Utela Malit
Raw
Lo pseudonimo Utela Malit, frutto della fantasia di Anna Maria Filippa Mancuso, è in realtà il vero nome dell’artista; lei e il resto della band provengono dalla zona di Torino. Hanno pubblicato un EP di cinque brani con la Sorry Mom!, portando una ventata di freschezza nella scena rock.
L’album affronta temi legati alla vita esistenziale, all’intimità e alla sfera personale, toccando le emozioni, la spiritualità e il rapporto con la musica, con se stessi e con gli altri. Sono temi che spesso importanti ci fanno riflettere profondamente.Musicalmente, la band appartiene a pieno titolo agli anni ’70. Le influenze provengono da leggende di quell’epoca come Aerosmith, Led Zeppelin, Jefferson Airplane e altri. La tipica formazione a tre richiama il blues rock inglese dei Cream, ma in realtà suonano come una band che ha registrato un album live in studio, conferendo alle canzoni un’atmosfera grezza, quasi amatoriale.
Purtroppo, bisogna ammettere che la voce di Anna la cui voce sembra molto vicina alla vocalità di Grace Slick, non è tra le migliori e suona un po’ fredda, ma ciò non significa che l’album sia privo di merito. La sincerità e la passione della band nel comporre ed eseguire il proprio materiale sono evidenti, basate sul principio che “l’amore per il proprio lavoro è l’onore di una persona”.Un aspetto che mi è piaciuto molto è il suono della chitarra di Anna, che utilizza principalmente l’effetto Wahwah, conferendo alle canzoni un’atmosfera anni ’70. Qui si può rilevare una forte influenza di Jimi Hendrix e persino di Mick Box, il chitarrista degli Uriah Heep.
Tutte le canzoni di “Raw” sono orientate all’hard rock con elementi blues. Tra le cinque canzoni, preferisco senza dubbio la ballata “Like Me”, dove l’intro di chitarra e l’effetto wah-wah ricordano Jimmy Page; mentre in “Ain’t Nobody Flying”, l’intro di basso e batteria fa pensare a “I’m a Man” degli Spencer Davis Group.Nel complesso, questo EP può essere considerato un lavoro ben fatto, sincero ed emotivo, che lo rende credibile e autentico.
Non vediamo l’ora che gli Utela Malit si mettano alla prova con un full lenght e ci sorprendano ancora di più in futuro.
Stefano Bonelli





