Uuhai

Human Herds

La Mongolia da un po’ di tempo fa trapelare alcune sue realtà metal e quest’anno esordiscono gli Uuhai. Gli Hu sette anni fa col loro primo album fecero capolino in maniera significativa data la qualità della loro proposta unendo tradizione folk e sonorità rock-metalliche (esistono anche i Nine Treasures con cinque full-lenght dal 2012). La stessa bontà espressiva propongono questi nuovi mongoli e anch’essi tendono a presentarsi con l’unione delle due entità comunicative. Però questi ultimi si pongono come più facilmente fruibili in quanto gli schemi prendono in maniera più netta la forma occidentale, questo non toglie la forte vibrazione di ispirazione etnica che però ha molte cose in comune con il folk europeo.

‘HUMAN HERDS’ fischia ariosa e particolarmente accattivante con la sua fluida freschezza; fa sorridere quella specie di Wimoweh riconducibile a ‘The Lion Sleeps tonight’ versione 1961 eseguita dai Tokens, in ogni caso la vicinanza finisce qui; il pezzo ha un parziale afflato progressive nella parte solista e una lucidità compositiva globale pop-rock. L’inizio alla Iron Maiden introduce la canzone ‘UUHAI’ con una sofficità che si trasforma in una ossessività scura per poi tornare a farsi soft più avanti; il dinamismo ritmico però cambia spesso e così lo spirito che appare introspettivo pur legandosi ad una urgenza emotiva che avvolge, e in alcuni momenti culla. Un mezzo sinfonismo si percepisce nell’incedere accentato di ‘KHAR KHULZ’, e insieme ad esso una certa epicità, il violino enfatizza il pezzo e lo aiuta a brillare grazie alla personalità sonora dello strumento, sia diventando suadente nell’assolo che inspessendo la ritmica galoppante che termina con l’emulare un nitrito, il che risulta divertente. ‘UVIDAS’ pare farsi musica sarda con il suono dello scacciapensieri e la vocalizzazione prolungata dell’ugola, mentre il middle-time sorregge una essenza dark incombente, le vocalizzazioni successivamente si aprono a produrre come invocazioni, e quando sul ritmo cadenzato si libra la parte solista si arriva ad una bella suggestione che si vorrebbe ben più lunga ed esaustiva, perdendo in tal caso una opportunità che poteva svilupparsi con calore. La song più orecchiabile è individuabile in ‘Paradise’ che sembra voler abbandonare l’Asia, visto che suona perfettamente come certe canzoni teutonico-svizzere o montane degli anni settanta sia per suoni che per melodia; è carina e divertente e non abbassa assolutamente il livello del disco anche se sembra meno seriosa e non possa essere considerata una delle migliori tracce del lavoro, in effetti ci perde in originalità rispetto al mood del disco. ‘SECRET HISTORY OF THE MONGOLS’ è tra quei brani del disco che predilige la verve europea e le ispirazioni occidentali e finalmente possiamo gustare un assolo chitarristico che emana sia magia che pathos in un duetto col violino e infine arriva anche l’aria western con chitarra acustica e fischio; il pezzo coniuga una fruizione di piacere per la sua morbidezza evocativa.

Ci sono vocalità pulite ma anche molte produzioni gutturali, ed entrambe appaiono sempre ben equilibrate, immesse al punto giusto, impreziosendo i passaggi sonori con la loro alchimia. C’è robustezza nel cantato anche quando è meno grezza, e l’intelligenza nell’usarla diventa un fattore determinante a che ci sia anche raffinatezza di spirito. Non meno atmosferico l’utilizzo del violino a testa di cavallo che apparendo più volte dona molto feeling intrigante all’intero album. Accordi riffici si dipanano in diversi modi e diventano spesso la parte più occidentale della conformazione stilistica. Un album di netto valore che ben dimostra l’anima orientale pur così infiltrato di metal moderno. Forse certi spunti strumentali si sarebbe dovuto ampliarli in quanto promettevano fascinose espansioni, ma sembra evidente la volontà della band di non costruire linee troppo articolate, preferendo farsi piuttosto accessibile, ma quegli spunti, anche da soli, hanno dalla loro un alto tasso di intensità che rende pregnante l’ascolto.

Roberto Sky Latini

 

TRACKLIST:

Beginning
Human Herds
Ancient Land
Uuhai
Dracula
Khurai
Khar Khulz
Paradise
Uvidas
Secret History of the Mongols

LINEUP:

Saruul Tsogt-Erdene – vocals
Dalaitseren Nasanbuyan – guitar
Khurtsgerel Damiranjav – horsehead fiddle / throat Vocals
Zorigoo Battsooj – horsehead fiddle / throat vocals
Anand Naranbaatar – bass
Otgonbaatar Damba – drums
Batbayar Dulamsuren – percussions