THE PRESTIGE
IL LORO NUOVO SINGOLO “NOIRE NUIT”
Originario di Parigi, The Prestige continua la sua evoluzione e apre un nuovo capitolo con “Noire Nuit”, un nuovissimo singolo accompagnato da un video, primo estratto dal loro prossimo album, in uscita in primavera per Banshies. Più che una semplice anteprima, il brano si presenta come un’immersione immediata in un universo soffocante, oscuro e organico. Registrato dal vivo, poi mixato da Amaury Sauvé (The Apiary) e masterizzato da Thibaut Chaumont (Deviant Lab), “Noire Nuit” segna un passo significativo nella traiettoria della band. Qui, The Prestige spinge al limite la sua identità hardcore e post-metal, adottando un’accordatura molto più bassa rispetto al precedente album. Il loro suono viscerale e adrenalinico si trasforma in qualcosa di più pesante, più impantanato, più malsano, ma anche pieno di crepe e vulnerabilità, come se la violenza non potesse più esistere senza la sua controparte emotiva.
La canzone affronta la depressione attraverso una metafora centrale: una palude viscosa in cui ogni tentativo di muoversi non fa che peggiorare l’affondamento. Alex Diaz (voce/chitarra/pianoforte/sintetizzatore) riflette su questa immagine fondante: “Mentre attraversavo un periodo difficile della mia vita, sentivo che più cercavo di lottare e di cercare soluzioni futili, fino al punto di esaurire tutte le mie energie, più affondavo in uno stato di angoscia”. La descrive come una lotta futile “come sabbie mobili o una palude appiccicosa”, dove l’istinto di sopravvivenza diventa paradossalmente distruttivo. La via d’uscita non viene da un improvviso scoppio di forza, ma dal fermarsi: “È stato capendo che dovevo accettare la mia situazione e darle un senso che sono riuscito a risalire”.
Questa sensazione di affondamento non è solo un tema narrativo, ma è incorporata nella struttura stessa della canzone. “Noire Nuit” si basa su un metro instabile, volutamente disorientante, che interrompe qualsiasi senso di progressione lineare. Thibaut Cavelier (batteria) spiega che “il ritmo particolare della canzone rafforza l’impressione di fango in cui è difficile muoversi”, con ogni battuta che sembra più pesante della precedente. Il movimento diventa esitante, quasi goffo: «ogni passo è più pesante del precedente. Barcolli. Vacilli». Un modo per rendere fisicamente tangibile l’esaurimento mentale. All’interno di questa massa opaca, The Prestige introduce comunque qualcosa di nuovo: un ritornello cantato, centrale, quasi luminoso per contrasto. Fabien Gagnière (chitarra) sottolinea che questa scelta è tutt’altro che insignificante: “Il ritornello cantato ci ricorda che, nonostante la sensazione che nulla possa migliorare, c’è sempre una luce nell’oscurità”. Questo punto di riferimento melodico, raro nella discografia della band, funge da fragile respiro nel cuore del caos e rappresenta “qualcosa di completamente nuovo per la band, avere un ritornello così centrale all’interno di una canzone”.
Dopo la registrazione dal vivo, la band ha prolungato il processo nel proprio studio attraverso una fase più sperimentale. Julien Bouladoux (basso) menziona “alcuni giorni trascorsi a lavorare intensamente sul sound design con sintetizzatori vintage e modulari” non per appianare le cose, ma per “aggiungere ancora più consistenza e profondità al suono”. Questi sottili strati accentuano la sensazione di soffocamento e conferiscono al brano una dimensione quasi tattile, come se il suono stesso si attaccasse alla pelle.
I testi, che mescolano francese e inglese, rafforzano questo senso di confusione interiore: le lingue si intrecciano, si scontrano e si sovrappongono, rispecchiando pensieri che si avvolgono a spirale e si contraddicono a vicenda. Diretto dalla band stessa, il video estende questo approccio senza filtri, traducendo visivamente questa oscurità appiccicosa e la silenziosa lotta contro se stessi. Con “Noire Nuit” The Prestige non punta semplicemente a una maggiore pesantezza. La band si avventura deliberatamente in uno spazio scomodo, dove la violenza sonora coesiste con l’ammissione di debolezza, gettando le basi per un album annunciato come profondamente introspettivo, oscuro, denso ed esigente, sia per chi lo ascolta che per chi lo ha creato.





