Tosello

Nel disordine delle cose

Ascoltare “Nel disordine delle cose”, il nuovo album di Tosello pubblicato da Materiali Sonori, è come entrare in una stanza piena di oggetti apparentemente sparsi, per poi accorgersi, poco a poco, che ogni elemento è lì per una ragione precisa. È un disco che non chiede attenzione distratta, ma presenza: si offre come esperienza immersiva, emotiva e concettuale, capace di parlare al caos individuale e collettivo senza mai scivolare nella retorica o nell’autocompiacimento.Fin dalle prime note, l’album si presenta come un lavoro profondamente consapevole, sia sul piano musicale sia su quello narrativo. Tosello non racconta storie isolate, ma costruisce un percorso coerente, quasi un concept emotivo, in cui ogni brano rappresenta una tappa di un viaggio interiore. Il “disordine” evocato nel titolo non è solo quello del mondo contemporaneo, frenetico e sovraccarico di stimoli, ma soprattutto quello intimo: il groviglio di paure, desideri, aspettative e contraddizioni che abitano ciascuno di noi.

La traccia di apertura, “Nella rivoluzione”, è una dichiarazione d’intenti. Musicalmente energica e tesa, introduce il tema della frattura: qualcosa si rompe, le certezze vacillano, e da quel momento in poi non è più possibile tornare indietro. È una rivoluzione silenziosa, personale, che non ha bisogno di slogan ma di ascolto. La voce di Tosello, intensa e vulnerabile, si muove tra urgenza e controllo, accompagnata da un arrangiamento che alterna slancio rock e aperture melodiche, creando un senso di instabilità fertile.Il brano che dà il titolo all’album, “Nel disordine delle cose”, ne rappresenta il cuore poetico. Qui Tosello mette a fuoco la tensione costante tra caos e ricerca di senso, accettando l’idea che l’ordine non sia necessariamente sinonimo di rigidità, ma possa includere imperfezioni e fragilità. È una canzone che cresce lentamente, stratificando suoni e significati, fino a restituire una sensazione di resilienza quieta: non una soluzione, ma una possibilità.

Con “Salto nel vuoto”, impreziosita dalla presenza di Stefano “Edda” Rampoldi, il disco raggiunge uno dei suoi apici emotivi. L’incontro tra le due voci è potente e destabilizzante: quella di Tosello più controllata e introspettiva, quella di Edda ruvida, viscerale, quasi ferita. Il brano incarna perfettamente il tema del coraggio, dell’abbandono, del rischio necessario per ritrovare se stessi. Le chitarre distorte e la tensione ritmica accompagnano l’ascoltatore in un vero e proprio atto di fede, un salto senza rete che diventa metafora esistenziale.“La nostra esistenza” rallenta il passo e invita alla riflessione. È una canzone che parla di relazioni, di quotidianità, del bisogno di appartenenza e del peso delle scelte. Qui Tosello dimostra una grande maturità autoriale: i testi sono essenziali ma mai banali, capaci di evocare immagini comuni senza perdere profondità. La musica sostiene il racconto con eleganza, lasciando spazio al respiro e all’ascolto.

Con “La ragazza del mare” il disco si apre a una dimensione più luminosa, quasi simbolica. Il mare diventa metafora di libertà e imprevedibilità, e la figura della ragazza incarna la capacità di lasciarsi andare, di fidarsi del flusso. È uno dei momenti più ariosi dell’album, in cui la leggerezza non è superficialità, ma scelta consapevole di apertura al mondo.“Specchio d’acqua” torna invece all’introspezione, invitando a guardarsi dentro con onestà. La canzone gioca su atmosfere sospese, riflessive, e suggerisce che la conoscenza di sé passa anche dall’osservazione del contesto che ci circonda. È un brano delicato, quasi meditativo, che prepara il terreno a uno dei momenti più significativi del disco.

In “Volti stanchi”, con la partecipazione di Mauro Mao” Gurlino alla chitarra, Tosello affronta il tema della dualità contemporanea: la corsa costante verso obiettivi sempre nuovi e, allo stesso tempo, il desiderio profondo di fermarsi. La canzone è pervasa da una malinconia lucida, mai rassegnata, che fotografa perfettamente il senso di affaticamento emotivo del nostro tempo. La chitarra di Mao aggiunge profondità e tensione, dialogando con la voce in modo discreto ma incisivo.“Vertigine” è forse il brano più inquieto dell’album. Qui il disordine si fa corporeo, fisico: smarrimento, instabilità, paura del cambiamento. La musica accompagna questa sensazione con scelte sonore nervose, creando un clima di sospensione che mette l’ascoltatore di fronte alle proprie fragilità.Con “Ci sarà un altro autunno”, uno dei singoli che hanno anticipato il disco, emerge il tema del ciclo e del rinnovamento. È una canzone che parla di fine e di inizio, di esposizione e rinascita, con un’immagine quasi teatrale dell’uomo che si mette a nudo davanti al pubblico. Qui Tosello riesce a coniugare intensità emotiva e immediatezza melodica, offrendo uno dei momenti più accessibili ma non per questo meno profondi dell’album.

La chiusura è affidata a “In direzione libera”, che suona come una sintesi e allo stesso tempo come un’apertura. Dopo aver attraversato il caos, la paura e la vertigine, resta la possibilità di scegliere, di muoversi senza una mappa precisa ma con autenticità. È un finale che non chiude davvero, ma lascia spazio: alla libertà, all’incertezza, alla vita.Dal punto di vista musicale, la produzione di Flavio Ferri è uno dei grandi punti di forza del disco. Gli arrangiamenti sono curati, ricchi ma mai ridondanti, capaci di fondere indie, rock, pop, jazz e suggestioni alternative in modo naturale. Le sezioni di fiati aggiungono colore ed eleganza, mentre le chitarre mantengono una tensione costante tra rumore e melodia. Tutto è al servizio della narrazione emotiva, senza virtuosismi fini a se stessi.

In definitiva, “Nel disordine delle cose” è un album maturo, coraggioso e necessario. Un lavoro che non offre risposte facili, ma pone domande urgenti, invitando l’ascoltatore a riconoscere il valore del caos come spazio di trasformazione. Tosello firma un disco profondamente umano, capace di farsi specchio delle nostre fragilità e, proprio per questo, di accompagnarci con empatia e verità. Un ascolto che resta, cresce e si trasforma nel tempo, come il disordine che racconta.

Anna Cimenti

TRACKLIST:

 Nella rivoluzione
Nel disordine delle cose
Salto nel vuoto
La nostra esistenza
La ragazza del mare
Specchio d’acqua
Volti stanchi
Vertigine
Ci sarà un altro autunno
In direzione libera

LINEUP:

Davide Tosello – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, stylophone
Alex Alberto – tromba e sax tenore
Ulrich Sandner – chitarra elettrica
Francesco Zaffuto – chitarra elettrica
lavio Ferri – piano, percussioni, basso e programmazione
Martina Giglio – basso
Hervé Lombard – batteria
Stefano “Edda” Rampoldi – voce in “Salto nel vuoto”:
Mauro “Mao” Gurlino – chitarra elettrica in “Volti stanchi”