The Spectre Beneath
The Devils Whisper
Se c’è un pregio da riconoscere subito a The Devil’s Whisper, terzo sigillo discografico della band greca Spectre Beneath, è la sua sorprendente compattezza.
Là dove molti gruppi power/progressive metal rischiano di disperdersi tra barocchismi tecnici e frammentazione delle idee, la creatura guidata dal chitarrista e mastermind la band sceglie con decisione la via della narrazione sonora. L’album non si limita a raccogliere una serie di canzoni: si presenta piuttosto come un viaggio unitario, immerso in un’atmosfera cupa, teatrale e, a tratti, cinematografica.
Dal punto di vista stilistico, il disco si muove lungo un crinale affascinante: l’impatto melodico del power metal europeo incontra le strutture più cerebrali del progressive americano, con richiami a giganti come Symphony X, Eldritch e Conception. Non aspettatevi però il classico power “solare” e spensierato: qui le tonalità restano costantemente virate verso il grigio e il nero. I riff di Pete Worrall sono affilati e geometrici, sostenuti da una sezione ritmica capace di mutare pelle con naturalezza, passando da accelerazioni al fulmicotone a rallentamenti cinematici senza perdere coerenza.
All’interno di The Devil’s Whisper, l’equilibrio tra complessità progressive e impatto power metal emerge soprattutto in alcuni brani chiave. La band lavora molto sui contrasti: riff serrati, che tradiscono una forte passione per il thrash metal, si intrecciano a linee vocali fortemente melodiche e teatrali, spesso ispirate al cinema horror classico o a serie televisive fantascientifiche.
Entrando più nel dettaglio, alcuni episodi aiutano a mettere a fuoco l’identità del disco:
Plague (The Black Caress)
È la traccia d’apertura e funziona come perfetto manifesto dell’album. Mette subito in chiaro la direzione scelta dalla band: struttura non convenzionale, ritmiche veloci e aggressive quasi thrashy, ma anche un ritornello memorabile e decisamente melodico. Se si vuole cogliere l’essenza attuale degli Spectre Beneath in cinque minuti, il punto di partenza è questo.
Sister Hyde
Uno dei pezzi più teatrali e atmosferici del disco. Come suggerisce il titolo, trae ispirazione diretta dai vecchi film horror della Hammer Film Productions. Qui la voce di L.L accentua la componente drammatica della narrazione, muovendosi su una base strumentale quadrata, cupa e dal forte sapore heavy.
White Tulip
Un brano destinato a colpire gli amanti della fantascienza, trattandosi di un esplicito tributo alla serie televisiva Fringe. Sul piano musicale è un ottimo esempio della capacità della band di costruire arrangiamenti progressivi senza sacrificare orecchiabilità e impatto emotivo.
The Devil’s Whisper
La title track rappresenta il cuore tematico ed emotivo del disco. Insieme alla traccia conclusiva, Forgiveness, porta avanti la narrazione concettuale legata alla saga di Judith King, che la band coltiva fin dai primi lavori. È un pezzo strutturato, cupo e ricco di cambi di tempo, attraversato da sfumature oscure che incarnano alla perfezione il “sussurro” evocato dal titolo.
The Man Who Could Cheat Death
Altro viaggio nel cinema horror d’altri tempi. È una traccia dinamica, sostenuta da un notevole lavoro di chitarra da parte di Pete Worrall, in cui i continui cambi di atmosfera accompagnano una storia di ambizione e immortalità.
In definitiva, The Devil’s Whisper è un piccolo gioiello per chiunque mastichi pane, power e progressive metal. Gli Spectre Beneath hanno realizzato un album maturo e privo di fronzoli, in cui l’oscurità delle storie raccontate si lega con naturalezza alla complessità delle strutture musicali. Se cercate un disco teatrale, intenso e capace di crescere ascolto dopo ascolto, spegnete le luci e lasciatevi cullare da questo sussurro: non ve ne pentirete.
Stefano Bonelli




