musica che aveva caratterizzato la sessione parigina del 1957. Le immagini scorrevano sul grande schermo del Teatro Comunale mentre il quintetto costruiva in tempo reale paesaggi sonori in continuo movimento, trasformando ogni scena in un territorio aperto all’invenzione.

L’effetto sul pubblico è stato magnetico. Per novanta minuti la sala è rimasta immersa in un silenzio attentissimo, quasi religioso. La musica sembrava nascere direttamente dalle ombre del film, amplificando il senso di smarrimento dei personaggi e la tensione emotiva delle sequenze notturne. In alcuni momenti la tromba di Fresu evocava chiaramente il timbro rarefatto di Miles Davis, ma senza mai indulgere nell’imitazione. Era piuttosto un omaggio spirituale, una conversazione a distanza tra due sensibilità accomunate dalla stessa ricerca dell’essenziale.

Particolarmente riuscito è stato il lavoro sulle pause e sui vuoti sonori. Come nella storica colonna sonora originale, anche qui i silenzi avevano un ruolo decisivo. Non c’era mai compiacimento virtuosistico, nessuna sovrabbondanza espressiva. Ogni nota sembrava scelta per servire la narrativa. Questo approccio ha permesso alla musica di dialogare con le immagini senza mai soffocarle, mantenendo costantemente viva quella dimensione sospesa e notturna che costituisce il cuore del film.

Si percepiva inoltre la straordinaria complicità tra i musicisti. Paolo Fresu ha ricordato come questa esperienza sia stata condivisa con colleghi con i quali divide musica e vita da oltre quarant’ anni. Un dato che non appartiene soltanto alla biografia, ma che emerge chiaramente nell’ascolto. Il quintetto si muove come un organismo unico, capace di intuizioni reciproche immediate, di cambi di atmosfera improvvisi e di una naturalezza esecutiva che solo una lunga frequentazione artistica può generare.

Molto importante anche il ruolo del direttore artistico di Vicenza Jazz, Riccardo Brazzale, cui si deve l’idea di proporre questo progetto all’interno del festival. In un’epoca in cui spesso la programmazione jazzistica si limita alla successione di concerti tradizionali, questa scelta ha avuto il merito di riportare il jazz alla sua dimensione più aperta e interdisciplinare, capace di confrontarsi con il cinema, con la memoria storica e con la pratica dell’improvvisazione come atto creativo totale.

L’esperienza vissuta al Teatro Comunale di Vicenza ha confermato ancora una volta quanto il jazz, quando è autenticamente vivo, sappia parlare al presente pur custodendo la propria storia. La musica di Miles Davis per “Ascensore per il patibolo” rappresenta infatti uno dei momenti che preannunciano la rivoluzione modale destinata a culminare poco dopo in “Kind of Blue”, album spartiacque della musica del Novecento. Quelle inflessioni blues, quei tempi dilatati, quella libertà armonica già contenevano una nuova idea di spazio musicale.

Il quintetto di Paolo Fresu ha saputo raccogliere quell’eredità senza trasformarla in museo. Ha restituito al pubblico il senso del rischio, dell’ascolto e dell’improvvisazione come esperienza irripetibile. E forse è proprio questa la lezione più preziosa lasciata dalla serata vicentina: il jazz non è conservazione, ma continua reinvenzione del presente.

Al termine della proiezione-concerto, il lungo applauso del pubblico ha sancito il successo di un evento che resterà tra i momenti più significativi di questa edizione di Vicenza Jazz. Non soltanto per l’altissimo livello musicale, ma per la capacità di creare uno spazio emotivo condiviso dove cinema e jazz si sono fusi in un unico respiro narrativo.

Per una sera, nel buio del Teatro Comunale, il tempo sembrava essersi fermato. La Parigi del 1957, il cinema di Louis Malle, la tromba di Miles Davis e la sensibilità del quintetto di Paolo Fresu si sono incontrati in un dialogo oltre le epoche. Un’esperienza intensa, elegante e profondamente umana, capace di ricordarci come la grande musica continui sempre a parlare al nostro presente.

TRACKLIST:

Générique
L’assassinat de Carala
Sur l’autoroute

LINEUP:

Paolo Fresu –  tromba / flicorno
Tino Tracanna – sax
Roberto Capelli – pianoforte
Attilio Zanchi – contrabbasso
Ettore Fioravanti batteria